passaporti colori

Il colore dei passaporti non è una scelta estetica né un capriccio grafico: dietro quelle copertine bordeaux, blu, verdi o neri si nascondono storie, identità, religione e persino alleanze politiche. Non esiste una legge che imponga una tinta precisa: ogni Stato ha seguito tradizioni, religioni e strategie geopolitiche, fino a creare quattro grandi famiglie cromatiche diventate ormai degli standard. Ma il colore del passaporto non è solo una scelta tecnica o un semplice dettaglio burocratico. Per milioni di viaggiatori, è il primo segno di riconoscimento: racconta a colpo d’occhio da dove vieni, dice chi sei al mondo. Quella copertina, che sembra così anonima, diventa uno degli emblemi più visibili dell’identità nazionale: così l’Europa veste il bordeaux, le Americhe il blu, il mondo islamico il verde e alcune realtà diplomatiche (o rarissime nazioni) il nero.

Da cosa dipende la scelta del colore: i fattori

Attualmente, i passaporti nel mondo vengono realizzati in tonalità che tendono ad essere scure per contrastare lo sporco che potrebbe rovinare la copertina. Dietro ogni selezione cromatica c’è una storia di appartenenze e strategie. Il passaporto, infatti, è anche uno strumento con cui gli Stati si raccontano e scelgono come vogliono essere visti fuori dai propri confini. Un colore può segnare la distanza o la vicinanza da grandi blocchi geopolitici, può richiamare una tradizione religiosa, evocare prestigio, ricordare battaglie politiche recenti o tentare un “cambio di veste” nella percezione internazionale. Si tratta di un un piccolo manifesto della propria identità collettiva.

I colori dei passaporti e i loro significati

Ecco i colori utilizzati nel mondo:

  • Rosso scuso o bordeaux: utilizzato nei Paesi dell’Unione Europea e, più in generale, quelli con un forte passato artistico e culturale.
    Blu: i Paesi americani e del Mercosur (Mercado Común del Sur, che riunisce buona parte delle nazioni sudamericane), associati al “nuovo mondo”, hanno optato per questo colore. Anche il Regno Unito, dopo la Brexit, è tornato a un passaporto blu per segnare la distanza dall’Unione Europea: prima era bordeaux.
  • Verde: diffuso in molti Paesi a maggioranza islamica, poiché considerato una tonalità sacra nella loro tradizione religiosa.
  • Nero: più raro, è il colore dei passaporti diplomatici e di alcune nazioni come la Nuova Zelanda e alcuni Paesi africani, tra cui Ciad e Zambia.

Perché il passaporto europeo è bordeaux

Il passaporto come lo conosciamo oggi nasce dall’esigenza, nel secondo dopoguerra, di standardizzare i documenti di viaggio per facilitare i controlli e ridurre le frodi. Una risoluzione del 1981 del Consiglio delle Comunità Europee definisce un “passaporto uniforme” per gli Stati membri: in questo documento è dichiarato che il colore della copertina deve essere il “rosso bordeaux” e, successivamente, viene specificata la tonalità RAL 4004, “bordeaux-violetto”.

Ma il passaporto italiano, nasce ufficialmente nel 1967, prima di questa data c’erano documenti di viaggio e lasciapassare, ma non veri e propri passaporti per tutti i cittadini. Per questo confrontare i passaporti d’epoca è quasi impossibile: ogni ufficio aveva la sua impaginazione e persino materiali differenti. Il suo design è normato dal Decreto ministeriale del 29 novembre 2005, all’interno del quale viene stabilito che il nostro passaporto deve avere in copertina lo stemma della Repubblica Italiana e iscrizioni in oro. Nella Gazzetta Ufficiale italiana sono poi disposte tutte le indicazioni sulle caratteristiche delle pagine: sono molte le regole tecniche su microlamature, materiali, grammature della carta e perfino su come il documento deve reagire alla luce UV. Tutto è pensato per rendere la contraffazione il più difficile possibile. L’Italia, infatti, è tra i Paesi che hanno investito di più nella sicurezza: fili colorati e fluorescenti, microtesti, numerazioni particolari e una pagina in policarbonato con i dati biometrici rendono il passaporto un piccolo concentrato di tecnologia, come spiegato nel dettaglio nella Gazzetta Ufficiale. E c’è anche un tocco identitario perché da anni, tra le pagine, compare un motivo grafico dedicato al Colosseo, scelto come simbolo culturale nazionale secondo le linee guida europee.

Quali sono gli standard tecnici stabiliti dall’ICAO: non c’è il colore

La storia del passaporto, così come lo conosciamo oggi, comincia a prendere forma solo all’inizio del Novecento. In quegli anni il mondo stava cambiando rapidamente: nuove frontiere politiche, più persone in movimento, viaggi internazionali che diventavano sempre più frequenti. Già dopo la Prima Guerra Mondiale, nel 1920, la Società delle Nazioni volle imporre una prima standardizzazione internazionale per il rilascio dei passaporti. Oggi il compito di stabilire gli standard tecnici dei passaporti spetta all’Organizzazione Internazionale per l’Aviazione Civile (ICAO), un’agenzia delle Nazioni Unite.

Tra le norme vigenti, è stabilito che i passaporti siano realizzati con materiale pieghevole che non si sgualcisca, per evitare danni che possono rendere illeggibile e quindi non valido il documento; esistono inoltre disposizioni sulla filigrana, i simboli e la grafica che rendono pressoché impossibile la contraffazione; inchiostro e carta devono rimanere stabili in temperature tra -1 e 50 °C e rimanere leggibili in condizioni di umidità comprese tra il 5 e il 95%.

Tuttavia, nel regolamento non esistono norme fisse per il colore della copertina: ogni Paese può scegliere quello che preferisce, potenzialmente anche un colore diverso rispetto a quelli usati fino ad oggi.