Le petizioni partite su Change.org che chiedono di “deportare” Nicki Minaj nel suo Paese d’origine, Trinidad e Tobago, hanno superato le 120 mila firme. La più popolare, con oltre 83 mila adesioni, era partita il 9 luglio 2025 e tra le motivazioni principali citava anche le presunte “molestie” nei confronti dei coniugi Carter, dato che in quel periodo Minaj stava attaccando a ripetizione Jay-Z su X.

Negli ultimi giorni, tuttavia, ne sono spuntate almeno altre tre, create tra il 21 e il 28 dicembre 2025, dopo la discussa apparizione della rapper ad AmericaFest, l’evento di Turning Point USA, l’organizzazione conservatrice fondata nel 2012 dall’attivista Charlie Kirk e diventata negli anni un punto di riferimento per il pubblico giovane della destra americana. Minaj è salita sul palco durante la convention, accanto a Erika Kirk (vedova del commentatore politico ucciso lo scorso 10 settembre), lodando l’amministrazione Trump.

Proprio da questo episodio è partita una delle petizioni più recenti, lanciata il 27 dicembre da Tristan Hamilton, un sedicenne di Chicago, che attualmente avrebbe superato le 41 mila firme. La petizione, infatti, usa come immagine principale una foto in cui Minaj fa il cinque a Kirk e sostiene che la rapper avrebbe “tradito” i suoi fan LGBTQIA+, riportando una frase detta da Minaj ad AmericaFest: «Boys, be boys… There’s nothing wrong with being a boy» (“Ragazzi, comportatevi da maschi, non c’è niente di male nell’essere maschio”).

Per alcuni, l’ospitata di Minaj è un segnale di vicinanza a un’organizzazione accusata da tempo di posizioni anti trans e queerfobiche. “Rimandarla a Trinidad servirebbe a ricordare che i personaggi pubblici devono rispondere delle proprie parole e dell’impatto che hanno sulle comunità”, scrive Hamilton, precisando che il punto non è “punire” una singola star, ma pretendere da chi ha molto seguito un po’ di responsabilità, coerenza e attenzione al peso delle proprie parole. L’intervento alla convention di Minaj, inoltre, è arrivato mentre l’amministrazione Trump porta avanti una campagna durissima sull’immigrazione e contro diverse comunità, compresa quella caraibica.

Non è chiaro, tuttavia, se ci sia davvero una base legale per deportare Minaj. Nel 2018 la rapper aveva scritto di essere arrivata negli Stati Uniti a 5 anni “da immigrata irregolare” e, nello stesso periodo, aveva criticato la separazione dei bambini migranti dai genitori durante il primo mandato Trump: “Non riesco a immaginare l’orrore di trovarsi in un posto estraneo e vedersi portare via i genitori a 5 anni”, aveva commentato sui social. Anche il suo status di cittadinanza non è chiaro: nel 2024, durante una diretta su TikTok, Minaj aveva detto: «Non sono cittadina americana. Non è assurdo?», aggiungendo che con i milioni pagati in tasse avrebbe dovuto ricevere «una cittadinanza onoraria… migliaia e migliaia di anni fa».

Anche se sulla petizione più importante tra quelle che chiedono la deportazione di Minaj i commenti sembrano disattivati, sotto quella lanciata da Hamilton alcuni utenti che si definiscono “ex fan” hanno scritto: «È difficile conciliare la rapper che una volta parlava del terrore delle politiche sull’immigrazione, con questa versione di Nicki che si avvicina a Erika Kirk, una donna che supporta idee che mettono ai margini le voci nere e trans [sic]». Lo stesso commento poi prosegue: «Non è solo una “differenza di opinioni”: è vedere qualcuno che ammiravi mettere il suo enorme seguito al servizio di persone che non hanno mostrato lo stesso amore verso la nostra comunità».

Da Rolling Stone US.