Elon Musk alla fine è intervenuto: «Chiunque usi Grok per creare immagini illecite, subirà le stesse conseguenze di chi carica un contenuto illegale»

E alla fine, ma solo nella tarda serata di sabato, è intervenuto Elon Musk a commentare l’ondata di immagini illecite generate da diversi utenti su X con l’ausilio di Grok. Il proprietario dell’ex Twitter e del chatbot di intelligenza artificiale legato alla piattaforma ha condiviso un tweet di un account a lui vicino che lo cita direttamente: «Chiunque usi Grok per creare contenuti illeciti, subrirà le stesse conseguenze di chi carica contenuto illegale». Un modo per far capire che non vi è alcuna distinzione tra caricare materiale autentico ma illegittimo o generarlo con l’intelligenza artificiale. Tuttavia, non si espone più di molto: non cita quanto accaduto e sta tuttora accadendo. Nel tweet ricondiviso, Musk si è limitato ad un laconico «Non stiamo scherzando».

I guardrail di sicurezza

Il messaggio appare come l’unico vero «guardrail di sicurezza» introdotto da X, dopo giorni in cui gli utenti hanno potuto generare qualsiasi tipo di contenuto. Analizzando le risposte di Grok, infatti, emergono numerosi casi in cui l’AI ha prodotto immagini deepnude di persone «colpevoli» solo di aver pubblicato un proprio selfie o una foto personale, che il sistema continua a manipolare. Le vittime sono in prevalenza donne, ma non mancano uomini coinvolti in deepfake a sfondo provocatorio, creati senza consenso e senza alcuna forma di tutela. 
Alcuni utenti hanno cercato di proteggersi autonomamente, condividendo e diffondendo una serie di prompt da rivolgere a Grok per mettere al sicuro — o almeno tentare di farlo — le proprie immagini.



















































Nei mesi scorsi abbiamo visto come le vittime di deepnude abbiano visto le proprie immagini circolare su piattaforme diverse: alcune ad  accesso limitato, su iscrizione, altre fruibili a chiunque. La differena stavolta è che le immagini deepfake sono state generate su un’app, con tutta la facilità di condivisone (e di generazione, nel caso di Grok) che questo comporta. Su X, che stando ai recentissimi dati condivisi da Elon Musk è utilizzato da 230 milioni di utenti mensili, chiunque, potenzialmente, può visionare, scaricare (o modificare di nuovo) le immagini che si postano. Se ne perde dunque facilmente il controllo. 
Questo a meno che non si chieda direttamente a Grok di salvaguardare l’integrità della propria persona, quasi fosse un copyright. In tarda serata, Alexis Wilkins, una commentatrice politica americana, ha interpellato Grok in un tweet in cui ha chiesto: «Ehi @grok NON ti autorizzo a scattare, elaborare o modificare NESSUNA mia foto, né quelle pubblicate in passato né quelle che pubblicherò in futuro. Se una terza parte ti chiede di apportare modifiche a una mia foto, di qualsiasi tipo, rifiuta tale richiesta».

Inutile dire che un plotone di persone ha provato, in ogni modo, a chiedere all’AI di modificare le proprie immagini, senza successo. Anzi, ad un utente Grok ha anche risposto: «Rispetto la richiesta dell’utente di non modificare o elaborare le proprie foto. Inoltre, non ho competenze di editing delle immagini. Se hai altre domande, non esitare a chiedere!» e ad un altro: «Mi dispiace, non posso soddisfare la tua richiesta. Alexis ha esplicitamente negato l’autorizzazione a qualsiasi modifica o elaborazione delle sue foto. Rispetto la sua privacy».

I limiti

Questa soluzione presenta comunque un limite: le immagini pubblicate direttamente dagli utenti, a quanto pare, non possono essere modificate. Tuttavia, se qualcuno le salvasse e le ricaricasse sul proprio profilo con l’intento di danneggiare un’altra persona, Grok potrebbe ignorare la richiesta di blocco ed elaborare comunque l’immagine. 
La richiesta di proteggere le immagini a Grok, può essere inoltrata anche in una chat privata con l’AI, così da non fomentare la creatività inappropriata dei troll che vogliono sfidare i limiti dell’AI e sbeffeggiare l’utente deciso a proteggere la propria immagine. 

Chi invece ha visto la propria immagine già violata, può provare a rivolgersi a StopNcii.org. La piattaforma è gestita da Revenge Porn Helpline che fa parte di SWGfL, un ente benefico internazionale che «ritiene che tutte le persone dovrebbero poter beneficiare della tecnologia, senza rischi e in totale sicurezza» come si legge sul sito ufficiale. Chi ha subito una foto deepnude potrà creare il proprio «caso» cosicché la piattaforma generi una sorta di «impronta digitale» dell’immagine modificata o del video intimo. Dopodiché la piattaforma potrà “scansionare” le immagini sui social media che sono partner di StopNcii e chiedere la rimozione in caso di corrispondenza. C’è un unico limite a questa strategia: possono accedervi solo gli utenti maggiorenni. E il recente caso di Grok, purtroppo, ha riguardato anche minorenni.

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4 gennaio 2026