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Giovanna Maria Fagnani

Incendio a Crans-Montana, un gruppo di compagni di classe in vacanza coinvolto nella tragedia. Sofia Donadio e Francesca Nota, sedicenni, sono migliori amiche: da sabato sono state trasferite al Niguarda. Kean Talingdan e Leonardo Bove, in coma farmacologico e identificati con il dna, arriveranno in giornata. La classe sarà assistita da psicologi

Il dramma di Crans-Montana è anche quello di una classe di liceo, la terza D del Virgilio di Milano, che in questi giorni vive momenti di angoscia perché sono quattro gli studenti rimasti feriti nell’incendio, due ragazze e due ragazzi. Inizialmente «dovevano partire in sei ragazzi» per questa vacanza a Crans-Montana, come ha confermato il preside dell’istituto Roberto Garrone, «poi sono andati in quattro». Al rientro a scuola, il 7 mattina, la classe sarà assistita da una task force di psicologi. La sera probabilmente ci sarà un incontro di supporto dedicato ai docenti e ai genitori con specialisti.

Incendio a Crans-Montana, gli ultimi aggiornamenti in diretta



















































Intanto, le due ragazze sono tornate in Italia. Doveva fermarsi sabato mattina, per poi riprendere martedì, il ponte aereo tra i nosocomi svizzeri e l’Ospedale Niguarda di Milano. Era previsto solo un ultimo trasferimento dall’ospedale di Zurigo: quello di Sofia Donadio, 16 anni. E invece tutto cambia quando dall’ospedale di Losanna l’équipe dei medici svizzeri e il team del Niguarda in trasferta Oltralpe danno un nuovo via libera. Le condizioni della sua migliore amica Francesca Nota, 16 anni, giudicata prima «non trasportabile», sono migliorate. L’elisoccorso si alza quindi in volo e la riporta a Milano, a casa, poco prima delle 16. 

Sono compagne di classe della terza D al liceo delle Scienze umane e amiche carissime, Sofia e Francesca. E ora si trovano insieme anche nel Centro grandi ustionati del Niguarda. Le ragazze sono molto gravi, ma salve. Il reparto, uno dei più grandi d’Europa, ha 12 posti, che sono stati portati a 16 per la maxi emergenza di Crans-Montana e, assicura il direttore del Pronto soccorso Filippo Galbiati, potranno salire ancora, perché, come ha spiegato l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso, dalla Svizzera sono arrivate richieste d’aiuto e anche feriti stranieri potrebbero essere trasferiti qui nei prossimi giorni.

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Ora sono nove i letti occupati. I pazienti sono tutti ragazzi tra i 15 e i 16 anni, residenti a Milano, Roma e Cantù. A loro si aggiunge la 29enne di Cattolica Eleonora Palmieri. Ma domenica dovrebbe arrivare al Niguarda anche Kean Talingdan, il terzo compagno di classe di Sofia e Francesca. Per giorni la sua famiglia ha vissuto nel tormento, perché il giovane figurava nella lista degli scomparsi, ma sabato il test del Dna ne ha rivelato l’identità. Kean non era riconoscibile perché intubato e con il volto coperto dalle medicazioni. 

Il quarto compagno della terza D è Leonardo Bove, 16 anni, in vacanza con Kean e le ragazze. I due compagni di classe sono entrambi calciatori: Leonardo è una punta della Scarioni, Kean dalla Calvairate è passato all’Enotria. Leonardo era stato visto tra i ragazzi soccorsi e sabato sera la verifica del dna ha stabilito la sua identità oltre ogni dubbio.

Kean, pochi minuti dopo il botto, aveva chiamato il papà dal telefono di un soccorritore. «Piangeva forte, ma parlava. Il soccorritore era accanto a lui», racconta il papà, Yohan. Quasi nessuno degli adolescenti aveva tenuto addosso i documenti nel locale e con quelle ustioni, per curarli vengono messi in coma farmacologico. Quando Kean ha chiamato, il soccorritore era di fianco a lui «e ci ha rassicurato che non l’avrebbe lasciato un attimo, ma la situazione era drammatica, si sentivano botti, urla, rumore». Sabato sera il padre era sollevato: «È stato un sollievo enorme sapere dov’è e che è stato curato bene, da una équipe specializzata. La squadra delle Grandi ustioni del Niguarda è andata subito a Zurigo per valutare se fosse trasportabile e ci hanno detto di sì, quindi oggi (domenica), dopo un ulteriore controllo, dovrebbe partire per Milano. Ogni scelta, ora, dipende dalla risposta del suo corpo. I tempi non sono quelli della nostra urgenza, ma della medicina». Per Kean era la prima volta a Crans. Si era aggregato a Leonardo Bove ed erano partiti con le altre due compagne di classe, la fatale terza D, tutti ospiti della famiglia di Francesca. «E della comitiva avrebbero dovuto fare parte anche altri ragazzi, che poi non si sono aggregati» dicono dalla scuola. E questa è stata la loro salvezza.

L’assessore Bertolaso e il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia sabato mattina hanno visitato il reparto Grandi ustionati e incontrato i familiari dei ricoverati. «I genitori dei ragazzi sono preoccupatissimi e addoloratissimi perché si trattava di un gruppo di amici. Qualcuno ce l’ha fatta, qualcuno è ricoverato e qualcuno è disperso. E quindi sono completamente sotto choc. Abbiamo 5 psicologi che li stanno assistendo in questo momento qui a Niguarda e altri 5 psicologi coinvolti nel team nazionale che si trova a Crans, per assistere i genitori dei ragazzi dispersi» ha detto l’assessore.

Erica Fioravanzo, coordinatrice del gruppo di lavoro emergenze dell’Ordine degli psicologi della Lombardia, spiega che gli psicologi che arriveranno al Virgilio il 7 gennaio faranno in modo «che i ragazzi facciano comunità, che si stringano insieme, che organizzino cose, la cosa peggiore infatti in una situazione di trauma è la solitudine – ha rimarcato -, quando il trauma è individuale ci si sente isolati, sbagliati, fuori luogo. Nella tragedia la cosa positiva è che i ragazzi possono rendere comune e condividere tutto, e quindi li faremo parlare perché hanno bisogno di creare dei ricordi, che danno anche molto forza d’animo».  Questo intervento degli psicologi ci sarà all’apertura della scuola e per i primi giorni, è previsto anche un supporto agli insegnanti che devono interagire con loro. 

 Tra gli amici di alcuni ragazzi ricoverati al Niguarda c’era anche Chiara Costanzo, la studentessa del Moreschi che ha perso la vita nell’incendio.  Sanato sera è arrivata purtroppo anche la conferma della morte di Achille Barosi, 15 anni, che frequentava l’indirizzo in architettura all’Artistico delle Orsoline ed era rientrato nel locale quando c’erano già le fiamme, forse per prendere il cellulare. 

Dal punto di vista clinico dei feriti arrivano invece segnali confortanti. Un quindicenne, che aveva già subito operazioni alle braccia, al dorso e al volto, è tornato ieri in sala operatoria. Ma «la situazione respiratoria, metabolica e quella della circolazione stanno andando bene in tutti i pazienti e questo è l’elemento più importante nelle prime fasi — sottolinea Filippo Galbiati —. La parte chirurgica proseguirà continuativamente. Il secondo aspetto è quello di curare bene le ustioni e evitare, nei prossimi giorni, le infezioni. La parte clinica sta andando bene, dobbiamo essere tutti molto speranzosi».
Solo due dei feriti sono estubati, «gli altri restano intubati non perché la loro situazione respiratoria sia compromessa, ma per necessità mediche: ci sono medicazioni, ad esempio, con prodotti chimici che puliscono bene le ulcere» ha specificato Galbiati. 

Sono 14 in totale i feriti italiani, di cui 9 al Niguarda (qui il piano di emergenza dell’ospedale milanese), e alcuni di quelli in Svizzera sono in condizioni tanto gravi da essere definiti non trasportabili. «L’operazione non sarà conclusa fino a quando l’ultimo dei nostri ragazzi non sarà tornato a casa — ha aggiunto Bertolaso —. Con Areu (l’agenzia regionale di emergenza urgenza) e il sostegno di altre Regioni abbiamo effettuato 20 voli verso la Svizzera e almeno 40 ore di volo in condizioni meteorologiche non proprio ottimali. Un lavoro davvero straordinario, del quale siamo sicuramente orgogliosi».


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4 gennaio 2026 ( modifica il 4 gennaio 2026 | 12:20)