Torna “Don Matteo“, la serie più longeva della Rai che dura da ben 25 anni e che con le nuove dieci puntate, a partire da giovedì 8 gennaio in prima serata su Rai1, celebra la sua stagione numero 15. Protagonista resta Raoul Bova nel ruolo di don Massimo, il parroco che ha sostituito a Spoleto lo storico don Matteo del titolo. Con lui, nel cast figura fra gli altri sempre Nino Frassica mentre ad arricchire le trame non solo investigative arriveranno ‘guest star’ come Max Tortora, Tosca D’Aquino, Valeria Fabrizi, Diletta Leotta, Alessandro Borghese, Carolina Benvenga.
Cosa ha convinto Raoul Bova a sposare un progetto di successo ma da ‘subentrato’?
«Ho detto sì perché il personaggio di don Massimo che ero chiamato a interpretare non è affatto banale ma molto profondo e anche sofisticato pur nella sua apparente semplicità. Mi sono inserito con molto rispetto per il lavoro portato avanti fino a quel momento da Terence Hill. Alcuni meccanismi restano immutati, fra commedia e giallo con un tocco di spiritualità. Però mentre don Matteo era il saggio che dispensava buoni consigli, don Massimo arriva da un errore pesante nella sua vita, aveva scelto la divisa da carabiniere per voglia di giustizia e la stessa voglia conserva ora che indossa la tonaca di sacerdote. E’ un uomo che crede, che lotta, che sbaglia, proprio perché è un uomo e questo lo porta all’azione, da uomo prima ancora che da prete. In questo personaggio c’è molto anche di me, del mio rapporto con Dio e della mia spiritualità, talora anche della debolezza nell’affrontare determinate situazioni personali».
Può anticipare qualcosa sul suo personaggio nella nuova stagione?
«Lui resta sé stesso, ma ha un’evoluzione in quanto sarà molto presente il tema della vocazione che affronterà dal punto di vista spirituale e anche personale, interrogandosi su quale sia il suo posto nel mondo: una vocazione, la sua, che talvolta entrerà in conflitto, in difficoltà, in dubbio, perfino in crisi. Lui è un uomo di Chiesa, ma sempre alla ricerca di Dio e che si interroga sulla sua fede. La sua vocazione sarà messa davvero a dura prova, trovandosi ad avere comportamenti che non rientrano strettamente nel suo ruolo, mostrandosi anche agli altri in un modo diverso dal solito.
E a fine stagione ci sarà una novità, si capirà quel è la sua vera vocazione».
Mai avuta la tentazione di chiedere il cambio del titolo della serie da “Don Matteo” in “Don Massimo”, visto che oramai è lui il personaggio protagonista?
«No, mai. La serie tv si chiama “Don Matteo” e mai pretenderò che cambi nome, al di là del fatto che ora è arrivato un nuovo prete che si chiama don Massimo».
Quanto è stata ‘presente’ o ‘condizionante’ la sua vicenda personale, con la fine del rapporto con Rocio Munoz Morales, sul prosieguo di questo lavoro?
«Si è arrivati anche a scrivere che lasciavo “Don Matteo”, anzi che venivo licenziato dalla Rai! Per rispetto verso questa serie tv e i telespettatori, io ho subito detto che ero pronto a dare le mie dimissioni, se fosse stato ritenuto giusto, senza oppormi. Ma tutti mi hanno confermato la loro fiducia, facendomi sentire parte di una famiglia che non mi giudicava».
Da dove si ricomincia a ricostruire la propria vita?
«Da sè stessi. Poi, i figli aiutano molto a tenere un equilibrio fra un ko che ti fa andare al tappeto e l’istinto di sopravvivenza che ti esorta a rialzarti in piedi e a guarirti le ferite. Ma quando si è onesti dentro, quando ci si mette davanti allo specchio, si trova quella forza che ti fa guardare avanti. Altrimenti, non resterebbe che farla finita e buttarsi dal quinto piano, dandola vinta a chi ha tirato fuori tutto questo… e mi chiedo se ci sia stata un’etica giusta nei confronti di una persona come me che non ha commesso alcun reato, non ha violentato né ucciso nessuna, non ha messo su un’associazione a delinquere di stampo criminale, mafioso o terroristico. Non si può pensare di vedere compromesso tutto quel che si è costruito con passione. Quando tutto il mondo ti va contro, è un po’ difficile rialzarsi: bisogna avere fiducia, nonostante chi ti ha attaccato alle spalle e ti ha distrutto. Forse aiuta anche la fede, aiuta la famiglia, aiutano gli amici che ti hanno sempre sostenuto senza voltarsi dall’altra parte».
Ultimo aggiornamento: domenica 4 gennaio 2026, 05:00
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