Anna Danesi, 29 anni, bresciana di Roncadelle, tre lauree, è la capitana dell’Italia di Velasco, la nazionale più vincente di sempre del volley al femminile. Miglior centrale al mondo insieme a Sarah Fahr, in azzurro ha vinto tutto l’oro possibile in questi anni.

Il 2024 l’avevamo definito storico, il 2025 allora cosa è stato? Leggendario?

«Il 2024 è stato storico perché non avevamo mai vinto un’Olimpiade. Il 2025 secondo me è stato proprio pazzesco, nonostante il Mondiale l’avessimo già vinto in passato. Con un gruppo così avevamo preso un argento e un bronzo, ci mancava proprio quella medaglia per vincere tutti gli ori a livello internazionale, dalla Vnl ai Giochi. È stata un po’ la nostra ciliegina sulla torta».

Il Mondiale dopo l’Olimpiade, un’impresa ancora più grande di quella di Parigi?

«Sì, è stato più difficile a Bangkok. Fino ai quarti tutto era andato abbastanza liscio, poi sia Brasile che Turchia ci hanno messo in difficoltà. Proprio in quelle partite si è vista la forza di questo gruppo, perché in entrambe le gare eravamo sotto due set a uno. Col Brasile abbiamo rischiato veramente di perdere, visto che poi è andata lunga anche al tie-break».

Come dice Velasco, mica si può sempre vincere 3-0.

«Abbiamo avuto la meglio perché, oltre ad aver giocato molto bene, siamo state lì senza mai mollare e soprattutto anche la panchina ci ha sempre dato una grande mano».

Lei è la capitana voluta da Velasco dopo la burrasca del 2023: cos’è cambiato?

«Semplicemente ci siamo focalizzate su quelli che erano i nostri obiettivi, su quello che volevamo lasciando fuori tutto e tutti dallo spogliatoio. Ho visto le ragazze diventare donne, perché giocatrici forti lo erano anche prima, ma siamo cresciute molto di testa con una guida importante come quella di Julio».

Lei ricorda sempre quanto sia importante studiare. Sa di essere esempio per i giovani?

«Non dico che ho studiato anche per dare l’esempio, però mi piace ripetere questa cosa perché secondo me è fondamentale. I miei genitori mi hanno sempre detto di studiare, anche se qualche volta lo facevo un po’ controvoglia. Ora riconosco quanto mi possa aiutare e mi potrà aiutare a fine carriera. Non è importante solo quello, ma rimanere informati di quello che ci succede attorno».

Cosa che non sempre fa breccia nel mondo sportivo.

«Perché noi del mondo dello sport sembriamo ignoranti agli occhi della gente, perché guardiamo solo quello che succede nel nostro palazzetto, nel nostro campo. Ma rimanere informati è sempre giusto, come persone, cittadini del mondo».

Come è cambiata la sua vita in questi anni di successi?

«L’unica cosa che ho cambiato è la mentalità avendo scelto, da quando sono andata via da Novara, di avere la famiglia vicino. Il mio fidanzato è con me a Monza, per cui nonostante potessi andare a Conegliano, ho preferito iniziare una seconda parte della mia vita, basandomi non solo su quanto posso vincere ma più sullo stare bene fuori dal campo».

Non solo Nazionale: la stagione della Numia Vero Volley si è aperta con la Supercoppa, però siete fuori dalla Coppa Italia per mano di Novara.

«Ogni tanto facciamo degli scivoloni, forse legati anche al fatto che la nostra è una squadra giovane. Però vedo il lavoro, vedo come stiamo bene in campo e quindi ho fiducia».

Con Orro e Sylla andate in Turchia, la sua società continua a costruire bene.

«Sì, io alla fine sposo l’idea della Numia Vero Volley Milano. Ho sempre guardato a questo club come a una crescita che continua, che è un po’ anche una mia caratteristica. La voglia di migliorarsi rimane».

Lei ha giocato e vinto con Conegliano, si aspettava un inizio così per le venete con due finali perse?

«È normale che anche per Conegliano ci siano dei periodi no. Rimane la squadra più forte ma è bello che vincano anche gli altri a un certo punto».

Ha mai pensato di fare un’esperienza di club all’estero?

«Sì, proprio per vivere una cultura diversa, un paese diverso. Mi piacerebbe andare in Giappone, dall’altra parte del mondo. Per ora sto bene qui, vediamo poi nei prossimi anni cosa succederà».

La pallavolo con i vostri successi è in prima linea nell’abbattere il gender gap. Quanto c’è ancora da fare?

«Noi giochiamo anche per questo, il volley sta avendo grandissima visibilità. Stiamo crescendo perché stiamo vincendo, anche se è sempre il calcio che ha l’egemonia».

Roncadelle paese dell’oro, il cane Pongo, lo scambio di medaglie con Myriam Sylla a Parigi, le tre lauree, un libro: lei è un’icona del nostro sport. Cosa vede nel suo futuro?

«Grazie per l’icona, io non me lo dico mai. Nel mio futuro in realtà vedo Monza ma più che come squadra proprio perché mi piacerebbe vivere qui: trovo la Brianza bellissima. Stiamo ristrutturando casa con il mio fidanzato, i miei genitori sono a cinquanta minuti e c’è l’aeroporto vicino per andare da mia sorella: avendo studiato, potrei diventare maestra che è il mio pallino. Di certo non farò l’allenatrice».

Il 2026 è l’anno degli Europei: cosa pensa del turnover di Velasco?

«Ci sta alla grande, stiamo tenendo ritmi troppo alti per quello che ci chiedono di fare e non solo negli ultimi anni: tra club e Nazionale, gioco da quando ero in terza superiore ed è tosta fare sempre estate-inverno-estate-inverno per cui me li prendo tutti questi due mesi».