Sono spesso spiazzanti le scelte di Simona Ventura. Lei si annoia presto, e cambia rete, programma, genere televisivo. E se dunque l’avevamo lasciata alla finale del Grande Fratello, con annesse critiche e polemiche (di cui lei non intende parlare, tantomeno di Alfonso Signorini), ora la ritroviamo a studiare documenti, fotografie legati a Padre Pio, il Santo di Petrelcina che non perde mai di attualità.
È vero che sta preparando un documentario su Padre Pio?
«Sì verissimo, è il santo contemporaneo più amato al mondo. È morto nel 1968, è dunque moderno, ed è stato proclamato santo nel 2002, non senza problemi e contestazioni, peraltro».
Ma come nasce in lei la passione per Padre Pio?
«È una figura che mi ha appassionato dal Duemila. Sandro Mayer, l’allora direttore di “Gente”, mi intervistò quando nacque mio figlio Giacomo. Tre ore di chiacchierata su tutto e alla fine mi chiese? “Conosci Padre Pio? Lo apprezzi?”, io dissi di sì, e lui ci fece il titolo. Mi chiesi perché. Da quel momento, però, mi sono interessata a quella figura che allora era controcorrente. Ha avuto parecchi problemi anche con la Chiesa».
Sente una vicinanza alla sua personalità di donna «controcorrente»?
«Sì, è un bastian contrario come sono sempre stata io. Sono venuta in possesso di materiale inedito di foto che raccontano tanto di lui. Un uomo dal carattere molto difficile, si infuriava spesso. Abbiamo le voci della memoria, testimonianze di persone che hanno avuto miracoli da lui e che gli sono stati accanto».
Cosa l’ha colpita di più?
«Lui combatteva con il maligno, perché la notte aveva combattuto col diavolo. Abbiamo trovato fotografie di guanti intrisi di sangue. E questo mi affascina. Io non sono mai andata con il gregge, ma ho sempre cercato di capire cosa succede dall’altra parte».
Cosa può insegnare la figura di Padre Pio oggi, un uomo molto ruvido
«Noi continuiamo a chiamarlo Padre Pio invece che San Pio e questo già ci dice che continua a restare una figura molto terrena, vicino a noi. Ci ricorda l’essere umano con tutte le sue debolezze. Da uno come lui non ti aspetti che fosse iracondo e che si infuriasse, ma queste sono le fragilità umane, di tutti noi. Non è ultraterreno, non è un avatar è un uomo».
Un documentario in piena regola con la società sua e di suo marito Giovanni Terzi. Un cambio di rotta rispetto all’intrattenimento?
«No a me piace spaziare. Io e Giovanni siamo già al terzo documentario: il primo sul Covid, il secondo su Marco Pannella e questo su Padre Pio. Ci piace lasciare dei messaggi ai giovani per non perdere la memoria che può darci il senso del futuro. Nell’era digitale perdiamo queste figure che hanno forgiato la nostra adolescenza».
Le fa paura il futuro, tra intelligenza artificiale e tecnologie?
«Chi non ha paura? Io sono per il futuro ma penso alla memoria. Ho cominciato a fare album di foto cartacei, come una volta. Sarà obsoleto, ma secondo me ci aiuta. E se un giorno sparisse il digitale, perderemmo il nostro passato?»
È donna di fede, lei?
«Sì molto anche se non vado sempre a Messa».
Periodo di feste. Le passa in famiglia?
«Io e Giovanni la pensiamo allo stesso modo: la famiglia è fondamentale. La sera del 24 siamo tutti insieme con i figli, una grande famiglia allargata. Bellissimo. Se penso a quanto accaduto a Crans, mi vengono i brividi. Non penso ad altro. Giovanni ha un figlio di quell’età. Appena l’ho saputo, per istinto ho chiamato tutti i miei figli che erano lontani da casa. Come si può sopportare una cosa del genere? La vita è appesa a un filo».
Come è andato il 2025? E il suo «Grande fratello Nip»?(NIP sta per Not Important Person, per distinguersi dal GF Vip)
«È stato un anno straordinario perché ho avuto l’opportunità di fare un programma complesso, ma entusiasmante con una grande squadra di lavoro. E anche come ascolti non è andata malissimo. In spagna ha chiuso al 5 per cento di ascolti».
Lo rifarà?
«Ora penso solo al mio documentario»
Sa che Padre Pio strigliava molto i peccatori…
«Io sono una peccatrice media. Se mi avesse incontrata, Padre Pio forse avrebbe riso. Ma anche se mi avesse sgridato sarei stata contenta: è il lato di lui che mi piace»
3 gennaio 2026
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