TRENTO. La presidente dell’Associazione Familiari Rsa Unite, Giordana Gabrielli, segnala che più della metà delle RSA del Trentino ha aumentato la retta alberghiera per il 2026, in alcuni casi oltre il 3% rispetto al 2025. “Incrementi che superano nella maggior parte dei casi – si legge in una nota – il tasso di inflazione e che comportano per le famiglie un aggravio economico di diverse centinaia di euro all’anno. Solo diciotto strutture non hanno applicato aumenti, evidenziando differenze significative tra i modelli di gestione”.
Nel documento si chiede massima chiarezza su costi, orari di ingresso, assistenza ai pasti, qualità e quantità dei servizi garantiti agli ospiti. Temi che incidono direttamente sulla quotidianità delle persone anziane e dei loro familiari e che sollevano interrogativi sulle motivazioni che consentono ad alcuni enti gestori di mantenere l’equilibrio economico senza ulteriori rincari, mentre in altri casi ciò non avviene.
La nota richiama inoltre l’aumento, anche in Trentino, dei casi di famiglie con persone affette da patologie particolarmente gravi residenti in RSA, costrette ad avviare ricorsi giudiziari per ottenere il riconoscimento del diritto alla cura e l’attribuzione della retta alberghiera al servizio sanitario nazionale. Una situazione che rende necessaria una revisione dei parametri assistenziali e l’attivazione di finanziamenti dedicati, ad oggi non ancora affrontati in modo concreto.
”La Provincia – spiega la presidente – ha approvato un incremento del 3% della quota sanitaria destinata alle RSA, comprensivo in parte degli adeguamenti contrattuali del personale, e ha confermato investimenti per la riqualificazione delle strutture. Interventi ritenuti apprezzabili ma insufficienti per una riforma complessiva che renda le RSA integrate con il territorio e capaci di offrire percorsi di cura personalizzati, tra residenzialità, assistenza domiciliare e servizi diurni, attraverso processi partecipativi reali con Consulte, associazioni e cittadini”.