“Le infrastrutture attualmente presenti sono così fatiscenti che nessuna di queste aziende è in grado di valutare adeguatamente ciò che è necessario per renderle operative“, ha dichiarato a Politico un insider del settore energetico.

A questo va aggiunto che la presenza di riserve in una regione specifica non garantisce un contesto stabile che favorisca un massiccio afflusso di denaro e di dipendenti americani. Il New York Times ha riportato che l’amministrazione Trump puntava da settimane sulla vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez per la sostituzione di Maduro, in parte a fronte della precedente esperienza maturata nel ruolo di ministra del petrolio del Venezuela. Ma resta da vedere se l’amministrazione americana sarà in grado di gestire un cambio di regime creando un ambiente stabile per gli investimenti delle grandi compagnie petrolifere nei prossimi decenni.

Da questo punto di vista, anzi, il piano iniziale degli Stati Uniti sembra mostrare già le prime crepe. Sabato Rodríguez, che nel frattempo ha prestato giuramento come leader ad interim del Venezuela, ha condannato le azioni degli Stati Uniti definendo Maduro “l’unico presidente”. Domenica mattina, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato all’emittente Abc che Rodríguez non è la presidente “legittima”. “In definitiva”, ha sottolineato, “la legittimità del loro sistema di governo avverrà attraverso un periodo di transizione e vere elezioni, che non ci sono state”.

“Ci vorrà del tempo prima che le aziende tornino a fidarsi, se non sono obbligate a farlo. La prima cosa da capire è: chi è il presidente del Venezuela ora? Al momento non ne abbiamo idea”, commenta Johnston.

Detto questo, non è da escludere che alcune aziende scelgano di collaborare nel breve termine. Gli investitori hanno imparato che assecondare gli interessi di Trump può comportare vantaggi finanziari e normativi, anche quando non sono in linea con una logica di mercato. Le aziende che non seguono il presidente, invece, potrebbero fare i conti con le conseguenze della loro scelta. Sabato scorso, il Wall Street Journal ha scritto che un gruppo di figure attive nel campo degli hedge fund e della gestione patrimoniale stava già pianificando un viaggio in Venezuela per esplorare le opportunità di investimento, comprese ovviamente quelle nel settore energetico.

“Penso che vedremo molte cose del genere”, dice Johnston. “È una vetrina per gli investimenti o è una vetrina per la Casa Bianca? Penso che ci saranno molte persone che vorranno compiacere Trump e dire: ‘Sì, sì, sì. Ora questa è la nostra industria petrolifera’”.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.