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Sara Gandolfi, inviata a Bogotà

A sorpresa la neo presidente ad interim, volto moderato del regime chavista e prima donna a guidare il Paese, mostra di voler resistere agli americani, spalleggiata dalle forze armate

DALLA NOSTRA INVIATA
BOGOTÀ – È durata davvero poco la luna di miele fra Donald Trump e la neopresidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez. «Se non fa ciò che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro». In un’intervista con The Atlantic, ieri mattina, Donald Trump ha reagito così al gran rifiuto della donna che aveva prescelto per guidare la transizione verso un nuovo governo (o, forse, un protettorato Usa) nel Paese sudamericano. 

L’avvocata ed ex vice di Maduro, cui la Corte Suprema venezuelana ha affidato «tutti i poteri, i doveri e le facoltà» necessari «a garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della nazione», ha puntato i piedi e, almeno per ora, ha respinto l’«offerta» dell’amministrazione Trump che si era detta disposta a collaborare con l’attuale governo di Caracas a patto che fossero raggiunti gli obiettivi di Washington, primo fra tutti l’apertura agli investimenti statunitensi sulle vaste riserve petrolifere del Venezuela. 



















































A sorpresa, dopo la telefonata di sabato con il segretario di Stato Marco Rubio, Rodríguez ha affermato che Maduro è l’unico leader legittimo del Venezuela e ne ha chiesto l’immediata liberazione. «Siamo pronti a difendere le nostre risorse naturali», ha detto la neo-leader, durante una seduta del Consiglio di difesa trasmesso alla Tv nazionale, spalleggiata dagli alti comandi delle forze armate e dal potente ministro dell’Interno Diosdado Cabello, che le hanno giurato fedeltà. 

Il patto civico-militare che ha dominato per decenni il Venezuela pare dunque voler sopravvivere alla spallata americana. E si affida a questa minuta cinquantaseienne, il volto moderato del regime chavista e la prima donna a guidare il Paese (un incarico che la leader dell’opposizione María Corina Machado immaginava presto suo). 

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Il suo ingresso in politica è strettamente collegato alla tragica fine del padre, il fondatore della Lega Socialista Jorge Antonio Rodríguez, morto nel luglio del 1976 per le gravi lesioni riportate durante le torture da parte dell’ex polizia politica del Venezuela. Un «martire» della storiografia chavista. Laureata in legge all’Universidad Central del Venezuela, Rodríguez ha proseguito gli studi all’estero, tra Parigi e Londra per poi rientrare a Caracas e mettersi al servizio della Rivoluzione Bolivariana, prima come diplomatica e poi come ministra, sotto le presidenze di Hugo Chávez e di Maduro. 

A lei quest’ultimo ha affidato la missione più delicata. Secondo indiscrezioni pubblicate ad ottobre dal Miami Herald, Rodríguez e suo fratello Jorge, presidente dell’Assemblea Nazionale, nel 2025 hanno promosso silenziosamente una serie di iniziative per presentarsi a Washington come un’alternativa «più accettabile» al regime di Maduro

Le proposte negoziali, avallate dallo stesso ex presidente, sarebbero state incanalate tramite intermediari in Qatar, con l’obiettivo di persuadere la Casa Bianca che un «Madurismo senza Maduro» avrebbe potuto consentire una transizione pacifica in Venezuela, preservando la stabilità politica senza smantellare l’apparato di governo. Una delle richieste, secondo il quotidiano americano, era però che in cambio della riapertura del settore petrolifero venezuelano alle aziende statunitensi, venisse garantito a Maduro un tranquillo esilio a Doha o in Turchia. 

Qualcosa, evidentemente, è andato storto. Sarebbe stato Rubio a bloccare l’accordo. Ma forse è solo questione di tempo prima che tutte le pedine prendano posizione. Delcy conosce bene i meccanismi del potere e potrebbe essere la persona giusta per condurre la partita a scacchi con Washington, anche se deve poter contare sul sostegno delle forze armate venezuelane e del ministro Cabello. Finora, ha dimostrato di saper muoversi con astuzia nella complessa rete di potere chavista. 

Per molti anni, Jorge e Delcy Rodríguez sono stati pilastri centrali dell’élite al potere in Venezuela: tecnocrati disciplinati, accusati da fonti americane di gestire le finanze del Cartello dei Soli, il network che secondo Washington gestisce gli affari sporchi del regime. Nell’agosto 2024, Delcy è stata nominata ministra degli Idrocarburi, quindi alla guida della potente industria nazionale dell’energia. Una figura chiave per la gestione economica e imprenditoriale del Paese: gli accordi su gas e petrolio, la grande ricchezza del Venezuela, si fanno con lei. E Trump lo sa bene.  

4 gennaio 2026 ( modifica il 5 gennaio 2026 | 07:48)