Per anni il ciclismo ha inseguito un’idea semplice quanto seducente: più la bici è leggera, più va forte. Una convinzione che ha guidato scelte tecniche, investimenti industriali e desideri dei ciclisti, fino a trasformare il peso in una sorta di feticcio. Ma quando si osserva la prestazione in modo più ampio, la realtà si rivela molto meno lineare.
Il peso conta, sì. Ma non è la variabile dominante, e spesso nemmeno quella decisiva. Ci si è arrivati in questi anni a rendercene conto. Con un po’ malizia c’è chi sottolinea come il peso sia stato messo da parte a causa di nuove tecnologie, freni a disco ed elettronica in primis, che hanno di fatto complicato di grammi in più la semplicità della bicicletta. In questo articolo dimostriamo come il peso sia diventato solo una delle variabili che possono incidere nella scelta di una bicicletta da corsa (o limitrofe).
Quando il peso fa davvero la differenza
Il peso della bicicletta incide soprattutto nelle situazioni in cui la gravità è il principale avversario: salite lunghe, pendenze costanti, velocità relativamente basse. In questi contesti ogni chilogrammo in meno riduce il lavoro necessario per avanzare e può tradursi in un vantaggio misurabile, specialmente per atleti leggeri e allenati.
Tuttavia, queste condizioni rappresentano una porzione limitata del ciclismo reale. Anche in salita, basta che la velocità aumenti o che la pendenza si attenui perché entrino in gioco altre forze, spesso molto più penalizzanti del semplice peso da sollevare.
Ed è qui che il mito inizia a scricchiolare.
Attenzione poi, non è solo una discussione dei nostri giorni. Già parecchi anni fa, lontani ancora da quei freni a disco e da quell’elettronica che avrebbero appesantito le nostre biciclette, c’erano discussioni a riguardo. In particolare ci fu uno studio che parlava anche dei pesi dei ciclisti per l’adattamento ai diversi percorsi. E le conclusioni erano già molto sottovalutanti per quanto riguarda il peso totale (di bicicletta più ciclista).
L’aria: il vero nemico invisibile
Superata una certa soglia di velocità, la resistenza aerodinamica diventa il fattore dominante. A 30 km/h la maggior parte dell’energia prodotta dal ciclista serve solo a spostare aria; a velocità ancora più elevate, la quota cresce in modo esponenziale.
Questo significa che ridurre la resistenza frontale del sistema ciclista–bicicletta può avere un impatto molto maggiore rispetto a limare qualche etto. Una posizione più raccolta, una postura stabile e sostenibile, una bici che “scorre” meglio nell’aria valgono spesso più di un telaio alleggerito all’estremo.
È un cambio di prospettiva fondamentale: non si tratta di quanto pesa la bici, ma di come si muove nello spazio insieme al ciclista.
Il primo ad andare contro corrente? Moser col Record dell’Ora
Quando si cominciò a pensare al Record dell’Ora di Francesco Moser al professor Antonio Dal Monte venne chiesto pensare a una bicicletta e, dopo aver analizzato la situazione si rese conto che la via non era un alleggerimento estremo (come aveva fatto Eddy Merckx, record su cui si confrontava Moser), ma c’era da lavorare su altro: l’aerodinamica. Nacque così quella bicicletta futuristica di cui abbiamo presentato, in esclusiva, i disegni originali nella nostra intervista che trovate qui. Una bicicletta il cui peso era quasi di 10 chilogrammi (quella di Merckx del record del 1972 non arrivava a 6 chilogrammi). E parliamo di biciclette senza cambio e deragliatore, né freni.
La bicicletta del Record dell’Ora di Francesco Moser del 1984 segnò l’evoluzione verso l’aerodinamica nel ciclismo (foto conc. Museo del Ghisallo)
Efficienza prima della leggerezza
Una bici estremamente leggera, ma che costringe a una posizione scomoda o inefficiente, può risultare più lenta sul medio-lungo periodo. La fatica non è solo muscolare: è neuromuscolare, posturale, mentale. Una postura forzata aumenta le dispersioni energetiche, limita la capacità di esprimere potenza e accelera l’insorgenza della stanchezza.
Al contrario, una bicicletta leggermente più pesante ma progettata per sostenere una posizione naturale, fluida e ripetibile consente al ciclista di esprimere più watt utili e più a lungo. La prestazione, soprattutto fuori dal laboratorio, è quasi sempre una questione di sostenibilità.
La Giant TCR Advanced SL che spesso usiamo nei nostri test. Pesa poco più di sette chilogrammi
Comfort e controllo sono fattori prestazionali
Per molto tempo il comfort è stato considerato un concetto estraneo alla prestazione, quasi una concessione per cicloturisti o amatori. Oggi è sempre più chiaro che non è così.
Una bici che assorbe meglio le vibrazioni, che mantiene stabilità alle alte velocità, che non affatica eccessivamente il corpo permette al ciclista di rimanere concentrato, efficiente e lucido. Questo si traduce in maggiore velocità media, migliori rilanci, minori cali di rendimento.
Il peso, in questo quadro, diventa solo una delle tante variabili, e spesso non la più importante.
Rigidità, risposta e trasferimento di potenza
Un altro equivoco comune è associare automaticamente la leggerezza alla reattività. In realtà, ciò che determina la risposta della bici è l’equilibrio tra rigidità, geometrie e distribuzione delle masse.
Un telaio troppo leggero ma mal calibrato può flettere dove non dovrebbe, dissipando energia. Al contrario, una struttura leggermente più pesante ma progettata come un sistema coerente può garantire un trasferimento di potenza più diretto ed efficace.
La prestazione non nasce dall’estremizzazione di un parametro, ma dalla coerenza dell’insieme.
Il peso come variabile, non come ossessione
Alla luce di tutto questo, il peso della bicicletta va riportato nella sua giusta dimensione. È un fattore importante, ma contestuale. Conta molto in salita, poco in pianura veloce, quasi nulla quando la posizione è sbagliata o l’aerodinamica è trascurata.
Nel ciclismo reale, quello fatto di vento, asfalti imperfetti, rilanci, stanchezza accumulata e ore in sella, la bici più performante non è quasi mai la più leggera in assoluto. È quella che permette al ciclista di esprimere il proprio potenziale nel modo più efficiente, continuo e sostenibile possibile.
Forse il vero salto culturale sta proprio qui: smettere di chiedersi quanto pesa una bici, e iniziare a domandarsi quanto bene funziona insieme a chi la pedala.
Cosa conta davvero? Facciamo un riassunto
- Salite ripide: peso e potenza
- Pianura e alte velocità: aerodinamica
- Accelerazioni frequenti: massa in rotazione (quindi, soprattutto le ruote) e tecnica di guida
- Discese e controllo: stabilità del telaio e distribuzione del peso
Il peso e le masse rotanti. Ecco dove conta di più
Quei disegni inediti del Prof. Dal Monte sulla bici di Moser