di
Paolo Tomaselli
Serata di festa a San Siro per gli uomini di Chivu, che si prendono la rivincita contro i rossoblù dopo il ko ai rigori in Supercoppa a Riad
La testa, questa Inter non la perde. E per la prima volta centra la quinta vittoria consecutiva. Un filotto che comincia a farsi interessante, perché dimostra che il primato conquistato dieci giorni prima di Natale è una storia seria. Come la vittoria sul Bologna, evento che a San Siro non si verificava dal novembre 2022 e che riporta i nerazzurri davanti a Milan e Napoli. Domenica prossima la squadra di Chivu inizia contro i campioni d’Italia un girone di ritorno con la maggior parte degli scontri diretti in casa, la chiave per provare a rivincere lo scudetto spezzando la serie negativa che con Napoli, Juve e Milan dura da ben 13 partite.
Anche in questo senso, domare quella bestia nera del Bologna era un passaggio necessario per i nerazzurri, per scrollarsi di dosso le tossine della Supercoppa persa ai rigori e soprattutto la serie recente di precedenti con un solo successo in sei partite. Per Italiano il filotto è l’esatto opposto: quinta gara di campionato senza un vero sorriso (3 ko e 2 pari) e squadra senza brillantezza, stavolta anche nei duelli, che a Riad erano stati vinti per la maggior parte dai suoi. Perché qui l’Inter è cattiva, dal punto di vista agonistico, come chiede Chivu, anche se nella prima mezzora è un po’ morbida in area.
Il gol che certifica il dominio del primo tempo e apre a una ripresa tutta in discesa (fino alla zampata di Castro nel finale), lo segna Zielinski, l’interista più in forma anche in fase di interdizione, non solo come regista aggiunto o incursore: non a caso è lui stesso a iniziare l’azione con la palla che Thuram di tacco riesce a consegnare a Lautaro; il capitano si accentra e scarica per «Zielo» che appena dentro l’area fa partire un sinistro imparabile per Ravaglia, che fin lì le aveva prese tutte, su Lautaro, Bastoni e Calhanoglu. Un’altra parata, stavolta su Dimarco, consegna al turco il corner buono a inizio ripresa per il cabezon di Lautaro, che poco dopo colpisce una traversa clamorosa sprecando il 3-0. Ci pensa Thuram a farlo, più prosaicamente, con un colpo di spalla su angolo di Dimarco.
Ma nella notte delle cinquine, quella dell’argentino (a segno nelle ultime cinque gare di A) è il segnale di un’Inter che sta cambiando pelle per l’assenza di Dumfries e ci mette più fame, più qualità e più senso di responsabilità. Se l’affare Cancelo «è in una fase interlocutoria» (Marotta dixit), Chivu sta lavorando su un assetto capace di rendere più armonico lo sviluppo del gioco anche a destra, con Lautaro sempre uomo chiave.
Senza palla l’Inter è quasi sempre un 4-4-2, con Dimarco basso su Rowe. Mentre Luis Henrique — senza la fisicità di Dumfries (o la tecnica di Cancelo) — è sempre più applicato nell’accompagnare le galoppate di Bisseck e gli inserimenti di Barella. Se basterà nel lungo periodo, in caso di mancato arrivo del portoghese, è da vedere. Ma dopo la sfida di Parma mercoledì, proprio il Napoli potrebbe dare risposte all’Inter. Anche su questo.
4 gennaio 2026 ( modifica il 4 gennaio 2026 | 22:54)
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