Un’iniezione nel ginocchio di topi anziani ha fatto ricrescere la cartilagine consumata dagli anni. Non si tratta di cellule staminali trapiantate o scaffold bioingegnerizzati. Solo un inibitore di una proteina che aumenta con l’età e che, bloccata, convince le cellule già presenti nell’articolazione a tornare indietro di qualche anno. Funziona anche su tessuto umano prelevato durante interventi di sostituzione articolare. La cartilagine del ginocchio si rigenera, l’artrosi rallenta o si ferma.

Il team di Helen Blau e Nidhi Bhutani della Stanford Medicine ha pubblicato su Science uno studio che ribalta l’idea che la cartilagine articolare sia un tessuto condannato. Per decenni si è cercato di ripararla trapiantando cellule staminali o costruendo impalcature biologiche. Qui invece si lavora dall’interno: si blocca 15-PGDH, una proteina che degrada la prostaglandina E2, molecola chiave per la rigenerazione tissutale. Risultato: le cellule della cartilagine (i condrociti) cambiano il loro profilo genetico, tornano a uno stato più giovane, e ricominciano a produrre cartilagine funzionale senza staminali, e senza innesti.

Gerozimi: proteine che invecchiano i tessuti

15-PGDH è classificata come gerozima, termine coniato dallo stesso gruppo di ricerca nel 2023. I gerozimi sono enzimi che aumentano con l’età e contribuiscono al declino funzionale dei tessuti. Nei muscoli, più 15-PGDH significa meno forza e massa muscolare. Bloccarlo nei topi anziani ripristina resistenza e volume muscolare. Forzarlo nei topi giovani li fa invecchiare precocemente. La proteina è coinvolta anche nella rigenerazione di ossa, nervi, cellule del sangue.

Ma la cartilagine si comporta diversamente. Negli altri tessuti, il recupero dipende dall’attivazione di cellule staminali specifiche. Qui no. I condrociti modificano la loro espressione genica autonomamente, riprogrammandosi verso uno stato più giovanile. Nessuna staminale coinvolta. “È un nuovo modo di rigenerare tessuto adulto,” ha detto Blau. “Cercavamo cellule staminali, ma chiaramente non sono necessarie.”

Topi anziani, ginocchia rigenerate

I ricercatori hanno misurato i livelli di 15-PGDH nella cartilagine del ginocchio di topi giovani e vecchi. Nei vecchi, la proteina è circa il doppio. Hanno poi iniettato un inibitore di 15-PGDH prima nell’addome (effetto sistemico), poi direttamente nell’articolazione. In entrambi i casi, la cartilagine (assottigliata e disfunzionale nei topi anziani) si è ispessita su tutta la superficie articolare.

Analisi successive hanno confermato che i condrociti stavano producendo cartilagine ialina (quella liscia e funzionale delle articolazioni), non fibrocartilagine (quella densa e meno performante che a volte si forma come “rattoppo”).

“La rigenerazione della cartilagine in questa misura ci ha sorpresi,” ha commentato Bhutani. “L’effetto è stato notevole.” I topi trattati camminavano meglio, appoggiavano più peso sulla zampa interessata, mostravano meno segni di dolore articolare.

Cartilagine del ginocchio

L’articolazione del ginocchio di un topo giovane (in alto), di un topo anziano (al centro) e di un topo anziano trattato (in basso). Il rosso indica la cartilagine.Scheda dello Studio

  • Ente di ricerca: Stanford Medicine / Baxter Laboratory for Stem Cell Biology
  • Ricercatori principali: Helen Blau, Nidhi Bhutani, Mamta Singla, Yu Xin Wang
  • Anno pubblicazione: 2024 (27 novembre)
  • Rivista: Science
  • DOI: 10.1126/science.adx6649
  • TRL: 3-4 – Proof of concept validato in modelli animali e tessuto umano ex vivo, trial clinici Fase 1 su inibitore 15-PGDH per altra indicazione (debolezza muscolare) già in corso.

Lesioni da sport: artrosi prevenuta

Risultati simili sono emersi in topi con lesioni del ginocchio analoghe alla rottura del legamento crociato anteriore (LCA), infortunio frequente in sport come calcio, basket, sci. Queste lesioni, anche se riparate chirurgicamente, portano artrosi nel 50% dei casi entro 15 anni.

I ricercatori hanno somministrato l’inibitore due volte a settimana per quattro settimane dopo l’infortunio. Gli animali trattati hanno mostrato livelli di 15-PGDH dimezzati rispetto ai controlli e non hanno sviluppato artrosi entro le quattro settimane successive. I controlli sì.

Un dettaglio interessante: la prostaglandina E2 è normalmente associata a infiammazione e dolore. Qui invece, a livelli biologici normali, piccoli aumenti sembrano promuovere la rigenerazione. “È controintuitivo,” ha osservato Blau, “ma la ricerca mostra che, a dosi fisiologiche, la prostaglandina E2 può favorire il recupero tissutale.”

Tessuto umano: stessa risposta

Il passo successivo è stato testare l’inibitore su cartilagine del ginocchio umana rimossa durante interventi di sostituzione totale dell’articolazione. Tessuto danneggiato dall’artrosi, con condrociti compromessi e matrice extracellulare degradata.

Dopo una settimana di trattamento con l’inibitore di 15-PGDH, il tessuto ha mostrato riduzione delle cellule che esprimono 15-PGDH, diminuzione dei geni associati a degradazione della cartilagine e produzione di fibrocartilagine, e inizio di rigenerazione di cartilagine articolare funzionale.

Analisi più dettagliate hanno rivelato cambiamenti a livello di sottopopolazioni cellulari. Una categoria di condrociti che esprime 15-PGDH e geni infiammatori è scesa dall’8% al 3%. Un’altra, che produce fibrocartilagine, è calata dal 16% all’8%. Una terza popolazione, che non produce 15-PGDH ma esprime geni per la formazione di cartilagine ialina, è aumentata dal 22% al 42%.

In sostanza: le cellule hanno spostato il loro profilo genetico verso uno stato più giovane, senza essere sostituite.

cartilagine del ginocchio laboratorio ricerca medica Stanford provette

Dal laboratorio alla clinica: tessuti umani prelevati durante operazioni rispondono al trattamento. Prossima tappa: le persone in piedi.Riprogrammazione senza staminali

“Il meccanismo è davvero sorprendente e ha cambiato la nostra prospettiva su come può avvenire la rigenerazione tissutale,” ha spiegato Bhutani.

“È chiaro che un ampio pool di cellule già esistenti nella cartilagine sta modificando i propri pattern di espressione genica. Puntare su queste cellule per la rigenerazione potrebbe darci un impatto clinico molto più ampio.”

Blau ha aggiunto:

“Trial clinici di Fase 1 su un inibitore di 15-PGDH per la debolezza muscolare hanno dimostrato che è sicuro e attivo in volontari sani. La nostra speranza è che un trial simile venga lanciato presto per testarne l’effetto sulla rigenerazione della cartilagine. Siamo molto eccitati da questa potenziale svolta. Immaginate rigenerare la cartilagine esistente ed evitare la sostituzione articolare.”

Quando e come ci cambierà la vita

Se i trial clinici confermeranno sicurezza ed efficacia nell’uomo, un’iniezione locale o una pillola potrebbero diventare disponibili entro 3-5 anni per prevenire l’artrosi post-traumatica e rallentare quella da invecchiamento.

Risparmio stimato: miliardi di dollari in chirurgie evitate, milioni di persone che conservano mobilità e autonomia più a lungo. La tecnologia è già in fase di test per altra indicazione, il che accelera i tempi.

L’osteoartrosi colpisce decine di milioni di persone all’anno. Al momento non esistono farmaci approvati che fermino o invertano la malattia. Solo gestione del dolore e, quando non basta più, sostituzione articolare. Questa ricerca apre una strada diversa: non alleviare i sintomi, ma invertire la causa. Bloccare la proteina dell’invecchiamento, lasciare che le cellule si occupino del resto.

Certo, siamo ancora a livello di laboratorio e modelli animali. I trial clinici diranno se funziona davvero nelle persone, a quali dosi, con quali effetti collaterali. La strada però è chiara: rigenerare dall’interno, senza trapianti, senza protesi. Un’iniezione nel ginocchio, una riprogrammazione cellulare, e forse (forse) qualche anno in più senza doversi sedere a guardare gli altri correre.