A un mese dall’inizio del torneo, la fotografia sugli Azzurri

“L’Italia al Sei Nazioni? Può essere una mina vagante…” (Ph. Sebastiano Pessina)
L’arrivo del Sei Nazioni 2026 è sempre più vicino. Giovedì 5 febbraio infatti, a Parigi, saranno i padroni di casa della Francia e l’Irlanda ad aprire una nuova edizione del torneo più antico e prestigioso dell’Emisfero Nord, che anche quest’anno vivrà di equilibri sottili da cercare di confermare o ribaltare settimana dopo settimana con partite che metteranno sempre in palio punti pesanti per la classifica generale della manifestazione.
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“L’Italia al Sei Nazioni? Può essere una mina vagante…”
L’autorevole sito Planet Rugby ha provato a immaginare cosa potrà succedere nella rassegna fotografando il Sei Nazioni 2026 come “tutto quello che potrà succedere dopo l’ora di gioco”, un modo rielaborato per spostare il focus sui giocatori a disposizione a gara in corso e sulla griglia di partenza della competizione.
Francia favorita davanti all’Inghilterra, con le altre squadre a inseguire: questo quanto scritto sulle pagine web del portale.
Poi una lettura sull’Italia, uscita con due vittorie dai Test Match di novembre (contro Australia e Cile) e da una confortante prestazione contro il Sudafrica (come sottolineato anche da Rassie Erasmus). Parole importanti quelle spese da Planet Rugby che dice:
“L’Italia continua a evolversi silenziosamente. La profondità limita ancora un po’ la competitività prolungata, ma i titolari chiave ora forniscono performance da vere leve su cui poggiarsi. Il lavoro instancabile nel breakdown di Manuel Zuliani, la gestione organizzativa di Nacho Brex a livello difensivo, e il fatto di privilegiare un gioco pragmatico che consenta a tanti giocatori di non disperdere energie sono fattori chiave”.
“Gli Azzurri non sono più passeggeri (inteso come elementi passivi, ndr). Possono rovinare il percorso delle altre squadre, essere una mina vagante. Il passo successivo rimane quello del mantenimento delle prestazioni al crescere delle aspettative e della pressione”.
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