Una di famiglia è esattamente come se lo si aspetta. È inutile sorprendersi per la dose di camp, storcere il naso per l’evidente iperbole narrativa che prendono gli eventi, persino trovare prevedibile e telefonato l’improvviso interessamento del personaggio Andrew Winchester (interpretato da Brandon Sklenar) per la nuova domestica di casa Sydney Sweeney, aggiungendo quella spruzzata di erotismo adatto alle mamme, di solito accompagnata da qualche canzone soft pop. Per capirlo meglio dobbiamo ricordare che a dirigerlo è Paul Feig, e questo è un dato fondamentale per comprendere l’operazione che si è coscienziosamente voluta fare, con quel pizzico di eccesso e di gusto per il melodramma in salsa teatrale.
Una di famiglia, trama e cast del thriller kitsch con Sydney Sweeney al cinema
Il romanzo da cui Una di famiglia trae ispirazione è l’omonimo lavoro della scrittrice Freida McFadden, trasformato in sceneggiatura da Rebecca Sonnenshine. La regia di Feig è il tocco che fa la differenza, lui che da sempre vortica attorno alla commedia e che sa infarcirla con l’assurdità del kitsch più spicciolo nascondendolo sotto abitazioni sontuose e outfit appariscenti. Ricordiamo sempre che prima dell’adattamento della storia di McFadden, il regista è stato il burattinaio di Un piccolo favore del 2018, di cui non ha saputo mantenere propriamente intatto lo spirito col sequel del 2025, Un altro piccolo favore, ma che questa volta sembra aver cercato di rimediare – portandosi dietro dal film, tra l’altro, Michele Morrone, qui in veste di giardiniere.
Come protagoniste sceglie Amanda Seyfried, la cui versatilità la porta dal biopic musicale in pellicola di Mona Fastvold Il testamento di Ann Lee al thriller/melò in cui ad affiancarla è la Sydney Sweeney che ormai, più che far parlare di sé per le proprie doti, continua a restare al centro del mirino per le simpatie repubblicane e un certo amore per i jeans. Nemmeno una forte campagna pubblicitaria in cui l’hanno affiancata alla collega più grande sembra aver aiutato la sua immagine che al momento, almeno sui lidi statunitensi di internet, appare come corrotta. Meno male che Seyfried è capace di conquistare la scena ovunque vada, non solo per la sua presenza, ma per quella che sembra una spiccata e naturale leggerezza.
Recensione di Una di Famiglia: intrattenimento ma anche riflessione
Nonostante la formazione dell’improbabile coppia durante il tour promozionale, Sweeney e Seyfried si calano a dovere nell’atmosfera alla Desperate Housewives che fa da tappeto a Una di famiglia, arricchita da un intrigo che si nasconde dietro l’angolo, pronto a saltare fuori quando meno il pubblico se lo aspetta. Un gioco-forza tra la patina alto borghese della famiglia protagonista e il marciume che nasconde al di sotto, per una riflessione sulla violenza di genere che non cerca di fare la morale a discapito del thriller, bensì usa i codici della tensione proprio con lo scopo di utilizzare l’intrattenimento come specchietto per una realtà dove vigono malfunzionamenti e ossessioni che, seppur smaccatamente morbose, conciliano lo svago cinematografico alla riflessione extra-visione della pellicola.
La consapevolezza salva il film, che rimane sincero a se stesso
Una di famiglia diventa così il tipo di film che rientra nella categoria “good for her”, mostrando anche una certa solidarietà alle sue personagge, sebbene narrativamente tardiva. L’esorbitanza del racconto, col suo animo voluminoso, fa volutamente parte di un insieme pacchiano che, però, riserva alla fine un genuino trasporto da parte dello spettatore. Un titolo che sa essere sincero sulla propria natura fin dall’inizio, lasciando l’imbroglio solo come spunto da dover scoprire all’interno della storia. Non un melodramma struggente e sofisticato, né tantomeno travestito per far credere di esserlo.