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Il 2025 appena concluso è stato un anno molto strano per la settima arte. Incassi imprevedibili, grandi registi e attori che non hanno convinto critica o pubblico, nuove leve che si sono fatte avanti e un’instabilità che è diventata di fatto una regola. Ecco perché è utile andare a guardare quali film vi conviene recuperare, magari ve li siete fatti sfuggire, magari li avete liquidati senza scoprirli. Invece hanno tanto, tantissimo da offrirvi.
“40 secondi”
Avete ancora tempo di recuperarlo in sala e fidatevi, è un’esperienza cinematografica imperdibile. “40 secondi” di Vincenzo Alfieri è il miglior film italiano dell’anno a mani bassissime, e purtroppo uno dei migliori esempi di quanto il nostro pubblico sia difficile, e perda delle occasioni importanti. L’assassinio di Willy Monteiro Duarte di cinque anni fa, che scosse profondamente l’opinione pubblica italiana, è lo spunto attraverso il quale Alfieri ci guida dentro quell’ecosistema umano, culturale che si chiama periferia italiana. Una giungla così diversa e in fin dei conti anche sempre la stessa. Maschilismo, patriarcato, la criminalità che si trasmette di generazione in generazione, la gioventù abbandonata e senza prospettive, la povertà e il degrado ce li mostra per quello che sono: un regno che prima che materiale, è soprattutto culturale. Girato in modo semplicemente divino, con una direzione degli attori da far tremare i polsi, “40 secondi” è stato quasi ignorato dal pubblico italiano in sala, in favore di pellicole molto più disimpegnate, volendo anche indulgenti con la nostra società e le sue problematiche. Fatto ancora più interessante, è un film civile ma mai retorico, nazionalpopolare o melenso, abbraccia un realismo semplicemente incredibile e sa come colpirci in modo profondo e mai banale. Una perla.
“Una battaglia dopo l’altra”
Paul Thomas Anderson con “Una battaglia dopo l’altra” ha creato un film tanto chiacchierato quanto, in ultima analisi, assolutamente messo in disparte dal pubblico, che non ha raccolto questa sua ennesima sfida, questo film capace di essere una rappresentazione totale del nostro presente (non solamente americano). Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Teyana Taylor, Benicio del Toro, Chase Infiniti, sono i volti principali di un cast che ci mostra l’umanità in un futuro non così lontano e per nulla distopico. Negli USA di domani (facciamo oggi va) domina il fascismo, esso è istituzione, manco tanto nascosta. Ora grottesco, ora feroce, pervaso da un black humor incessante, “Una battaglia dopo l’altra” ci parla di una famiglia di rivoluzionari inseguiti senza posa da un militare psicotico, da una loggia massonica suprematista, ed è un mix tra pulp, action e satira politica. Dentro, ci scorgiamo il tramonto della democrazia, dell’occidente che è finito nelle mani dei peggiori, dei più ignoranti, dei più violenti. Prova di regia semplicemente sontuosa, come al solito a metà tra innovazione e omaggio alla classicità, “Una battaglia dopo l’altra” ha forse spaventato il pubblico, questo pubblico che se non capisce già tutto quanto dal trailer non si muove da casa. È uno dei grandi film politici del nostro tempo, un’altra prova di talento da parte di uno dei più grandi registi del cinema contemporaneo. Lo trovate (purtroppo) già in streaming su Amazon Prime e Apple Tv+.
“Black Bag”
Un noir, uno di quelli veri, sinuosi, eleganti e affascinanti, l’ennesima pennellata d’autore di un grande regista con un grandissimo cast al suo servizio. La straordinaria tradizione dello spy thriller d’oltremanica, viene sublimata da “Black Bag” di Steven Soderbergh., che con Michael Fassbender, Cate Blanchett, Naomie Harris, Regé-Jean Page e Pierce Brosnan, ci porta dentro una tela in cui professionale e personale vanno di pari passo, un gioco di ombre tra spie, per trovare una talpa, un traditore dentro i servizi segreti di sua Maestà. Armato di dialoghi sopraffini, di un’energia inquietante e un’estetica seducente, “Black Bag” ha però un’anima gelica così come i suoi protagonisti. Più che a Ian Fleming, si rifà alla narrativa di Agatha Christie, Frederick Forsyth, John le Carré, che ha fatto sì che la Gran Bretagna diventasse un modello da imitare del genere mistery. Purtroppo anche in questo caso il botteghino è stato ben poco generoso, con un film che chissà, forse dieci anni fa si sarebbe giocato più di qualche statuetta. “Black Bag” diventa anche metafora della completa perdita di certezze nello scacchiere geopolitico moderno, dove non c’è nessuna lealtà, nessuna coerenza e nessuna certezza. Nei Servizi non esistono alleati, non esistono ideali, esiste solo il gioco e chi vive e muore per esso. Disponibile su Now Tv, Amazon Prime Video e Apple Tv+.
“A House of Dynamite”
Il fatto che il nuovo film di Kathryn Bigelow sia stato così ignorato non solo dall’Academy, ma prima ancora da un’istituzione come la Biennale di Venezia, grida veramente vendetta. Una delle giurie più scandalose che la Laguna abbia mai visto nell’ultimo decennio, ha fatto spallucce di fronte alla sua perfezione di regia e composizione, la sua capacità di far diventare la tensione l’ossigeno stesso di questo thriller magnifico. Strutturato sulla sovrapposizione di più punti di vista riguardo un misterioso ordigno nucleare che sta per colpire gli Stati Uniti, film annovera un cast di prim’ordine, composto da Idris Elba, Rebecca Ferguson, Jared Harris, Jason Clarke, Anthony Ramos, tutti chiamati a essere i tanti volti chiamati a confrontarsi con questo incubo che sta per piovere dal cielo. Lo potete trovare sul Netflix, naturalmente meritava di stare molto più tempo in sala, come meritava molto più considerazione da parte della critica, quella americana naturalmente, che come al solito accetta analisi di questo tipo solamente quando sono coperte di patriottismo e ottimismo. “A House of Dynamite” è un thriller politico che ci riporta ai tempi dell’apice della Guerra Fredda, con cui abbracciare la totale vulnerabilità delle nostre vite, del nostro presente a fronte di uno scacchiere internazionale guidato da uomini folli, ignoranti e soprattutto incompetenti. Assolutamente uno dei migliori film dell’anno. Disponibile da tempo su Netflix.
“Good Boy”
C’è anche spazio per l’horror in questa classifica, e che horror. “Good Boy” di Ben Leonberg è una vera chicca, è uno di quei cult che una volta avremmo definito film di genere, ma nella realtà, la sua eleganza, va di pari passo con l’originalità di composizione e con quest’idea geniale: un horror dove il protagonista sia un cane. Si chiama Indy, è un Nova Scotia Duck Tolling Retriever, ed è chiamato a confrontarsi con una presenza oscura, decisa a prendersi Todd, il suo padrone, in preda a una depressione profonda. In quella casetta sperduta nel bosco, andrà in scena un duello tra questo cane fedele, coraggioso e intuitivo, e questa entità malvagia. Impossibile non innamorarsi di questo film, così come non comprendere la magnifica metafora del concetto di depressione come qualcosa di già dentro di noi, da combattere con l’empatia. Più che sull’horror visivo, “Good Boy” si appoggia ai concetti di ignoto e oblio, è un horror psicologico, ma funziona come un orologio svizzero. Anche in questo caso, avrebbe meritato di stare più in sala, il passaparola è stato efficace ma al momento lo potete trovare soltanto in streaming. “Good Boy” è l’ennesima dimostrazione di come questo genere rimanga, ancora oggi, il più libero, il più sorprendente, a fronte di tanta sterilità e artificiosità che ormai ha infettato l’industria. Potete recuperarlo su Apple Tv+ e Amazon Prime Video.