di
Rinaldo Frignani
Decisivo l’esame del Dna effettuato dagli investigatori svizzeri. La notizia comunicata ai parenti e quindi alle autorità diplomatiche del nostro Paese. Per Chiara Costanzo già messaggi di cordoglio
Le notizie che nessun genitore vorrebbe mai sentire vengono comunicate al termine di una giornata carica di dolore, rabbia, tensione. Di numeri, vittime, feriti, ricoveri e identificazioni forniti due volte al giorno dalle autorità svizzere. Uno stillicidio, poi le ultime speranze che crollano in un istante. Una serata con il cuore in gola per le famiglie dei ragazzi italiani dispersi nel rogo di Crans Montana, consapevoli da ore che a momenti sarebbero stati disponibili i risultati degli accertamenti genetici sui corpi dei 40 deceduti. E così prima è stata data la comunicazione della morte di otto giovani svizzeri, e quindi anche quella di tre italiani: sono Giovanni Tamburi, 16enne bolognese, il primo nostro connazionale a essere identificato, Achille Barosi, suo coetaneo milanese, ed Emanuele Galeppini, 17enne genovese, residente a Dubai. Decisivo, appunto, l’esame del Dna effettuato all’ospedale di Losanna, l’incrocio fra il profilo genetico fornito dai parenti e quello ricavato dai corpi recuperati nella discoteca «Le Constellation».
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Chi erano i ragazzi morti
Per Tamburi, studente del liceo scientifico «Righi» di Bologna, in vacanza con il padre Giuseppe, la madre Carla Masiello aveva lanciato appelli in tv sollecitando notizie sulla sua sorte e chiedendo un intervento anche della premier Giorgia Meloni. Barosi, amico di Giuseppe Giola, uno dei feriti trasferiti a Milano, e di Chiara Costanzo, a oggi dispersa, studiava all’artistico delle Suore Orsoline: era riuscito a venir fuori dall’inferno, ma poi è tornato dentro per recuperare il giubbotto e il telefonino. Galeppini era una promessa del golf, inserito nel ranking mondiale.
L’assistenza della Protezione civile italiana
Le autorità diplomatiche italiane hanno ricevuto conferma dei decessi dalla polizia elvetica che lo aveva già comunicato ai familiari con il supporto degli psicologi. Ora sarà la Farnesina a occuparsi della riconsegna delle salme ai parenti e del trasferimento in Italia. Ieri sera genitori e altri familiari, distrutti da un dolore senza fine, sono andati via uno dopo l’altro. Alcuni di loro, assistiti dal Dipartimento della Protezione civile italiana, già si conoscevano perché hanno le seconde case, i loro figli erano cresciuti insieme a Crans. Qualcuno aveva anche cenato insieme la sera di San Silvestro e poi aveva visto i ragazzi andare via per concludere la serata in discoteca.
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Nei video la giovane ticinese dispersa
All’appello mancano adesso il romano Riccardo Minghetti, la ticinese – ma nata sempre nella Capitale – Sofia Prosperi e la milanese Chiara Costanzo. Per quest’ultima il padre Andrea ha già detto al Corriere di non avere più speranze. «La mia amata Chiara non c’è più», ha rivelato dopo essere stato contattato dagli investigatori specializzati nell’analisi del Dna. Ore concitate anche per i familiari di Sofia e di Riccardo. La prima abita a Castel San Pietro, una frazione di Mendrisio, capoluogo del Canton Ticino, dove si è trasferita da piccola per seguire il padre andato in Svizzera per lavoro. La notte di Capodanno la 15enne stava festeggiando al «Constel» insieme con alcune amiche quando è rimasta bloccata nel seminterrato non appena scoppiato l’incendio. Le altre ragazze non l’hanno più vista uscire dal locale e ora sui social sono numerosi i messaggi che invitano a pregare per lei. La conferma della sua presenza nella discoteca è arrivata da uno dei numerosi video girati dai ragazzi con i telefonini nei momenti immediatamente precedenti all’innesco delle fiamme e all’incendio che si è propagato sul soffitto. Un ultimo momento felice per una ragazza che aveva tanti amici, italiani e svizzeri. La 15enne frequentava l’International School of Como di Fino Mornasco. Secondo alcune testimonianze era entrata anche con altri amici, almeno quattro, nel locale di Crans. Con lei c’era un 16enne di Cantù ora fra i feriti, ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano dopo essere stato trasferito da Ginevra con ustioni su almeno il 30 per cento del corpo. Sofia è stata inserita solo in un secondo momento nella lista dei dispersi: decisiva è stata la testimonianza di chi stava con lei in discoteca che l’ha riconosciuta nelle immagini della festa e ha avvisato la Farnesina.
«Il padre di Riccardo negli ospedali per cercarlo»
Infine Riccardo Minghetti. Anche ieri il padre ha fatto la spola con alcuni conoscenti nei vari ospedali svizzeri nella speranza che il figlio possa essere uno dei feriti ricoverati non ancora identificati. Ha scambiato messaggi con Giuseppa Tomao, dirigente scolastica del liceo scientifico «Stanislao Cannizzaro», all’Eur, la scuola frequentata sia da Riccardo sia dalla sorella Matilde, «che si è salvata a Crans – spiega proprio la preside – perché da come mi è stato raccontato si trovava fuori dal locale quando è divampato l’incendio. È sconvolta perché lei è riuscita a salvarsi ma il fratello potrebbe essere rimasto dentro la discoteca». La ragazza è rimasta ferita alle mani, ma in modo non grave, nel tentativo di farsi largo fra i ragazzi rimasti bloccati all’uscita del «Constel» per cercare di raggiungere il fratello. «Il papà di Riccardo mi ha detto che lo sta cercando dappertutto, che continuano ad avere speranze che possa essere in ospedale, non identificato, perché bendato e senza documenti. Lo speriamo anche noi tutti».
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4 gennaio 2026 ( modifica il 4 gennaio 2026 | 10:04)
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