“Diversi feriti finiti in ospedale, cassonetti della periferia crivellati come in uno scenario di guerra, danni alla chiesa di Sant’Antonino nel cuore del centro storico, una palma di quasi venti metri avvolta dalle fiamme a Borgo Vecchio. Questo è il bilancio reale della notte di Capodanno a Palermo. Altro che successo: l’ordinanza comunale sui botti si è rivelata, ancora una volta, del tutto inefficace”. Lo dichiarano i consiglieri e le consigliere del Partito Democratico, Arcoleo, Di Gangi, Piccione e Teresi, del Movimento 5 Stelle, Randazzo, Amella e Giuseppe Miceli, di AVS, Giambrone e Mangano, di Oso, Argiroffi e Forello, del Gruppo Misto, Carmelo Miceli e Giaconia, e Franco Miceli.
Sono stati otto i feriti ufficiali a causa dei botti di Capodanno esplosi in città, nonostante la consueta ordinanza sindacale che vietava l’esplosione di petardi. “Un fallimento annunciato, pagato dai cittadini, dai quartieri e, come ogni anno, dagli animali domestici, costretti a subire un vero e proprio supplizio nel silenzio delle istituzioni. Di fronte a quanto accaduto nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, stupisce e preoccupa l’atteggiamento del sindaco Lagalla, più impegnato a celebrarsi per il concerto di Capodanno che a interrogarsi seriamente su ciò che è avvenuto nelle strade della sua città. Strade vissute quotidianamente da cittadini che hanno dovuto fare i conti con l’ennesima notte di guerriglia urbana”, proseguono i consiglieri di opposizione.
“Non è accettabile che nel 2026 Palermo continui a essere teatro di episodi di questa gravità. La sicurezza non può essere evocata a parole o ridotta a propaganda da palcoscenico: richiede prevenzione, controllo del territorio, coordinamento tra istituzioni e assunzione di responsabilità. Tutte le istituzioni, sindaco compreso, hanno il dovere di far rispettare le regole. In caso contrario, parlare di sicurezza rischia di restare un mero esercizio stilistico, lontano dalla realtà vissuta dai cittadini e incapace di garantire tutela, legalità e convivenza civile”, concludono.