di
Anna Maselli

Il veneziano è in carcere dal novembre del 2024. Il silenzio della famiglia e gli appelli degli amici: «Vanno tutelati i suoi diritti e l’incolumità»

Sono ore di apprensione a Venezia per quanto sta accadendo a Caracas, dopo il blitz americano che ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro. A pochi chilometri dalla capitale del Venezuela, dietro le sbarre del penitenziario El Rodeo I (tristemente famoso per le violazioni dei diritti umani), si trova da oltre tredici mesi Alberto Trentini, l’operatore umanitario arrestato arbitrariamente nel novembre 2024 mentre lavorava con l’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza a persone con disabilità. E come Alberto sono centinaia i prigionieri del carcere di massima sicurezza, molti con doppio passaporto.

Gli scenari

Ora che succederà? Trentini potrebbe subire le ritorsioni dei carcerieri, fedelissimi di Maduro e di un regime ormai in agonia? Quando lo libereranno? Sono le domande che tutti si fanno e che attanagliano la famiglia, mamma Armanda e papà Ezio: chiusi nel silenzio della loro casa del Lido di Venezia attendono solo la fatidica telefonata da parte della Farnesina e dell’avvocata Alessandra Ballerini che annunci la liberazione del figlio. Sarebbe la fine di un incubo iniziato 415 giorni fa e segnato da piccoli passi avanti (le tre telefonate concesse, le visite in carcere dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito) ma anche da tante delusioni: la madre Armanda, a un anno esatto dall’inizio della detenzione, aveva usato parole di fuoco nei confronti del governo italiano: «Fino ad agosto (del 2025, ndr) il nostro governo non aveva avuto alcun contatto col governo venezuelano. E questo dimostra quanto poco si sono spesi per mio figlio. Mi sorge spontanea una domanda: se fosse stato un loro figlio l’avrebbero lasciato in prigione un anno intero?». La donna ad agosto aveva scritto anche una lettera a papa Leone XIV per chiedergli «che le sue preghiere e la Sua mediazione arrivino al cuore di chi l’ha imprigionato». 



















































Cosa sappiamo

Le notizie che arrivano dal Venezuela, intanto, sono confuse. Di certo ci sono i dettagli del piano militare scoccato attorno alle 2 ora locale (le 7 in Italia): sette forti esplosioni hanno squarciato il silenzio in diversi quartieri della capitale, accompagnate dal rombo degli elicotteri MH-47 Chinooks del 160esimo Reggimento destinato alle «operazioni speciali». Poi il colpo di scena, con l’annuncio del presidente Usa Donald Trump sul suo social «Truth»: «Gli Stati Uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala sul Venezuela questa notte», aggiungendo che Maduro e la moglie erano stati catturati e portati fuori dal Paese.

Immediate le reazioni sul piano internazionale. Sui social il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scritto di seguire la crisi del Venezuela «con particolare attenzione per la comunità italiana. Abbiamo anche detenuti politici, a cominciare da Trentini, ma con lui ce sono un’altra dozzina. È un tema che ci preoccupa e stiamo lavorando al massimo». E sul piano locale è arrivato il commento del presidente del Consiglio regionale del Veneto, ed ex governatore, Luca Zaia: «Le notizie che giungono dal Venezuela in queste ore rappresentano uno snodo di particolare delicatezza. Come istituzione, sentiamo il dovere di esprimere vicinanza alla comunità venezuelana residente in Veneto e di rivolgere un pensiero ai molti veneti e italiani che vivono in Venezuela». Trentini, invece, era giunto nel Paese per fare del bene, occupandosi dei più poveri e dimenticati: «Ci uniamo all’appello perché si compiano tutti i passi necessari per garantire una soluzione positiva del suo caso – continua Zaia –. Ogni sforzo deve essere messo in campo per tutelare la sua incolumità e i suoi diritti».

Da sempre vicina alla famiglia Trentini, l’associazione Articolo 21 è cauta ma anche fiduciosa: «A noi interessa solo che Alberto venga liberato – spiega il coordinatore nazionale Beppe Giulietti –. Ciò non toglie che l’intervento americano consentirà a qualunque Paese di invadere senza chiedere il permesso all’Onu, aprendo una pagina che noi non siamo in grado di prevedere. E lo dice uno che non prova alcuna simpatia né per Maduro né per Trump». Gli sviluppi internazionali vanno monitorati passo passo ma, in genere, «se cade un dittatore poi a ruota viene giù tutto – dice Giulietti –. E potrebbero aprirsi le porte del carcere». Le prossime ore, insomma, saranno determinanti.


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3 gennaio 2026