di
Guido Olimpio
La missione, durata mesi, è entrata in una fase decisiva ad agosto, quando la Cia ha infiltrato un suo team in Venezuela
Satelliti, droni e fattore umano: è con queste tre armi che l’intelligence americana ha partecipato alla cattura di Nicolas Maduro.
La missione, durata mesi, è entrata in una fase decisiva ad agosto quando la Cia ha infiltrato un team in Venezuela. Alla squadra sul campo è stato affidato il compito di integrare le informazioni ottenute dalla ricognizione condotta da droni – probabilmente anche i sofisticati RQ 170 – e da alcuni velivoli speciali, compreso un C 40 – un 737 dotato di apparati per tracciare bersagli, sorvegliare movimenti.
Altri dati sono arrivati dai satelliti in dotazione alla NSA, il grande orecchio capace di intercettare comunicazioni, e da quelli della NGA (National Geospatial Intelligence), l’agenzia che mappa il territorio, lo analizza, individua punti di interesse ed è poi è in grado di produrre «copie» in scala di possibili bersagli: secondo la Reuters la Delta Force si è addestrata usando modello-replica di uno dei rifugi del leader venezuelano. Una ripetizione di quanto fecero i Navy Seals allenandosi in un poligono che ospitava una struttura simile alla palazzina dove viveva Osama bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan.
La Cia ha avuto tempo per ricreare il cosiddetto «sentiero di vita» di Maduro, ossia abitudini, contatti, misure di sicurezza, nascondigli, orari. Fondamentale per metterlo a punto è stata la collaborazione di una o più talpe all’interno della nomenklatura di Caracas. New York Times e CNN hanno parlato di fonti preziose che hanno indicato agli Usa dettagli su dove si trovasse il numero uno nei giorni precedenti all’assalto e nei suoi momenti finali. Non è chiaro se la taglia da 50 milioni di dollari offerta da Washington abbia spinto qualcuno a tradire.
Gli Usa, oltre alla ricompensa, potrebbero aver garantito protezione, una nuova esistenza e molto altro. Infatti tra gli scenari considerati c’è anche l’ipotesi di un accordo sotto banco dove hanno «venduto» Maduro favorendo/accelerando la strategia statunitense. Quando c’è di mezzo lo spionaggio va considerato tutto e il contrario di tutto, comprese cortine fumogene e versioni da raccontare.
Un ruolo poi è stato svolto dal Cyber Command. Donald Trump, descrivendo l’attacco, ha sottolineato come molte zone di Caracas fossero al buio «grazie al nostro expertise», un riferimento per gli esperti a sabotaggi diretti o indiretti della rete elettrica con il ricorso a intrusioni cibernetiche.
Rispetto ad altre crisi la presenza dell’intelligence non era solo scontata ma perfino annunciata. È stato lo stesso presidente a rivelare ad ottobre di aver autorizzato gli agenti ad adottare mosse per destabilizzare l’avversario, cercare collaborazionisti, trovare canali segreti e condurre, quando c’erano le condizioni, iniziative «cinetiche». Ossia usare la forza. Evento verificatosi con un bombardamento di un porto venezuelano da parte di un drone, anticipo del blitz finale di Absolute Resolve.
3 gennaio 2026 ( modifica il 3 gennaio 2026 | 22:35)
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