Padre Georges Engel, sacerdote fidei donum in missione in Venezuela, ripercorre le ultime ore di incertezza nel Paese dopo la caduta di Nicolas Maduro in seguito all’operazione delle forze speciali statunitensi. Il sacerdote missionario si trova attualmente in Spagna

Olivier Bonnel – Città del Vaticano

Contattato da Madrid, dove è bloccato dallo scorso novembre, quando si sarebbe dovuto imbarcare per il Venezuela, padre Georges Engel non nasconde le proprie apprensioni dopo che gli Stati Uniti hanno condotto attacchi su Caracas e catturato il suo presidente Nicolas Maduro. «Fino a poco tempo fa, molte delle persone che conosco in Venezuela, con le quali sono in contatto quotidiano, intuivano che qualcosa sarebbe accaduto», racconta padre Georges, che è stato missionario per una ventina d’anni nel Paese, già parroco della parrocchia Notre-Dame de l’Assomption di Caracas.

Il racconto dei venezuelani

«Ma non vivevano in un’ansia eccessiva – precisa il sacerdote – perché erano poco informate a causa dell’assenza di un’informazione libera e della censura dei principali social network in Venezuela. Coloro che, con altri mezzi, avevano accesso alle informazioni perché in contatto con gli Stati Uniti o l’Europa, attendevano, bisogna dirlo, con impazienza questo momento», precisa il sacerdote. Se l’operazione americana, giunta dopo mesi di minacce da parte di Washington, è stata accolta con gioia da molti venezuelani che vivono in esilio, ha attirato numerose critiche nella comunità internazionale. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto preoccupato «che il diritto internazionale non sia stato rispettato», deplorando un «precedente pericoloso». Francia e Italia hanno precisato che i regimi non possono essere cambiati dall’esterno. La Spagna, da parte sua, ha proposto la propria mediazione.

Il timore delle violenze

Il timore di padre Georges Engel è che, in un Paese impoverito e fortemente polarizzato, si possa scatenare una nuova di violenze. «In questa situazione difficile, è probabile che si verifichino scontri con coloro che finora hanno beneficiato di immensi privilegi da parte del governo; penso in particolare alle brigate rivoluzionarie create dall’ex presidente Chávez. Questi gruppi avranno grandi difficoltà a vivere questi cambiamenti inevitabili della loro condizione». Se i militari hanno il controllo del Paese e delle sue risorse, sono soprattutto i colectivos a preoccupare il sacerdote. Ispirati alla rivoluzione cubana, questi gruppi sono il braccio armato del regime nei quartieri popolari, posti direttamente sotto l’autorità del ministro dell’Interno Diosdado Cabello. «Questi gruppi sono agenti radicali della rivoluzione bolivariana e detengono un potere assoluto nei quartieri», precisa padre Engel. Poche ore dopo la cattura del presidente Maduro da parte delle forze americane, queste bande che si muovono in motocicletta hanno peraltro organizzato una manifestazione nel centro di Caracas, non lontano dal palazzo presidenziale.

Il ruolo della Chiesa cattolica

Mentre il futuro del Paese appare ormai incerto, padre Engel torna sul contributo che la Chiesa può offrire in questa nuova fase. «La Chiesa cattolica in Venezuela è sempre stata dalla parte dei piccoli e dei poveri del Paese – ricorda – e il suo ruolo resta insostituibile in un Paese segnato da tanti anni dal narcotraffico e dalla corruzione». Per il sacerdote fidei donum, la Chiesa venezuelana è così chiamata «ad annunciare con ancora maggiore vigore e forza il perdono e la misericordia». «In questa situazione che sarà senza dubbio molto difficile sul piano economico per la popolazione del Venezuela, la Chiesa dovrà raddoppiare gli sforzi per venire in aiuto ai numerosi poveri del Paese, ai malati, ai bambini – spiega ancora padre Engel – lo ha sempre fatto e continuerà a farlo». «Pregate per il Venezuela», esclama infine padre Engel, che spera di poter tornare il prima possibile nel suo Paese di missione. Dal mese di novembre, i voli dall’Europa sono sospesi dopo che Trump ha inviato una flottiglia militare nel Mar dei Caraibi. Interpellato lo scorso novembre, Papa Leone XIV aveva esortato sia gli Stati Uniti sia il Venezuela al dialogo e alla de-escalation.