voto
6.5

  • Band:
    BOUND TO PREVAIL
  • Durata: 00:39:44
  • Disponibile dal: 07/01/2026
  • Etichetta:
  • Lethal Scissor Records

Streaming non ancora disponibile

“Enthroned in Torment” è il primo album dei maltesi Bound To Prevail, formazione dedita a un feroce brutal death metal di matrice moderna. Il quintetto in questione è attivo dal 2014 e punta a tenere alta la bandiera del death metal proveniente da Malta, che può vantare esponenti di spessore come i Beheaded e gli Abysmal Torment. I Bound to Prevail seguono la lezione dei loro connazionali più famosi e, dopo un demo datato 2016 e un EP uscito nel 2017, giungono ora al debutto discografico con l’etichetta lecchese Lethal Scissors Records di Maurizio Ycio Orsanigo – non l’ultimo arrivato nel settore, visto che stiamo parlando dell’ex batterista dei Vomit The Soul.

“Enthroned in Torment” è un lavoro intenso e abbastanza equilibrato per il genere, che si sviluppa lungo otto canzoni ben suonate e costruite seguendo nel minimo dettaglio tutti i dettami che ci si aspetta da un disco di questo genere di death metal degli anni Venti. Ciò significa che bisogna accettare i suoni eccessivamente patinati delle mega produzioni moderne e anche un pizzico di melodia nella dose di brutalità che ci viene rifilata; due caratteristiche sdoganate al giorno d’oggi, ma che potrebbero far storcere il naso agli adepti della prima ora del genere. Semplificando al massimo, se cercate una brutalità allo stesso tempo tecnica, primordiale e permeata di un’atmosfera cupa come in “Effigy of the Forgotten” dei Suffocation, non è questo il caso. Stesso discorso se siete a caccia di assalti frontali senza un attimo di tregua alla Brodequin o di asfissianti sonorità slam alla primi Devourment. Se invece siete appassionati del lato più moderno, semi-tecnico e in parte melodico del filone brutal death metal, allora i suoni freddi e un po’ artefatti di “Enthroned in Torment” fanno al caso vostro.

In linea di massima, vengono riproposte le sonorità dei primi Abysmal Torment, ma con una produzione più pulita, asettica e leziosa. Piace comunque l’architettura dei pezzi dove si spinge di più sull’acceleratore, quando le linee di chitarra e la sezione ritmica si intersecano tra di loro in intrecci articolati che progrediscono con il passare dei minuti, grazie a un incidere preciso e quasi automatizzato. Fanno parte di questo lotto ad alta intensità brani come “Consecrated Perdition” e “The Nevergod”. Piacciono meno e non sempre sembrano funzionare, invece, gli inserti melodici (ce ne sono diversi), che però fanno sempre più parte del gioco tra le band attuali. Scelte che comunque non convincono appieno, come nel finale di “Into the Depths”, nel riff centrale di “Dawn of Emptiness” e nell’attacco di “Tomb of the Graveless”.

Per il resto, ci sono tutti gli ingredienti della formula originale: pioggia di blast-beat, doppia cassa sotto l’effetto di steroidi, accenti sui piatti, numerosi cambi di tempo, scale su scale, qualche ultra rallentamento slam e un growling iper-gutturale alternato a streaming laceranti. Insomma, un disco più che sufficiente, se valutiamo la padronanza del quintetto con gli strumenti, ma restano alcune ombre sull’eccessiva pulizia della produzione e sull’approccio compositivo che risultano un po’ banali. Il concept è un prevedibile minestrone di dark fantasy con velatissimi accenni al gore alla blasfemia. Più originalità e meno ripetizioni di cliché aiuterebbero i Bound to Prevail ad alzare ulteriormente l’asticella delle ambizioni e della brutalità, perché a volte le scelte di campo nette pagano di più delle sterili forzature legate alle mode del momento.