“Como si rivela un caso unico in Italia, e non solo dal punto di vista calcistico. La città concentra le sfide di un’Europa in declino: la trasformazione dei paesaggi in marchi commerciali, il turismo di massa che erode i centri storici e danneggia l’ambiente, il declino della cosa pubblica”.
Così scrivono i giornalisti Allan Kaval, corrispondente da Roma, e Aureliano Tonet in un lunghissimo reportage dal titolo “Como, una città italiana snaturata e ridotta a un marchio” pubblicato ieri sul magazine M, periodico del quotidiano francese Le Monde.
Un vero e proprio schiaffo in faccia a una città – o almeno ad una parte di essa – abituata ad articoli “coccolosi” che celebrano “il lago più bello del mondo”, ai mega spot patinati gratuiti pronti ad attrarre nuovi turisti e a guardare a quanto sta accadendo come a un dono divino da accogliere con gratitudine senza farsi troppe domande.
E invece ecco che lo sguardo di una delle più importanti testate al mondo soffia sulla patina dorata e svela, senza poter essere accusata di interessi personali e simpatie politiche come spesso accade per i media locali, che “il re è nudo”. E lo fa con una lunga analisi che, a volo radente, tocca diversi aspetti della società ma che parte da un’unica origine: il progetto che i proprietari del Como 1907, la famiglia indonesiana Hartono, hanno sulla città e di cui il calcio è un’infinitesima parte, il grimaldello che ha aperto le porte a un progetto nel quale, come si legge nell’introduzione al reportage: “Sfruttando il prestigio della propria squadra, i promotori hanno intrapreso la trasformazione della città dal passato operaio in un resort gigante, svuotato dei suoi abitanti” (ne abbiamo parlato proprio ieri in questo articolo riportando un’intervista di Mirwan Suwarso al Athletic FC Podcast)
Ma andiamo per punti, per cercare di dare una lettura complessiva dell’articolo senza l’ambizione di riprenderlo nella sua interezza e complessità.
Il calcio, il rapporto con la società e la trasformazione della città
“Nuovo prodotto civetta del turismo”, come lo definisce l’articolo, sicuramente è l’elemento che, più di qualsiasi star di Hollywood o influencer, sta cambiando radicalmente la città.
“Per molto tempo, il prato comasco è stato calpestato da giocatori di seconda fascia. Ma, dal 2019, due miliardari indonesiani, i fratelli Hartono – Michael “Bambang” Hartono e Robert “Budi” Hartono, 86 e 84 anni – sono al comando. Sotto il loro patrocinio, il club di questa città di 83.000 abitanti, fondato nel 1907, è passato dalla Serie D alla Serie A, l’élite del calcio italiano. Per alcuni, questo rinnovamento rappresenta una manna, fonte di un sincero orgoglio. Per altri, somiglia a una maledizione”.

Che l’ascesa del club calcistico vada di pari passo con il progetto commerciale legato al brand “Como” non è una novità, considerando che “tra il 2020 e il 2025 sono stati investiti 136,8 milioni di euro, il calcio è solo il nucleo di un disegno più ambizioso. Il club propone dei “pacchetti” legati al “turismo dell’esperienza”, dove l’accesso allo stadio è accompagnato da incontri con i giocatori, scoperte culinarie, tour in idrovolante o in yacht”, si legge nel reportage. E a confermarlo è, ancora una volta, lo stesso presidente Mirwan Suwarso: “Il club si appoggia su un asset: il lago. A lungo termine, la gente non farà più differenza tra il lago e il club, integrati nello stesso marchio – sono infatti le sue parole riportate dai giornalisti di Le Monde prima di citare nuovamente il “modello Disney” rivelando che le aspettative sono quelle di triplicare il numero dei visitatori estivi, 4,8 milioni nell’estate 2024. Come la città, il lago, le infrastrutture e i trasporti possano reggere un tale impatto resta, a tutti gli effetti, un mistero.
E il rapporto con la comunità? “Diversi programmi sono destinati alla ‘comunità’ locale, che si tratti di bambini affetti da leucemia o di persone disabili, sotto la supervisione di una consigliera comunale, anch’essa dipendente del club (Camilla Veronelli, consigliere di maggioranza della lista Rapinese Sindaco e Head of Community Relations and Sustainability del Como 1907, Ndr). Quando nasce un bambino in città, gli viene regalata una mini-maglia del Como 1907. Perché qui, anche i rari neonati fungono da supporti pubblicitari. Proprio come il resto della città, d’altronde. Nelle strade del centro, il logo è onnipresente. Lo si ritrova su tutta una serie di gadget venduti nei tre negozi ufficiali, ma anche nelle edicole, nelle librerie, nelle farmacie”.
Il sindaco
E l’amministrazione comunale, in tutto questo, che ruolo ha? “Per portare a compimento il loro progetto commerciale, gli indonesiani possono contare su un alleato: il sindaco, Alessandro Rapinese, eletto nel 2022. Affabile, divertente, sovraeccitato, ci riceve in municipio con un’energia che fa onore all’eroe locale, il fisico Alessandro Volta, l’inventore della pila – si racconta nell’articolo – ‘Siamo maledettamente piccoli rispetto al nostro marchio! Abbiamo l’immagine mondiale di una metropoli e la popolazione di una città media’, esordisce subito. Intanto svela disegni ambiziosi: collaborazioni con la Tate, grandi eventi sul modello – oggi in crisi – di Milano, distante 50 chilometri e di cui Como sembra essere diventata un’estensione dedicata al lusso e al tempo libero”.
“I pessimisti diranno che la città funge da cavia per chi vuole trasformare il Vecchio Continente in un parco divertimenti. Gli ottimisti, dal canto loro, si affidano allo spirito di resistenza locale, frammentato ma reale. Sarà sufficiente?”, si legge poi.
E lo stadio, con tutte le perplessità espresse da più parti? “Alessandro Rapinese, dal canto suo, preferisce insistere sull’affare che farebbe il Comune restando proprietario dell’impianto, i cui lavori sarebbero finanziati dagli indonesiani: “È un win-win!», giubila il primo cittadino – si legge infatti – se gli investitori sono soddisfatti, argomenta, il loro successo commerciale offrirà posti di lavoro ai meno qualificati, il che ridurrà la pressione sui servizi sociali… Eppure, sostiene che gli indonesiani non siano venuti a Como per ‘fare soldi’. Poco importa: non è, come si vedrà, nuovo alle contraddizioni”.
Le scelte politiche (e, appunto, le loro contraddizioni)
Meritano un paragrafo a sé dal titolo inaspettato, e proprio per questo decisamente significativo: “Chiudere il bocciodromo”. Un tema che, di per sé, parrebbe slegato dal tema del turismo e dello stadio ma che, in questa analisi, rappresenta l’emblema di una direzione politica fatta dall’attuale amministrazione.
“Dire ampliamento (dello stadio Ndr) significa dire nuovo parcheggio. Il sito scelto è attualmente occupato da una scuola primaria che il sindaco aspira dunque a distruggere, suscitando la rivolta di una parte dei genitori che ancora possono permettersi di vivere in città. ‘Non è un mio problema’, ci aveva confidato Mirwan Suwarso. Dal canto suo, l’eletto prende due piccioni con una fava: il suo obiettivo è chiudere quattro scuole pubbliche, sulle circa venti tra materne ed elementari che conta la città, in nome di un ‘inverno demografico’ giudicato ineluttabile – scrivono infatti i giornalisti nella loro analisi – in Italia, le statistiche dimostrano invece che i territori meglio attrezzati per l’infanzia sono anche i più dinamici sul piano delle nascite. ‘Niente affatto!’, ribatte lui. Ha già privatizzato gli asili nido e appaltato il servizio delle mense scolastiche. Anche la parte alta della piramide anagrafica ha subito tagli netti: Alessandro Rapinese ha fatto chiudere il bocciodromo dove gli anziani amavano ritrovarsi. I suoi modelli politici? Margaret Thatcher (fervida sostenitrice a suo tempo del regime di Suharto) e, in modo perfettamente incoerente, Sandro Pertini, Presidente della Repubblica tra il 1978 e il 1985, partigiano, socialista, riferimento della sinistra italiana… Dopotutto, l’epoca è quella degli ossimori”.
“Minoritario ma onnipotente – lo definisce Le Monde – nel 2022 è stato eletto al ballottaggio con 14.067 voti su un tasso di partecipazione del 35,8%…deve la sua vittoria al tacito assenso della destra, dopo che la sua avversaria di sinistra, Barbara Minghetti, lo aveva superato di oltre 12 punti al primo turno. Gli oppositori di Alessandro Rapinese, nella società civile, denunciano una maggioranza in consiglio comunale composta da sconosciuti ai suoi ordini. Ammiratore della polizia francese, il sindaco che disinveste dai servizi pubblici non scherza con l’ordine. Accogliente con i ricchi stranieri, non vuole i «dannati della terra». «Faccio differenza tra gli stranieri civili e gli altri», spiega tracciando in stampatello su un foglio di carta le lettere dell’aggettivo CIVILI. Il suo nemico giurato è un prete, Don Giusto della Valle, che apre le porte della sua parrocchia agli esuli, agli indigenti. Lui si occupi della salvezza delle anime!» E dunque il sindaco si occupa dei corpi? «Esattamente.» In una vita precedente, Alessandro Rapinese era un agente immobiliare”.
Le voci della città
Da Valentina De Santis, CEO del Grand Hotel Tremezzo e di Villa Passalacqua, “restia a evocare il progetto di «disneyficazione» portato avanti dall’ingombrante club di calcio. Se ne teme a mezza bocca le conseguenze, sa che una parte della sua ricca clientela frequenta lo stadio Giuseppe Sinigaglia” a Moritz Mantero, imprenditore serico e presidente del gruppo Mantero, che ricorda nostalgicamente come “prima della crisi, qui c’era una classe dirigente coerente dove pubblico e privato, politica, imprese e sindacati cooperavano per il bene comune. Oggi non c’è un progetto”, passando per l’avvocato, e già assessore all’Urbanistica per la giunta Lucini, Lorenzo Spallino che denuncia come “Como è diventata una scacchiera opaca dove si incrociano gli interessi di grandi gruppi come Djarum (il colosso del tabacco di cui è proprietaria la famiglia Hartono, Ndr), quelli di fondi americani che usano società schermo e intermediari locali per investire nel turismo, il tutto in un’atmosfera politica rarefatta dove trionfano l’impreparazione e il disinteresse per ciò che accade” fino a Barbara Minghetti “donna dinamica, aveva presentato un programma ambizioso per i giovani: costruzione di aree gioco, attività culturali ad hoc” che denuncia, non senza ironia, che il suo sfidante alle elezioni del 2022 “si è fatto eleggere sulla promessa di informatizzare il registro dei decessi del cimitero monumentale, fino ad allora consegnato al cartaceo», sospira, sottolineando la portata simbolica di un tale annuncio in un Paese che muore”.
Una carrellata di voci tutto sommato patinate che portano al vero “rivale” della visione di città che pare avere la meglio oggi, “colui che meglio incarna la resistenza”, “nemico giurato” del sindaco Rapinese, il parroco di Rebbio don Giusto Della Valle, che racconta che con le autorità comunali “nessun dialogo è possibile. Como sta diventando una città controllata da piccoli oligarchi egoisti dove gli stranieri poveri non sono i benvenuti. Eppure sono utili quando c’è bisogno di lavoratori servili o per mettere in scena retate della polizia a scopi elettorali” in un sistema politico “che criminalizza chi aiuta”.
E poi, guardando il campetto dell’oratorio, chiude il reportage di Le Monde con un’immagine che racchiude il succo di qualsiasi riflessione si possa fare sulla direzione che la città e la politica stanno, più o meno coscientemente, prendendo: “Ecco, anche noi abbiamo uno stadio. Dall’arrivo degli indonesiani, il club ha interrotto i ponti con la parrocchia”.