di
Giuliana Ferraino

La Casa Bianca impone a una società formalmente americana ma controllata da un cittadino cinese di dismettere una fabbrica di semiconduttori in indio fosfuro. È una tecnologia cruciale per satelliti, radar e applicazioni militari

Gli Stati Uniti alzano un nuovo tassello della loro muraglia tecnologica. Con un ordine firmato il 2 gennaio, il presidente Donald Trump ha imposto la dismissione forzata di una parte strategica di Emcore, gruppo americano con sede nel New Jersey specializzato in semiconduttori avanzati. L’ordine riguarda la HieFo Corporation, formalmente incorporata in Delaware ma secondo il governo statunitense controllata da un cittadino della Repubblica popolare cinese. Ed è proprio questo elemento ad aver fatto scattare l’intervento della Casa Bianca.

Nel mirino di Washington non c’è un segmento qualunque dell’elettronica, ma la divisione che progetta e produce chip in indio fosfuro, una tecnologia utilizzata in ambiti ad alta sensibilità strategica: dalle comunicazioni satellitari ai sistemi radar, fino ad applicazioni militari e aerospaziali. Si tratta di una fascia di semiconduttori considerata critica per la sicurezza nazionale e per lo sviluppo delle future infrastrutture digitali e militari.



















































La decisione è arrivata al termine di un’indagine del Cfius, il potente Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti presieduto dal Tesoro. Secondo l’analisi, l’operazione presentava un rischio concreto per la sicurezza nazionale, in particolare per la possibile esposizione di proprietà intellettuale, know-how e capacità produttive considerate sensibili, e per il pericolo che la fornitura di chip in indio fosfuro potesse essere dirottata fuori dagli Stati Uniti. Per questo l’ordine presidenziale impone a HieFo di rinunciare a ogni diritto e partecipazione nel business «digital chips» di Emcore, inclusa la fabbrica americana.

Il caso è significativo anche per un altro motivo: la transazione non era stata notificata volontariamente al Cfius. È stata invece intercettata dal cosiddetto «non-notified team», una struttura rafforzata negli ultimi anni grazie alla riforma Firrma, cioè la Foreign Investment Risk Review Modernization Act del 2018, e a nuovi finanziamenti del Congresso, che consente al governo di individuare e riesaminare operazioni già concluse. È un passaggio chiave perché segna un cambio di passo nell’uso dei poteri di controllo: non più soltanto un filtro preventivo sugli investimenti esteri, ma la possibilità di intervenire ex post, fino allo smantellamento forzato di acquisizioni già perfezionate.

L’indio fosfuro non è un materiale di nicchia. È uno dei pilastri della nuova generazione di semiconduttori ad alte prestazioni, indispensabili per trasmissioni ottiche ad altissima velocità, sensori avanzati e applicazioni emergenti nell’intelligenza artificiale e nella fotonica. Per questo è entrato nel perimetro delle tecnologie che Washington considera essenziali per la propria sicurezza e per la supremazia industriale, accanto ai nodi già coperti dal Chips Act, dai controlli all’export e dalle restrizioni sulle apparecchiature per la produzione di chip avanzati.

 La nuova linea americana è chiara: l’ingresso di capitali stranieri resta possibile, ma solo finché non tocca snodi che l’amministrazione considera vitali. Nei semiconduttori avanzati, quel perimetro si sta restringendo.

Per gli investitori stranieri il segnale è inequivocabile. La stagione in cui gli Stati Uniti separavano nettamente sicurezza e mercato appartiene al passato. La frontiera tra economia e strategia si sposta direttamente dentro i consigli di amministrazione, nelle valutazioni d’impresa e nei contratti di acquisizione. Non è più sufficiente chiedersi se un’operazione sia conveniente: oggi occorre chiedersi se è politicamente tollerabile. E nel cuore dell’industria dei chip, la risposta di Washington sta diventando sempre più spesso un no.

Nuova app L’Economia. News, approfondimenti e l’assistente virtuale al tuo servizio.

SCARICA L’ APP

Iscriviti alle newsletter de L’Economia. Analisi e commenti sui principali avvenimenti economici a cura delle firme del Corriere.

3 gennaio 2026 ( modifica il 3 gennaio 2026 | 07:14)