Il ruolo del cinema nell’odierno panorama dell’intrattenimento, il quale sta attraversando cambiamenti sempre più repentini se non violenti, non è mai stato così precario. Secondo molti, la sempre maggiore concorrenza delle piattaforme streaming e l’avvento delle intelligenze artificiali rischia infatti di erodere ulteriormente il già traballante futuro delle sale cinematografiche e, con esso, la sopravvivenza stessa di Hollywood.
Uno scenario che sembra preoccupare gran parte dei veterani dell’industria tra cui Leonardo DiCaprio. In una recente intervista rilasciata al The Times of London, la star premio Oscar si è detta preoccupato per il futuro del cinema, domandandosi apertamente se “la gente abbia ancora voglia” di vivere l’esperienza della sala cinematografica:
«Sta cambiando tutto alla velocità della luce. Stiamo assistendo a una transizione enorme. Innanzitutto, i documentari sono scomparsi dai cinema. Ora, i film drammatici vengono distribuiti nelle sale cinematografiche solo per un tempo limitato e la gente aspetta di vederli sulle piattaforme streaming. Davvero non so cosa accadrà.»
Qualunque cosa accada, DiCaprio ha tuttavia affermato di nutrire la speranza che i registi del prossimo futuro possano ancora vedere i loro lavori proiettati sul grande schermo:
«Spero solo che in futuro un numero sufficiente di persone che siano dei veri visionari possa ancora avere l’opportunità di fare cose davvero uniche e che queste possano essere viste al cinema. Ma questo rimane tutto da vedere.»
Il premio Oscar è sempre stato un convinto difensore dell’integrità della visione cinematografica. Durante una precedente intervista rilasciata al Time, DiCaprio ha criticato l’uso dell’intelligenza artificiale nei film, affermando che la tecnologia – dal momento che è priva del fattore umano – non può essere “autenticamente” considerata arte:
«Potrebbe essere uno strumento migliorativo per un giovane regista intenzionato a fare qualcosa che non abbiamo mai visto prima. Penso che tutto ciò che debba essere autenticamente pensato come arte debba provenire dall’essere umano. Altrimenti — avete presente quelle canzoni mash up assolutamente brillanti? Le ascoltate e vi ritrovate a dire: “Oh mio Dio, questo è Michael Jackson che fa Weeknd”, oppure “Questo è un funk dalla canzone degli A Tribe Called Quest, “Bonita Applebum”, eseguita con una specie di voce soul alla Al Green, ed è geniale.” E la trovate davvero fantastica. Ma poi non ottiene altro che i suoi 15 minuti di notorietà per poi dissolversi nell’etere di altra spazzatura di Internet. Non si crea alcun legame in tutto ciò. Non c’è umanità in questo, per quanto brillante sia.»
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Foto: Emma McIntyre / Getty Images
Fonte: The Times of London
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