di
Irene Soave

L’azione rivendicata da un gruppo di attivisti, militanti di ultrasinistra che protestano contro le politiche sul clima e l’intelligenza artificiale. I cavi della tensione incendiati lasciano migliaia di case al buio fino a giovedì

Quasi 50 mila tra case e negozi a Berlino sono rimasti senza elettricità, e alcuni senza riscaldamento, a partire da sabato pomeriggio, per un incendio doloso appiccato ai cavi dell’alta tensione. L’azione – in un primo momento inquadrata dalle autorità inquirenti come un sabotaggio russo, a cui Berlino è ritenuta obiettivo sensibile – è stata poi rivendicata da un gruppo di attivisti che intendevano «togliere la benzina alla classe dirigente». La fornitura d’energia elettrica nella zona colpita – alcuni quartieri nel quadrante Sud-Ovest della capitale, come Nikolassee, Wahnssee, Lichterfelede e Zehlendorf – potrebbe non riprendere prima di giovedì. 

Le temperature sono stabilmente sotto lo zero e una buona parte del sistema di riscaldamento della zona è alimentato a elettricità, quindi coinvolto nel blackout. 



















































Le abitazioni colpite sono 45.500, e gli esercizi colpiti 2.200, riporta l’operatore energetico cittadino Stromnetz Berlin. Una decina di migliaia di utenti ha già riavuto l’allacciamento; per tutti gli altri, circa 35 mila – tra cui case di riposo, negozi, ospedali – il buio continua, e Stromnetz Berlin fa sapere che le riparazioni «potrebbero richiedere molto tempo».

Nella zona dell’incendio – su un ponte del canale di Teltow, vicino alla centrale termoelettrica di Lichterfelde – sono stati dispiegati 160 poliziotti ed è stata aperta un’indagine. Le autorità dicono ai residenti di spostarsi, ove possibile, a casa di parenti e amici; le scuole della zona sarebbero dovute riaprire lunedì 5, ma le ferie saranno prolungate; il trasporto pubblico funziona, ma non si possono comprare biglietti né leggere i cartelloni (elettronici) degli arrivi. 

La rivendicazione

A poche ore dall’incendio è arrivata alla polizia di Berlino una rivendicazione firmata «Vulkangruppe» («gruppo Vulcano»), che gli investigatori giudicano credibile. Si tratta di militanti di ultrasinistra che protestano contro le politiche sul clima e l’intelligenza artificiale. Gli atttivisti scrivono di aver preso di mira deliberatamente alcuni dei quartieri più benestanti della città, e di voler chiedere scusa ai meno ricchi che sono stati coinvolti dal blackout, che voleva essere diretto soprattutto «alle molte ville della zona». Senza luce né riscaldamento sono rimaste però anche case di riposo e ospedali. 

Alla polizia è arrivato un manifesto, firmato dal «Vulkangruppe», che parlava di voler «tagliare la benzina alla classe dirigente», di cui il gruppo condanna «l’ingordigia energetica» e l’attaccamento ai combustibili fossili. L’attacco è «un’azione nell’interesse di tutti», oltre che un «atto di autodifesa e di solidarietà internazionale con tutti coloro che proteggono l’ambiente, il pianeta, la vita». Il messaggio si scaglia poi contro i centri di produzione dell’intelligenza artificiale, ingordi di energia e di risorse come l’acqua e anche dannosi per la società. «Stiamo contribuendo alla nostra stessa società di sorveglianza. Le aziende tech sono nelle mani di uomini a cui noi diamo potere. Un giorno siederemo davanti a schermi vuoti e macchine morte, morendo noi stessi di fame e sete».  

Attribuito a militanti di estrema sinistra era stato anche un attacco incendiario simile a settembre: sessanta ore senza luce nel Sud-Est della città, fino ad allora il più lungo blackout della storia della città dal dopoguerra. Quello di oggi però promette di durare più a lungo. 

4 gennaio 2026 ( modifica il 4 gennaio 2026 | 19:50)