Forse al Sanremo 2019, quello che fu vinto da Mahmood (Soldi, ndr), avrebbe preferito arrivare ultimo, non secondo. La sua rabbia non la nascose e la manifestò con vigore e lealtà. In sintesi gridò al mondo “mi hanno fregato!”. I fans di Ultimo non tacquero e gridarono al furto, alla manipolazione del voto popolare, che era in gran parte catalizzato dal ragazzo romano. Oggi Ultimo è un fenomeno, che nemmeno la discografia e chi se ne occupa raccontandola riesce a capire compiutamente, e la cosa ci piace assai.
In un’estate dove i tormentoni si sono dissolti come meduse al sole e i concerti di sedicenti big sono stati bellamente snobbati dal pubblico, lasciando in gran parte gli stadi mezzi vuoti, c’è lui, c’è questo ragazzo che canta canzoni “antiche” e che riempie gli stadi con un anno di anticipo.
A raccontarcelo per ultimo è Stefano Pistolini sul Foglio, che prova a spiegare il fenomeno Ultimo dopo l’ennesimo ceffone sferrato dal cantautore romano, che in sole tre ore ha venduto 250 mila biglietti per il suo concerto che si terrà addirittura tra un anno, il 4 luglio del 2026 nella spianata di Tor Vergata. Un record assoluto, che polverizza il precedente primato della notte al Modena Park di Vasco Rossi nel 2017, fermatasi a 225 mila presenze. Sarà “il concerto più grande di sempre”, ha scritto Niccolò Moriconi (Ultimo) sul suo profilo Instagram.
In un mondo, quello musicale, che sanguina di fallimenti, Ultimo va in direzione opposta e questo stesso mondo si interroga, non capendoci niente. Come è possibile che Ultimo vada a segno con questa frequenza di realizzazione, quando gli altri nemmeno vedono il pallone?
Il ragazzo che viene da San Basilio, quartiere romano difficile, è il soggetto di questo miracolo. «Studi al conservatorio, passione musicale covata fin da piccolo, una gavetta neppure troppo promettente, disseminata di bocciature ai talent dove si era presentato – scrive Pistolini -. Poi il decollo veloce, transitato per la vittoria a Sanremo Giovani nel 2018, la rivelazione a un pubblico che l’ha riconosciuto e adottato, un paio d’album per confermarsi ed ecco che presto per lui si sono aperte le porte degli stadi italiani (1 milione e 750 mila biglietti venduti) e la liturgia delle cifre roboanti: 84 dischi di platino, 17 dischi d’oro per 7 milioni di copie vendute, 3,5 miliardi di streaming su Spotify».
Cose da far girare la testa a chiunque e a qualche suo collega o discografico non soltanto la testa. A fianco di Ultimo, anche una leggenda del cantautorato italiano, Antonello Venditti, che l’ha eletto a suo erede naturale, ma nonostante questo e come spesso accade, dietro all’incomprensione si cela e si alimenta l’invidia, con il mai dimenticato snobismo culturale pronto a ricamare sul fatto che questo ragazzotto disperato piace agli ultimi dei consumatori, quelli che fanno massa ma non opinione. Si, come no.
Ma la cosa bella e che al sottoscritto piace tantissimo è che in questo mondo fatto di marketing e algoritmi, di intelligenza artificiale galoppante e press agent che pensano di far passare tutto con la sola imposizione delle mani, c’è questo ragazzino imberbe, un tantinello incazzato e tendente al disperato (Agonia Baglioni era un mattacchione…), che se ne fa un baffo degli uni e degli altri e degli altri ancora. Avrà anche il carattere chiuso al limite della diffidenza, sarà anche come scrive Pistolini la sua presenza social «rarefatta», sarà anche che non si fa vedere in tv, insomma, in un mondo dove devi apparire con “stories” e immagini sempre e ovunque, lui se ne infiaschia bellamente facendo il minimo indispensabile per piacere.
Un non-personaggio che ha spaccato, forse con l’antico e mai desueto passaparola. I maligni, quelli che si occupano di musica e non si danno pace, commentando le sue ballate cosparse di sofferenza, incomprensione, pentimenti e rivincite gridati allo spasimo, parlano di banalità delle sue melodie.
Dalle canzoni di Ultimo esce il mal di vivere, ma da quello che si legge in questi giorni questo sentimento è condiviso anche da coloro i quali non comprendono la fenomenologia di un ragazzo che non fa spot, non fa stories, non fa nulla per piacere e piace un sacco, alla faccia di chi lo vorrebbe perennemente Ultimo.
P.S.: Per la cronaca non sono un fan di Ultimo: adoro Baglioni, De André, Battisti, Lucio Dalla e gran parte del cantautorato italiano, ma questo ragazzo che sconvolge le carte in un mondo che va nella direzione dell’algoritmo, mi piace un sacco. È consolatorio e ha un non so che di speranza.
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