Nei suoi infiniti reportage fotografici in giro per il mondo ci sono anche alcuni scatti che testimoniano le condizioni di vita a Loiano e a Livergnano, a due passi da Bologna, quando l’Appennino era diviso dalla Linea Gotica. Uno dei piccoli angoli nella vasta mappa di Margaret Bourke-White che è stata una delle grandi fotografe del Novecento. La prima fotoreporter americana a entrare nella Russia di Stalin, la prima a entrare nel campo di concentramento di Buchenwald, l’11 aprile 1945, con il generale George S. Patton. Fotografa principale della rivista “Life” a partire dalla sua fondazione nel 1936, a cui ha consegnato le immagini di un’America che stava cambiando, tra la nascita della grande industria e la crescita dei grattacieli a New York che fanno da contrappunto alla carestia degli anni Trenta e alla vita quotidiana delle famiglie borghesi. Una lunga storia per immagini che si ritrova nella mostra “Margaret Bourke-White. L’opera 1930-1960” allestita ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia.
Nell’esposizione, promossa da Fondazione Palazzo Magnani e curata da Monica Poggi, in collaborazione con Camera, si ritrovano più di 120 scatti, divisi in sei sezioni, che ripercorrono il lavoro della fotoreporter nata nel 1904 e morta nel 1971. Dalla prima copertina di “Life” che riprende la diga in costruzione di Fort Peck, in Montana, ai ritratti di Stalin e di Gandhi, ai reportage nelle province degli Stati Uniti o nel Sudafrica dell’apartheid. Poi i conflitti degli anni Quaranta e Cinquanta raccontati in prima linea viaggiando tra India, Pakistan e Corea.
«Ogni mattina mi svegliavo aspettando le novità che sicuramente sarebbero arrivate durante la giornata – ha raccontato lei – Il ritmo di lavoro era frenetico; potevamo conquistare tutto il mondo, niente sembrava troppo difficile. Il mondo era pieno di eventi che aspettavano di venir scoperti e io avevo la fortuna di poter condividere con i lettori le cose che vedevo e che imparavo». A descrivere il suo carattere risoluto ci sono due ritratti: il primo, del collega Oscar Graubner, fatto nel 1932, dove è accovacciata intenta a immortalare New York dall’alto con una ingombrante macchina a soffietto; il secondo in tuta da aviatrice davanti a un bombardiere a bordo del quale fotografò l’attacco statunitense a Tunisi nel 1943. «Margaret Bourke-White è un’autrice ancora oggi attuale, anche perché nella sua vita ha combattuto contro gli stereotipi di genere, ha sorpassato dei limiti che l’avrebbero relegata ad un ruolo secondario ed è stata una protagonista del suo tempo – commenta Monica Poggi – La mostra racconta il suo lavoro attraverso due chiavi di lettura. La prima mette in evidenza un’autrice che conosce il potere del linguaggio fotografico. La seconda mira a riconoscere la contemporaneità non solo delle sue immagini, ma anche e soprattutto del modo in cui Bourke-White ha vissuto la sua carriera, superando i limiti e i confini a cui le donne erano vincolate». Fino all’8 febbraio: giovedì e venerdì 10-13/15-19, sabato, domenica e festivi 10-19. (Info: palazzomagnani.it)