La Regione Puglia mette in mora i medici e avvia il recupero di oltre 23 milioni di euro – nonostante i 30 milioni di crediti che i medici di base ritengono di avanzare. È quanto denunciano i sindacati dei medici e pediatri pugliesi, che in una nota parlano di «rottura» della Regione con la categoria. Ogni professionista, più nel dettaglio, dovrà restituire 70mila euro da recuperare in 10 anni, vale a dire 500 euro l’anno per 10 anni.
Il fatto in breve: la Regione Puglia deve recuperare le quote erogate in più ai medici e non dovute dal 2016 al 2024, in seguito all’aggiornamento delle somme dovute ai sanitari per ogni singolo assistito (un aggiornamento riconosciuto nel 2009 ma poi ricalibrato in quanto lo Stato non aveva predisposto i fondi necessari). Ora, alla luce di una sentenza su un contenzioso attivato in Emilia Romagna, in cui la Corte dei Conti intima alla regione di recuperare le somme erogate in più prima che decorra il termine di prescrizione, la Regione ha proceduto con la pubblicazione, il 31 dicembre, della direttiva. Un «atto che supera ogni limite accettabile», «pubblicato durante le festività, contando sulla distrazione dei più e sul periodo di vacatio politica, dato che il nuovo governatore non è stato ancora proclamato eletto».
La nota, spiegano i sindacati, si è resa necessaria soprattutto alla luce della possibile accusa di danno erariale nei confronti dei dirigenti. Le delegazioni regionali di Fimmg, Smi, Snami, Fimp e Simpef, adesso, preannunciano lo stato di agitazione.
«Dispiace che si pensi che la Regione possa aver scelto apposta l’ultimo giorno dell’anno – dicono fonti dalla Regione -, tenuto che abbiamo tentato di capire se operasse la prescrizione. Chiarito questo esaminando sentenze di parifica della Corte dei Conti e normative abbiamo appurato che la prescrizione è decennale, quindi abbiamo dovuto interromperla al fine di evitare giudizi per danno erariale nei confronti dei tecnici. Questo però non significa che non possa esserci un confronto, come chiarisce l’ultima parte della lettera».