di
Guido Olimpio
Emergono nuovi dettagli sull’operazione Absolute resolve, con cui gli Usa hanno catturato Maduro
Absolute Resolve è stata una combinazione di «muscoli», mezzi speciali, intelligence e trattative dietro le quinte. Un’operazione chiusa dalla cattura di Nicolas Maduro e l’ostentazione del prigioniero, costretto a ripetute passerelle in manette, bendato, in tuta e ciabatte fino al suo arrivo a New York.
Al Pentagono è stato ordinato di preparare un dispositivo per un vero assalto e il Comando Sud lo ha fatto per creare deterrenza, anche se poi l’atto finale è stato circoscritto, con i tempi stretti di un blitz.
La Cia, invece, ha avuto un triplice ruolo: appoggio ai militari nella ricerca del bersaglio che cambiava spesso il rifugio (ne aveva 7-8), attività sul terreno, apertura di probabili negoziati con una parte del regime, fino ad ottenere la collaborazione di una o più fonti dentro la gerarchia. Quanto fosse alto il livello dei «collaboratori» forse lo svelerà il tempo, così come il tipo di rapporto tra chi è al comando ora a Caracas e Washington.
Gli americani hanno impiegato un gran numero di sistemi, il meglio del loro arsenale. Ed è riapparso l’RQ 170 Sentinel, il drone da ricognizione noto come la Bestia di Kandahar, un riferimento al suo primo avvistamento nel 2007 in Afghanistan dove era stato schierato per dare la caccia ai vertici di al Qaeda. Il velivolo è stato fotografato al suo rientro nella base a Portorico e ha contribuito a seguire i movimenti del leader venezuelano.
Usa-Venezuela, le notizie in diretta dopo il raid e la cattura di Maduro
Una presenza fissa, quella del Sentinel, in situazioni difficili. Ha partecipato a missioni sull’Iran – un esemplare è precipitato qui nel 2011 e gli iraniani ne hanno fatto una copia -, poi era parte dell’azione per eliminare Osama in Pakistan, quindi è «intervenuto» nello scacchiere asiatico e probabilmente anche in appoggio agli ucraini. Una «macchina» considerata indispensabile per assistere manovre di forze speciali, strikes dell’aviazione, infiltrazioni. Un elemento agile/flessibile aggiunto alla sorveglianza dei satelliti-spia.
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In queste ore poi sono riemerse, da più parti, teorie sui probabili contatti degli Usa con alcuni dirigenti venezuelani. Ed è attraverso questa «via» che la Cia, insieme ai diplomatici, potrebbe aver favorito la «caduta» Maduro, sacrificato dai suoi in nome del pragmatismo e per contenere i danni. Ciò non ha però evitato perdite di vite umane tra i venezuelani. Perché ci sono situazioni dove, per ovvie ragioni, solo pochi «sanno». Stando ad una interpretazione la vice presidente Delcy Rodriguez ha offerto a Donald Trump ciò che più desiderava: il trofeo Maduro e futuri accordi sul petrolio. Le prossime settimane diranno se è andata davvero così. Interessante, a questo proposito, una esclusiva di qualche mese fa del Miami Herald: la Rodriguez, insieme ad altri, avrebbe cercato di accreditarsi con gli americani come nuovo interlocutore usando la mediazione del Qatar. Una proposta di un Madurismo senza Maduro formulata in almeno due occasioni ad aprile e in ottobre. E, secondo funzionari statunitensi, interpellati dal New York Times, l’amministrazione Trump è rimasta colpita favorevolmente dalla gestione del settore petrolifero sotto la gestione della vice presidente al punto da considerarla un’alternativa credibile. Sempre il quotidiano ha scritto che Washington ha lanciato in dicembre un ultimatum a Maduro invitandolo ad andare in esilio in Turchia ma il leader ha ignorato il monito ritenendo che gli Usa stessero attuando un bluff. E, invece, hanno mandato gli specialisti della Delta.
Per restare al tema sicurezza un dettaglio sulle immagini diffuse dalla Casa Bianca sulle fasi decisive. Mostrano il presidente americano e i suoi collaboratori all’interno di una stanza con le pareti ricoperte – in modo approssimativo – da teloni neri. Usano i computer, alle loro spalle uno schermo «aperto» su X con le «ultime» sul Venezuela.
Due osservazioni degli esperti. La prima. L’ambiente non sembra protetto, non ci sono tracce apparenti della SCIF room, una tenda portatile che fa da schermo alle intercettazioni e viene usata dal Secret Service dove non è possibile avere uno spazio sicuro.
La seconda. La consultazione di X (ex twitter) è spiegata con la necessità di vedere eventuali news sensibili da parte di fonti aperte: c’è chi ha ricordato come le prime indiscrezioni sulla missione contro bin Laden apparvero proprio su Twitter, scoop di un giornalista pachistano che aveva segnalato elicotteri in volo su Abbottabad.

4 gennaio 2026 ( modifica il 4 gennaio 2026 | 14:49)
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