Una casa fantastica, o forse bisognerebbe dire da favola. Popolata da animali immaginari, da piante inesistenti, da costruzioni e giochi in movimento, frutto della matita visionaria di Luigi Serafini che la abita dall’87, trasformandola in un’opera d’arte onirica, caleidoscopica. Rai Radio3 lo ha appena nominato artista del ’26.

Foto di Cristiano Minichiello (agf)
Nei due giorni di apertura al pubblico il suo appartamento al Pantheon è stato visitato da 1.200 persone. E lui ironizza così: «Ma finché c’è vita non c’è museo». Il cervo con la Croce fra le corna sulla sommità della vicinissima chiesa di Sant’Eustachio, che si scorge dalle finestre, sembra proprio aver spiccato un salto da quelle stanze magiche, abitate da altri esemplari che invece fra le corna hanno tante lucine al led. Un coccodrillo in plastica se ne sta sdraiato sul tappeto all’ingresso, con la pelle ricoperta di uova al tegamino. Se ne sta ai piedi di una scultura di Persefone, descritta nelle Metamorfosi di Ovidio, e che essendo una divinità degli inferi e trovandosi nel sottosuolo, l’artista ha pensato bene di trasformare in carota. Un surreale calcetto, in cui al posto dei giocatori ci sono dei galli, è stato denominato “Galcetto”.
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E poi porte dipinte con grandi scarabei, colonne che sorreggono mani luminose, un gomitolo gigante con tanto di gambe per farlo correre nella stanza. Un mondo fantastico, perché Luigi Serafini, dopo la morte di Edoardo Sanguineti, Umberto Eco e Dario Fo, è l’unico italiano a far parte del Collège de ‘Pataphysique: l’associazione francese dedicata all’ipotetica scienza delle soluzioni immaginarie. Un artista – è anche architetto – che nel ’76 ha realizzato il Codex Seraphinianus: una catalogazione enciclopedica – edita da Franco Maria Ricci e oggi da Rizzoli – di un visivo universo fantastico, arricchito da oltre mille disegni e una scrittura inventata dall’autore che ha suscitato l’interesse, fra i tanti, di Italo Calvino, Federico Zeri, Giorgio Manganelli, Federico Fellini, Roland Barthes, Orhan Pamuk, Tim Burton. Ecco le varie edizioni di quel surreale volume enciclopedico, compresa un’imitazione cinese, riunite su un tavolino bianco.

Foto di Cristiano Minichiello (agf)
Sul piano c’è anche la prima versione della locandina del film “La voce della Luna” disegnata dall’artista che così ricorda: «Fellini mi chiamò dopo aver visto il mio Codex, segnalatogli da Sciascia. Gli regalai un libro che sembrava scritto per lui: il “Poema dei lunatici” di Ermanno Cavazzoni che poi fu lo sceneggiatore del film. In questo disegno ritraggo il regista che cattura la Luna pescandola, in una visione sull’Adriatico, un mare che accomuna le nostre origini e che toccandolo ti permette di salire sul satellite. La locandina fu poi disegnata da Manara, ma nel film, come un cameo, c’è proprio questa scena della cattura della Luna».

Foto di Cristiano Minichiello (agf)
La casa è un’emanazione del suo Codex, di quel mondo zoologico, meccanico, botanico, mineralogico e alieno in costante metamorfosi: «Per questo le opere cambiano continuamente. Tutto nasce da una scatola di colori che mi regalò mia nonna Francesca con la quale ho passato l’infanzia e che ora, come un’installazione, si trova sopra la sediolina su cui sedeva davanti al caminetto e che ho appeso sopra al frigorifero. Una nonna, originaria di Amelia, che ho celebrato in un’opera esposta in questo periodo al Pompidou di Metz, in una mostra organizzata insieme al Louvre».

Foto di Cristiano Minichiello (agf)
Sulla sinistra del frigo, il suo primo dipinto, un vaso di fiori, realizzato all’età di 11 anni e una tavola di Jacovitti. Mentre all’interno, tante uova che, come simbolo di nascita, si ritrovano in molte sue opere, e bottiglie di champagne per celebrare il nuovo anno, lui che da Rai Radio3 è stato eletto artista del ’26. Sul sito del canale radiofonico si può scaricare gratuitamente il suo calendario.
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Ma quella sua casa-museo che confina con palazzo Giustiniani, quella “Casa Ontologica”, come il titolo della mostra che l’ha celebrata al Macro, rischia di essere smantellata: «La proprietà del Sovrano Ordine di Malta ha avviato le procedure di sfratto. In un palazzo vuoto dove sono rimasto l’unico inquilino, in un centro popolato da b&b e uffici, nel ’22 avevo comunque raggiunto un accordo che mi permetteva di restare a tutela delle mie opere che sono diventate parte strutturale dell’appartamento. Con la morte dell’allora responsabile la trattativa è venuta meno».
Nel ’23 la Corte di Appello ha emesso un’ordinanza di sospensione dello sfratto per motivi estetico-culturali che devono essere tutelati al di là delle questioni amministrative. «Così ho richiesto il vincolo alla Soprintendenza dei Beni Culturali che però fattivamente non ha dato seguito e da novembre scorso lo sfratto è diventato esecutivo. Ora ho un’ultima speranza: allo Smom è arrivato un nuovo responsabile di cui ho percepito l’apertura. Spero che si trovi un accordo, magari anche con la collaborazione del Comune e del Ministero, ai quali è rivolta comunque una petizione di oltre 7.000 firme per il riconoscimento del valore collettivo e culturale dell’appartamento. Altrimenti dovrò andarmene. Lo scorso maggio, nei due giorni di visita di Open House – l’evento annuale che apre al pubblico dei luoghi esclusivi solitamente chiusi – con la gente che faceva la coda sotto il sole, ben 200 persone sono rimaste fuori. Far visitare le mie opere, confrontarmi con il pubblico è stata un’esperienza emozionante: se avrò modo di continuare a vivere qui, si potrà ripetere in modo strutturale, attraverso una fondazione dedicata e a cui sto lavorando».

Foto di Cristiano Minichiello (agf)
«Una casa che è il mio vestito: indosso spesso il nero proprio per far risaltare i colori che mi circondano. Quindici anni fa è arrivata la mia compagna Daniela Trasatti e lo studio si è trasformato anche in domus, in abitazione domestica, aperta alla convivialità. E non è mai ultimata, perché è il mio vivere. Potrebbe essere ovunque, perché è legata alla mia creazione, riunendo design, architettura, pittura, narrazione, storytelling. Appena arrivo in un luogo tendo a trasformarlo, a colorarlo. Mi sveglio presto e tra le 6 e le 6.30, resto disteso al letto, come sospeso, in una situazione ascetica di mancanza di gravità, in cui ho la sensazione di risolvere tutti i problemi, perché non sono ancora entrate in azione le forze gravitazionali di Newton. Poi esco per un caffè. A quell’ora il centro è come l’isola di Mont-Saint-Michel con la bassa marea: cogli il fondo marino, le conchiglie. Poi alle 9.00 arriva da lontano il mare, con una precisione incredibile che mi affascina. Arriva la massa che mi impedisce di camminare, arrivano le lingue di tutto il mondo. Entro nel Pantheon con la moltitudine che parla. Il mio sogno è mettere un microfono a 10 metri d’altezza. Così si potrebbe ascoltare un linguaggio universale: la voce della Terra».