Il record dei passeggeri di Capodichino nel 2025, il piano da 200 milioni di euro per le nuove infrastrutture, lo stop a novembre di un mese alla pista per il completo rifacimento, il caso Salerno: l’agenda del 2026 per Gesac, il gestore degli aeroporti di Napoli e Salerno e del suo amministratore delegato, Roberto Barbieri, è piena e impegnativa.
APPROFONDIMENTI
Cominciamo da Salerno. Come spiega le difficoltà degli ultimi mesi?
«Salerno non è un aeroporto isolato, è un elemento chiave del sistema aeroportuale regionale in cui io credo profondamente. Anzi penso che i numeri straordinari che ha fatto Napoli quest’anno più quelli di Salerno, che chiude a 380mila passeggeri, un numero importante, sono il frutto del sistema complessivo. Questo permetterà un’ulteriore crescita nei prossimi anni che porterà a 17-18 milioni di passeggeri con una crescita equilibrata a Napoli e, risolti alcuni problemi infrastrutturali, molto più robusta a Salerno».
Intanto Salerno registra la perdita di voli e negli ultimi due mesi numeri esigui di passeggeri.
«Salerno e Napoli hanno due bacini di traffico indipendenti: questa è la chiave e la forza dello sviluppo del sistema aeroportuale campano. I 380mila passeggeri del 2025 sono un ottimo risultato frutto di 16 destinazioni alcune molto rilevanti che altri scali non hanno o hanno avuto molti anni dopo l’entrata in esercizio come Londra, Berlino, Ginevra e Barcellona. Se ci sono state queste destinazioni è per la credibilità di Gesac presso le compagnie che hanno operato a Napoli e per la politica commerciale di Gesac che ha rinunciato a parte della redditività con offerte molto favorevoli alle compagnie».
E, quindi, cosa è successo?
«I risultati delle compagnie non sono stati in linea con le attese: le compagnie mantengono i voli, se si riempiono e se i ricavi pagano l’ammortamento dell’aereo, il carburante, il personale e lasciano un margine di redditività che essendo società private è irrinunciabile. Abbiamo un quadro di informazioni negativo, in particolare pesa il caso di British Airways che ha perso per il volo con Londra 1,3 milioni di sterline e anche le perdite di EasyJet sono importanti».
C’è però una contraddizione: in molti casi gli aerei erano e sono pieni…
«È vero, ma le compagnie quando hanno riempito i voli, lo hanno fatto con biglietti a prezzi bassi. Sono accadute due cose su cui bisogna lavorare e le istituzioni locali devono affiancare in modo significativo Gesac perché questo può dare continuità a Salerno e superare questo momento di difficoltà».
Quali sono queste due cose?
«I due elementi sono il superamento del ritardo sullo sviluppo infrastrutturale cioè la metropolitana e la viabilità di accesso. Siamo fiduciosi che si possano recuperare i tempi perché è opinione unanime che queste due opere siano indispensabili al futuro dell’aeroporto. Il secondo problema è quello della capacità ricettiva che è minore di quella che ci aspettavamo».
In che senso?
«I maggiori tour operator che pure avevano confezionato pacchetti per la provincia di Salerno, cioè le aree oltre la Costiera Amalfitana che non ha bisogno di altro per il suo successo mondiale, hanno trovato porte chiuse e strutture con standard non in linea con le loro richieste. In più di un caso è stata segnalata l’indisponibilità ad accordi perché, del tutto legittimamente, sono state preferite soluzioni con turismo locale. Su questo potrebbero fare un lavoro di sensibilizzazione le associazioni di categoria, oltre a criticare la Gesac. La Camera di Commercio di Salerno sta facendo, invece, un lavoro molto importante e ancora di più farà nei prossimi mesi».
Però bisogna rafforzare significativamente l’offerta dei voli.
«Cosa che stiamo facendo in un quadro di grande difficoltà perché bisogna tener presente che nell’aviazione commerciale il numero di aerei disponibili è ridotto per i problemi ai motori Pratt & Whitney e i ritardi nelle consegne di Boeing e Airbus. Quindi le compagnie sono orientate a usare gli aerei sulle rotte più redditizie. Per far fronte a questo Gesac ha rinnovato la sua offerta economica, anche in via straordinaria».
E quindi?
«Partiamo dalla conferma di Ryanair per la quale lavoriamo almeno a un’altra destinazione, poi sono in stato avanzato le trattative con Wizz Air e sono confermati gli impegni di Volotea. C’è una trattativa molto importante, ma diremo quando avremo concluso. Per la prossima estate, inoltre, sarà ampliato il numero di charter in partenza da Salerno e contiamo di fare ulteriori passi nel progetto dell’aviazione generale, di cui inaugureremo nei prossimi tre mesi il nuovo terminal. Questo insieme di attività darà sostanza nel 2026 a Salerno».
Nessun disimpegno?
«Abbiamo investito e continuiamo a farlo, assunto il personale necessario (da 28 dipendenti al momento della fusione a 46 di oggi), creato la società per l’aviazione generale per sviluppare un settore con enormi capacità che avrà in Salerno un polo nel Mediterraneo. Faremo ciò che è necessario come è necessario che tutti facciano la loro parte considerando che un nuovo aeroporto cambia la geografia degli spostamenti e questo non avviene in tempi brevi. Poi quando ci sarà la metropolitana da Salerno per esempio anche il volo per Milano Malpensa, oggi in concorrenza perdente con l’alta velocità, avrà opportunità diverse».
Napoli ha chiuso un altro anno di record. Il 2026 si fermerà per un mese per rifare la pista e altre infrastrutture.
«Napoli chiude con una crescita dei passeggeri del 5% sul 2024 con un minor crescita del numero di voli segno che la politica di incentivare le compagnie con aerei più grandi, più nuovi e meno impattanti ha successo. La nuova pista, con i materiali avanzati, darà il suo contributo anche in questo. L’obiettivo è concludere i lavori in 24 giorni, in 30 se ci saranno condizioni meteo non favorevoli. La pista nuova e il piano di sviluppo, che è subordinato alle valutazioni dell’Enac, sono anche un momento fondamentale dello sviluppo turistico qualitativo della città che con i sette voli dal Nord America ha già avuto importanti opportunità».
Nuovi spazi, nuovo terminal e l’orizzonte dei voli con l’Oriente.
«Cambiamo il volto di Capodichino e dell’accessibilità in piena condivisione con il Comune di Napoli. Capodichino crescerà ma sarà una crescita moderata con una migliore connettività internazionale e intercontinentale: investiremo 200 milioni di euro, mentre per la viabilità Comune e Regione investiranno alcune decine di milioni. Per i voli intercontinentali ci saranno piazzole più ampie grazie alla disponibilità del ministro della Difesa, Guido Crosetto, e dell’Aeronautica Militare: così potremo avere i voli con l’Oriente per i quali le trattative sono in fase molto avanzata. Ci sarà il nuovo accesso interrato da viale Maddalena, il nuovo terminal dei voli extra Schengen e un albergo: serviranno almeno 4 anni. Tra la fine del 2026 e il 2027 aprirà la metropolitana. Cambierà l’approccio della città al suo aeroporto e anche l’aeroporto per la città con la conferma dei progetti ambientali, quelli per le attività delle Municipalità che confinano con l’aeroporto. Supereremo le criticità di accesso perché Napoli ha una prospettiva come mai in passato».
Cioè?
«Verso il Mediterraneo e il Mezzogiorno c’è l’interesse della finanza e degli imprenditori che cercano dove investire con redditività: è una grande occasione per Napoli e la Campania e avere infrastrutture dei trasporti all’altezza per raccogliere questa sfida è una condizione assolutamente essenziale».