di
Greta Privitera
L’ex vicepresidente riformista arrestato nel 2009: «Per la transizione serve tempo, le sanzioni ci strozzano»
Mohammad Ali Abtahi era un vicepresidente della Repubblica islamica ai tempi di Mohammad Khatami. Nel 2009, dopo la contestata rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, è stato arrestato con l’accusa di essere un «cospiratore». Ha fatto parte dell’ala riformista, la stessa dell’attuale presidente Masoud Pezeshkian, che gli oppositori osteggiano perché sostengono che il regime sia irriformabile. Oggi è il fondatore dell’Associazione iraniana del dialogo interreligioso. E risponde da Teheran.
Cosa pensa delle proteste di questi giorni?
«Erano prevedibili. In una settimana il prezzo del dollaro è molto salito a causa delle sanzioni e della pressione economica legata ai sussidi, che il governo deve ridurre. Era naturale che si scatenasse un movimento di rivolta soprattutto tra i “bazaari” (i commercianti, ndr) i più colpiti da questa crisi che attanaglia tutta la società iraniana».
La repressione del regime ha già ucciso 20 persone.
«Sa, il problema è scoppiato quando le manifestazioni, specialmente nelle piccole città, sono uscite dall’ambito delle proteste e sono diventate violente. In base a quello che ho letto, ci sono stati morti dopo gli attacchi dei manifestanti a luoghi istituzionali, dopo gli incendi delle automobili, eventi violenti che capitano in tutto il mondo».
Ma non in tutto il mondo si uccidono i manifestanti. Sta giustificando il regime?
«Non credo ci sia stata volontà di uccidere. Credo che a seguito delle parole del signor Trump (ha detto che interverrà se ci saranno dei manifestanti uccisi, ndr) il rischio è che agenti esterni possano voler gonfiare il numero dei morti. La polizia deve fare attenzione: deve proteggere le vite degli iraniani, e non dare pretesti a Trump».
Pezeshkian è un riformista ma non ha inciso sul regime.
«È una persona onesta, ma il Paese soffre di una grave mancanza di risorse, a causa dalle sanzioni, e nessuno può fare miracoli. Pezeshkian ha subito incontrato i rappresentanti dei commercianti. Cerca il dialogo, come non è mai stato fatto prima».
Trump ha minacciato di intervenire per i manifestanti. Lo farà?
«Le autorità iraniane non dovrebbero prenderlo sul serio. Non mi sembra che in Iran sia possibile un attacco come quello venezuelano, o di pensare a una “sirianizzazione” del nostro Paese. Suona bene solo come slogan. Lo considero un comportamento “alla Ronaldo” che guarda da una parte e calcia dall’altra. In questo caso ha parlato dell’Iran per poi agire in Venezuela, rapendo Maduro. Si sente il padrone di tutto, ha sconvolto l’ordine mondiale».
Alcuni iraniani sperano in lui.
«Il popolo iraniano non ha buoni ricordi degli Stati Uniti. Per il sostegno al massacro dei palestinesi e per la Guerra dei 12 giorni che ha fatto molti morti tra civili e scienziati. In realtà, le sue parole potrebbero placare le proteste: le persone hanno paura di un nuovo conflitto».
Crede che la Repubblica islamica dovrebbe tornare al tavolo dei negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti?
«Non credo che succederà a breve, nessuno dei due lo vuole».
Le iraniane e gli iraniani desiderano vivere una vita libera e serena.
«Sono d’accordo. La vita libera e normale, specialmente per le nuove generazioni, è molto difficile qui. Quello che sta prendendo forma in Iran è un nuovo rinascimento. La Gen Z sta arrivando al potere e questo periodo di transizione deve essere attraversato con calma. In molte parti del Paese i ragazzi e le ragazze stanno già mettendo in pratica il loro stile di vita, nei caffè, nei ristoranti, a scuola. Lo si vede anche sulla questione dell’hijab. Il confine tra noi riformisti e gli estremisti al governo è proprio questo: loro guardano alle realtà in modo ideologico».
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5 gennaio 2026 ( modifica il 5 gennaio 2026 | 23:19)
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