Beppe Grillo ha rispolverato il contro-messaggio di fine anno sui social per sferrare un attacco alla politica e alla giustizia «usata come una clava» (il figlio a settembre è stato condannato per violenza sessuale di gruppo). Estromesso dai 5S, a pervadere il post, pubblicato qualche ora prima del discorso del presidente Mattarella, è l’amarezza: «Tutti fanno finta di tirare una riga ma io questa riga non la vedo, vedo invece un accumulo di parole sprecate. Vedo un Paese che si è abituato a tutto, all’ingiustizia che diventa una procedura» e «al dolore che diventa una pratica amministrativa». Poi l’accusa alla politica: «Cambiano le sigle, i simboli, gli accordi, le facce sono sempre le stesse, che come zombie si trascinano con la scorta tra i palazzi». Quindi il bilancio con i 5s: «Ho parlato tanto, ho urlato, riso e insistito. Poi sono rimasto in silenzio, arriva un punto in cui le parole rischiano di diventare parte del rumore». Nessun riferimento a Conte né alla battaglia per il simbolo.