Per la terza volta consecutiva Netflix ha avviato la programmazione del nuovo anno nello stesso modo: pubblicando una serie tratta da un romanzo di Harlan Coben, scrittore statunitense di gialli e thriller straordinariamente prolifico. Per via del gran numero di produzioni tratte dai suoi libri presenti sulla piattaforma, la stampa di settore descrive spesso Coben come lo scrittore feticcio di Netflix. Dal 2018 ne sono uscite 12, riunite in un’apposita sezione della piattaforma denominata “The Harlan Coben Collection”.
L’ultima, Fuga, è uscita il primo gennaio e al momento è la più vista in Italia sulla piattaforma, davanti all’attesissima stagione finale di Stranger Things. Ma è dal 2024 che Netflix ha preso l’abitudine di cominciare l’anno con una serie del cosiddetto “Coben universe”, il nome con cui le riviste che si occupano di serialità televisiva definiscono talvolta l’insieme delle trasposizioni tratte dai libri di Coben.
Il primo gennaio dell’anno scorso era uscita Missing You, che aveva ottenuto un grande successo ed era stata la quinta serie più vista su Netflix nella prima metà del 2025 (i dati relativi all’intero anno non sono ancora disponibili). Due anni fa invece uscì Un inganno di troppo, che fu la serie più vista del 2024.
Netflix, comunque, non è l’unica piattaforma ad avere intuito quanto le storie di Coben possano essere convenienti sul piano produttivo. Ne sono uscite due anche su Amazon Prime: Shelter (2023), tratta da un suo romanzo, e Lazarus (2025), scritta appositamente per la piattaforma.
L’accordo televisivo tra Coben e Netflix è stato firmato nel 2018: inizialmente previsto per una durata di cinque anni, è stato poi prorogato di altri quattro nel 2022. Non si sa precisamente quante serie riguarderà: nella sua forma originaria, il contratto prevedeva la realizzazione di 14 trasposizioni dei suoi libri, ma in alcune interviste Coben ha fatto intendere che potrebbero essere molte di più.
Coben ha 62 anni, è nato in una famiglia ebraica di Newark, nel New Jersey, e finora ha pubblicato 39 libri. Quello d’esordio, Presunta scomparsa, uscì nel 1995 e fu il primo della cosiddetta saga di Myron Bolitar, dal nome del protagonista, un ex giocatore di basket che nel tempo libero si diletta come detective. La saga è composta da 15 romanzi (tra cui tre spin off), e ha avuto un grande successo soprattutto negli Stati Uniti.
In un’intervista data al New York Times, Coben ha raccontato che considera la prolificità un elemento essenziale del suo lavoro, che approccia con un certo stacanovismo e una disciplina molto rigida.
Passa la stragrande maggioranza della giornata a scrivere: quando può lo fa nel suo appartamento al Dakota Building, il celebre edificio newyorkese in cui vissero anche Yoko Ono e John Lennon, ma più spesso lavora in biblioteca o in qualche bar. Il suo «obiettivo produttivo» è pubblicare almeno un libro all’anno e, anche se le storie nascono sempre come romanzi, fin dall’inizio vengono concepite con l’idea di trarne una serie.
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Le trasposizioni televisive delle sue storie vengono quasi sempre adattate dallo stesso sceneggiatore, l’inglese Danny Brocklehurst, con cui Coben ha stabilito da anni una solida e redditizia collaborazione.
Le serie del “Coben universe” hanno sviluppi, ambientazioni, snodi narrativi e argomenti simili. Spesso al centro della trama c’è una scomparsa, e il racconto si sviluppa attorno alle indagini per chiarire l’accaduto. Condividono questo spunto narrativo Safe, che racconta la sparizione di un’adolescente all’interno di una comunità residenziale e che ha diversi punti in comune con Fuga, e Estate di morte, che ruota attorno alla riapertura di un caso di sparizione avvenuto venticinque anni prima.
Ma hanno una struttura simile anche Svaniti nel nulla, incentrata sulla presunta morte di una donna e sui dubbi che emergono anni dopo; Stay Close, che intreccia le vicende di più personaggi legati tra loro da una scomparsa mai chiarita; e Fidati di me, che parla di un adolescente che decide di allontanarsi dalla famiglia in seguito al suicidio del suo migliore amico.
In altri casi il punto di partenza delle storie di Coben è la scoperta di un qualche segreto del passato che il protagonista ignorava, e che finisce per sconvolgere la sua vita. Succede per esempio in The Stranger, che prende avvio da un’informazione legata al passato della moglie del protagonista, e in Un inganno di troppo, in cui (semplificando molto) una scoperta rimette in discussione una morte data per certa.
Coben poi ama integrare nelle trame alcune sue fissazioni, come quella per gli strumenti di sorveglianza, e in particolare il GPS (il sistema che usa i satelliti per definire con precisione la posizione), spesso un elemento risolutivo delle sue storie.
Anche se Netflix sta progressivamente abbandonando il binge watching, le serie di Coben si prestano molto bene a essere viste in un’unica soluzione. Il merito è anche della scrittura di Brocklehurst, che spesso chiude gli episodi con un colpo di scena pensato per indurre lo spettatore a proseguire con quello successivo.
Le produzioni tratte dai romanzi di Coben vengono quasi sempre accolte in modo tiepido dai critici televisivi, che spesso commentano in modo piccato la superficialità delle trame, la tendenza a lasciare irrisolte alcune linee narrative e la propensione a costruire personaggi poco approfonditi e che sembrano preferire lasciarsi trasportare dal corso degli eventi, piuttosto che agire attivamente per risolvere il mistero di turno.
La giornalista di GQ Lucy Ford nel 2024 ha scritto che le serie di Coben sono «cibo spazzatura televisivo». «Negli ultimi cinque anni, Coben è diventato il principale autore del “programma televisivo da guardare dopo cena”. Un programma anti riflessivo che cattura l’attenzione. Un programma che è quasi (ma non proprio) abbastanza avvincente da impedirti di prendere compulsivamente il telefono per sovraccaricare i tuoi recettori sensoriali con l’ennesimo video di tendenza su TikTok», ha aggiunto.
Secondo Jon O’Brien di The i Paper, il successo delle serie di Coben è la dimostrazione che, nonostante l’enorme offerta di serie televisive, alla fine «il pubblico dello streaming odierno non desidera altro che un giallo improvvisato pieno di attori britannici di serie B che sfida volutamente qualsiasi logica».
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