Ai nastri di partenza domani, 3 gennaio, i saldi invernali 2026. Ad Arezzo, così come in tutta la Toscana, la stagione dei prezzi ribassati è davvero alle porte e, secondo Confcommercio, “aumenta la quota di residenti che acquisterà abbigliamento e calzature in saldo (62% contro il 61% dello scorso anno e il 57% del 2024), ma il budget medio continuerà a ridursi, attestandosi a 139 euro a persona, contro i 140 del 2025 e i 142 del 2024”.

Un segnale che, stando alle analisi dell’associazione di categoria, confermerebbe la perdurante contrazione dei consumi e una stagione di vendite rivelatasi complessivamente fiacca. Le stime parlando di circa 2 milioni di toscani che approfitteranno degli sconti generando un volume di affari di oltre 315 milioni di euro, in lieve aumento rispetto ai circa 313 milioni del 2025. Alle spese dei residenti si sommeranno poi quelle dei turisti.

Paolo Mantovani-4Paolo Mantovani

“I numeri non raccontano un trionfo – sottolinea il presidente di Federmoda Confcommercio Toscana, Paolo Mantovani – perché chi acquisterà durante i saldi potrebbe non averlo fatto nel corso della stagione ordinaria, che è stata piuttosto debole in tutte le fasce di mercato, dall’alta moda alle catene low cost. Anche nel periodo pre-natalizio, fatta eccezione per qualche regalo importante e per gli accessori di prezzo più contenuto, molti clienti sono entrati in negozio per osservare le collezioni, rimandando l’acquisto ai saldi. Le famiglie sono molto attente al risparmio, ma anche al rapporto qualità-prezzo cresce poi l’attenzione verso la sostenibilità: materiali naturali o comunque poco inquinanti, prodotti made in Italy e capi di utilizzo immediato, pratici e comodi. La moda non è più ‘di moda’: non c’è una tendenza dominante, si sceglie ciò che rispecchia la personalità e lo stile di vita”.

Le regole base

Cambi: sono a discrezione del negoziante, salvo difetti o non conformità del prodotto (Art. 129 e ss. D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questi casi scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato (art. 135 bis del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo). Per gli acquisti online i cambi o la rescissione del contratto sono sempre consentiti entro 14 giorni dalla ricezione del prodotto indipendentemente dalla presenza di difetti, fatta eccezione per i prodotti su misura o personalizzati (artt. 52 e ss. del D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo).

Prova dei capi: non è obbligatoria. È rimessa alla discrezionalità del negoziante.

Pagamenti: obbligo di accettazione delle carte e promozione dei pagamenti cashless.

Prodotti in saldo: devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.

Indicazione del prezzo: in Toscana è obbligo del negoziante indicare il prezzo iniziale di vendita (il più basso applicato alla generalità dei consumatori nei 30 giorni antecedenti l’inizio dei saldi) e lo sconto applicato. Cfr. Art. 17 bis D.Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo introdotto dal D.Lgs. n. 26/2023 di recepimento della Direttiva UE «Omnibus».

300 euro la spesa media: i dati di Confesercenti

Il 92% è interessato ad approfittare degli sconti, mentre solo l’8% esclude acquisti. E il negozio fisico resta il perno dell’esperienza ‘saldi’ per l’87%. È quanto emerge dal consueto sondaggio condotto da Ipsos per Confesercenti sugli acquisti in occasione delle vendite di fine stagione invernali.

L’esperienza dei saldi resta legata al canale retail fisico: l’87% di chi è interessato ai saldi progetta di acquistare almeno un prodotto in un negozio. Ma l’online è ormai una seconda gamba strutturale: il 54% dichiara che comprerà anche sul web e, per effetto della sovrapposizione tra i due canali, almeno il 41% farà acquisti sia offline sia online. Tra i 18-34 anni il digitale pesa di più, con l’online al 63%. Per macroarea, il fisico è più alto a Nord e Centro (89% in entrambi i casi) e più basso nel Mezzogiorno (82%).

L’interesse ‘teorico’ per i saldi è alto, ma l’esito pratico dipenderà dall’appetibilità delle offerte messe in campo. Tra i consumatori prevale, infatti, la ricerca dell’occasione, del “vero affare”: il 40% ha già deciso cosa comprare – e 2 milioni di persone in Italia già lo hanno fatto in presaldo – ma più di uno su due (53%) dice che concluderà l’acquisto solo se troverà l’offerta giusta. È un punto chiave anche per leggere il tema del budget: il 54% dichiara di essersi dato un tetto di spesa per la moda, senza che questo significhi automaticamente un acquisto “sicuro”, perché la decisione finale dipende dalla convenienza percepita.

Tra chi ha già fissato un budget, la spesa media prevista è di 292 euro circa a persona, ma la mediana ci indica che uno su due spenderà 200 euro o meno: un divario che dice molto su come si distribuiscono gli acquisti. Al centro c’è un blocco ampio di consumatori che si muove su cifre contenute, mentre una minoranza di big spenders “tira su” la media: il 17% di chi ha pianificato un budget ha messo in conto almeno 500 euro, e un 4% prevede 1.000 euro e oltre. Netta la differenza per età: i 18-34 anni prevedono 225 euro, contro i 327 euro dei ‘senatori’.

Quest’anno l’interesse per i saldi si concentra soprattutto sui capi utili per il quotidiano e sugli acquisti più tipici della stagione. In testa ci sono scarpe (61%) e maglioni o felpe (58%), seguite da gonne e pantaloni (33%), intimo (32%) e magliette e top (30%): una fotografia che racconta saldi usati prima di tutto per rinnovare il guardaroba. Subito dietro si collocano camicie (27%), capispalla (26%) e abiti (26%), mentre accessori e articoli per la casa restano più marginali, con borse al 16%, biancheria per la casa al 15% e gioielli al 13%.

Tra i 18-34 anni aumenta l’orientamento verso capi più “da uscita” e più legati allo stile: gli abiti e completi salgono al 35% (contro il 21% dei 35-65enni), le camicie al 33% (contro 23%) e cresce anche l’interesse per le scarpe, che arriva al 68%. Nel gruppo 35-65 anni, invece, pesa di più l’acquisto funzionale: restano alte scarpe (58%) e maglioni/felpe (57%), ma tengono anche intimo (31%) e capispalla (25%), con un profilo più legato al rinnovo dei capi base.

Saldi, il punto di Federconsumatori

L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha stimato il ricorso alle vendite promozionali da parte delle famiglie: la spesa media sarà di 171,90 euro a famiglia (-1,7% rispetto a gennaio 2025), ma appena un terzo delle famiglie approfitterà delle promozioni, avendo già usufruito degli sconti che si sono susseguiti in occasione del Black Friday e dei cosiddetti pre-saldi. Tra queste, esiste un forte divario: vi sono infatti famiglie che spenderanno cifre ben superiori a questa media (anche oltre 340 euro), altre che acquisteranno solo l’indispensabile e altre ancora rinunceranno del tutto agli acquisti.
Se facciamo un focus sulla nostra Regione vediamo che le maggiori criticità sul capoluogo toscano le troviamo su Firenze, Pisa, Siena, Lucca, San Gimignano, Versilia. Infatti queste città hanno come caratteristiche principali una clientela mista (residenti + turismo nazionale e internazionale), una forte presenza di catene e franchising: di conseguenza i saldi sono meno aggressivi (30–40% iniziale). I prezzi di partenza sono elevati e il rischio maggiore è che i saldi siano spesso più un’operazione di marketing che un vero ribasso strutturale.
Prato, Livorno, Arezzo, Pistoia, Grosseto riscontrano una clientela prevalentemente locale, con la presenza (chissà per quanto) di negozi indipendenti ancora molto presenti e sconti più realistici e progressivi (fino al 50–60%). Queste città, alla fine rappresntano rappresentano il miglior compromesso qualità/prezzo per il consumatore toscano. 

Zone interne, Valdarno, Mugello, Val di Cecina, Amiata
Nei centri minori e borghi commerciali il comportando è diverso. I saldi vengono usati per smaltire magazzino, c’è un rapporto diretto negoziante e cliente e a volte gli so conti sono più alti del centro urbano. I limiti sono certo da imputare a una scelta ridotta e a meno marchi.