di
Michele Farina
Il 72% dei cittadini Usa teme un coinvolgimento eccessivo in Venezuela. Il premier della Groenlandia: «Niente panico»
«Questo è il nostro emisfero, e il presidente non permetterà che la nostra sicurezza venga minacciata». Lo comunica il dipartimento di Stato guidato da Marco Rubio, poco dopo la prima udienza dei coniugi Maduro al tribunale di New York. Una giornata in cui, quasi a non voler lasciare troppo spazio mediatico al leader venezuelano in manette, Donald Trump è tornato a fare la voce grossa già a bordo dell’Air Force One che lo riportava a Washington dopo le lunghe settimane di feste e raid passate a Mar-a-Lago. Lo ha fatto minacciando di nuovo la Colombia con il suo presidente «malato» Gustavo Petro, e poi prendendosela con il vicino Messico (mentre «Cuba crollerà da sola»): «Dobbiamo fare qualcosa anche con il Messico, il Messico deve darsi una regolata» ha detto il tycoon usando il solito canovaccio di carote e bastoni: prima ha elogiato la presidenta Claudia Sheinbaum, poi l’ha redarguita perché ha rifiutato «le nostre offerte di truppe per sgominare i cartelli della droga».
L’America a tutti gli americani
E siccome quello è l’emisfero di 34 Paesi oltre agli Stati Uniti, Trump ha ricevuto risposte a tono: Petro ha gonfiato il petto: «Siamo pronti a prendere le armi». Sheinbaum ha volato più alto: «Crediamo che l’America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono».
I sondaggi
Ma si sa, quando Trump parla lo fa soprattutto rivolgendosi al pubblico di casa. Dopo l’attacco al Venezuela il tasso di approvazione del presidente è salito al 42%, il più alto da ottobre, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos. Anche se soltanto un cittadino Usa su tre approva il blitz: favorevole il 65% dei repubblicani, il bacino elettorale di «The Donald», contro appena l’11% dei democratici e il 23% degli indipendenti. Il 72% degli intervistati teme un eccessivo coinvolgimento in America Latina.
Riapre l’ambasciata?
Il Congresso intanto timidamente si fa sentire. Giunge notizia di una mozione bipartisan che potrebbe essere messa ai voti nei prossimi giorni, per rintuzzare la possibilità che la Casa Bianca ordini eventuali nuovi attacchi. Anche se, dopo le minacce di Trump alla nuova presidenta del Venezuela, il dipartimento di Stato è tornato a smorzare i toni, facendo sapere che l’amministrazione ha avviato i preparativi per una possibile riapertura dell’ambasciata Usa a Caracas.
Soldi e petrolio
Mentre sul fronte delle Borse salgono le quotazioni delle compagnie Usa chiamate a ristrutturare l’industria venezuelana del petrolio, a New York quasi in contemporanea con l’udienza Maduro è andata in scena la parata del Consiglio di Sicurezza, dove ogni mozione contro l’intervento americano è bloccata per default dal potere di veto del rappresentante di Washington. Alla riunione al Palazzo di Vetro, la vice Rosemary DiCarlo ha letto una dichiarazione del segretario generale António Guterres, che si dice «preoccupato per il mancato rispetto del diritto internazionale». Cina e Iran usano gli stessi argomenti. E gli alleati occidentali? Secondo l’ex consigliere per la sicurezza nazionale britannica Mark Lyall Grant, intervistato dalla Bbc, gli europei «si trovano in una posizione molto difficile», con Londra e Parigi che «si guardano bene dal giudicare la legalità dell’operazione Usa». Anche il presidente turco Erdogan è stato molto morbido, facendo sapere di aver ricevuto una telefonata da Trump. E approfittando dell’occasione per ribadire che si aspetta l’arrivo dei caccia F35 promessi e non consegnati dagli Usa.
Fronte artico. Altolà della premier danese Mette Frederiksen: «L’occupazione Usa sarebbe la fine della Nato». La Groenlandia getta neve sul fuoco: «La situazione non è tale da immaginare che gli Stati Uniti possano conquistarci. Non dobbiamo farci prendere dal panico — ha detto il primo ministro del territorio autonomo facente parte del regno danese, Jens-Frederik Nielsen — Dobbiamo ripristinare la buona cooperazione con Washington che abbiamo avuto in passato». Niente panico: lo dicevano anche i Maduro.
5 gennaio 2026 ( modifica il 5 gennaio 2026 | 23:46)
© RIPRODUZIONE RISERVATA