di
Viviana Mazza

Contro Maduro quattro capi di imputazione, inclusi cospirazione al narcoterrorismo, possesso illegale di armi, cospirazione all’importazione di cocaina negli Stati Uniti, negli anni dal 1999 al 2025. Un’udienza di routine, di appena mezz’ora, ma allo stesso tempo un evento straordinario

Dalla nostra corrispondente
New York – «Lei è Nicolás Maduro Moros?», chiede il giudice 92enne Alvin Hellerstein. «Sono Nicolás Maduro Moros. Sono il presidente del Venezuela. Sono qui, rapito, dal 3 gennaio, sono stato catturato nella mia casa a Caracas. Sono prigioniero di guerra…». Maduro, in piedi, sulla moquette blu con decori dorati nell’aula 26A della Corte federale del distretto Sud di New York, vuole chiaramente fare una dichiarazione politica. Ma deve piegarsi alle regole del tribunale, dove il giudice è la più alta autorità. «Lasci che l’interrompa — interviene Hellerstein —. Ci sarà un tempo e un luogo per discutere di tutto ciò. In questo momento, voglio sapere solo una cosa: lei è Nicolás Maduro Moros?».

Il giudice assicura che «il suo lavoro e la sua intenzione» è di assicurarsi che il processo sia equo. Poi chiede: «Come si dichiara?». «Soy inocente — replica Maduro —. Non sono colpevole. Sono un uomo perbene. Sono ancora il presidente del mio Paese».



















































Quattro capi di imputazione

Il presidente venezuelano 63enne è apparso in tribunale ieri a mezzogiorno a Manhattan, per la prima volta dopo la sua cattura in un blitz militare americano a Caracas. Contro di lui quattro capi di imputazione, inclusi cospirazione al narcoterrorismo, possesso illegale di armi, cospirazione all’importazione di cocaina negli Stati Uniti, negli anni dal 1999 al 2025. Un’udienza di routine, di appena mezz’ora, ma allo stesso tempo un evento straordinario che offre l’immagine di un leader che si credeva onnipotente e si risveglia in una nuova realtà.

La moglie: «Sono innocente»

Maduro entra nell’aula scortato da agenti della polizia federale e dell’agenzia antidroga, con le scarpe arancioni e i piedi incatenati, pantaloni beige e una maglietta blu a «V» sopra un’altra arancione, seguito dalla moglie Cilia Flores, in abiti dello stesso colore. Lei si dichiara «la first lady del Venezuela» e «completamente innocente». Ad entrambi tolgono le manette alle mani, sono seduti in terza fila, ad una scrivania di legno tra i loro tre avvocati, tra cui Barry Pollock, che in passato ha rappresentato il fondatore di WikiLeaks Julian Assange. Marito e moglie parlano in spagnolo, ascoltano la traduzione con gli auricolari. Lui prende frequentemente appunti, a volte si sofferma ad ascoltare con la mano sotto il mento, a volte abbassa la testa con le mani in grembo.

Le prove raccolte in oltre dieci anni

Il documento di incriminazione include accuse formulate anche grazie alla collaborazione di due figure venezuelane recentemente processate in questo stesso tribunale con le stesse accuse di narcotraffico: l’ex generale Cliver Alcalá el’ex capo dell’intelligence militare Hugo Carvajal detto «el Pollo», entrambi ai vertici sia sotto Chávez che sotto Maduro. Secondo alcuni esperti, il documento di incriminazione in sé non è forse «infallibile» come ha detto Trump, ma le prove raccolte per un decennio, sotto presidenti di entrambi i partiti a partire da Obama, sono solide.

La prossima udienza a marzo

Pollock non ha chiesto il rilascio su cauzione né un processo accelerato. La prossima udienza è il 17 marzo. Pollock ha chiesto attenzione medica per i «problemi di salute» di Maduro. L’avvocato di Cilia, entrata con una benda sulla fronte e che pareva avere un livido vicino all’occhio destro, ha affermato che la donna ha subito «ferite significative», forse una frattura o lesioni alle costole durante «il suo rapimento» da parte delle forze Usa. Il giudice ha ordinato che ricevano l’attenzione medica richiesta. Poi quando il giudice ha chiesto come di routine la data e l’ora dell’arresto, il procuratore ha replicato «le 11.30 del 3 gennaio», senza menzionare l’intervento militare americano. Pollock ha accennato a future mozioni riguardanti il ruolo di Maduro come capo di Stato: «Ci sono questioni sulla legalità del suo rapimento militare».

Il grido dal pubblico

Alcune decine di persone (oltre ai giornalisti) si erano messe in fila sin da prima dell’alba per assistere. Quando Maduro si è proclamato innocente, il trentatreenne Petro Rojas tra il pubblico ha detto in spagnolo «Jamas!» (giammai) e alla fine ha aggiunto che è un leader illegittimo e verrà punito per i suoi crimini. Maduro si è girato: «Sono un uomo di Dio, un prigioniero di guerra. Sarò libero», ha proclamato in spagnolo mentre lo portavano via.

«Posso tenere gli appunti?»

Un leader che ha imprigionato sistematicamente manifestanti e oppositori senza garantire i loro diritti in tribunale viene processato in modo equo: questo è importante agli occhi di molti, anche tra le sue vittime. Il giudice ha sistematicamente chiesto se Maduro e la moglie conoscano i loro diritti, se abbiano letto le accuse, se sappiano di poter godere di una visita consolare. Maduro ha replicato che non conosceva quei diritti prima che il giudice li elencasse. Ha chiesto che gli appunti che ha preso «vengano rispettati e che io possa tenerli». E il giudice, con tono sorpreso: «Credo che lei abbia il diritto di tenerli».

Manifestanti su sponde opposte

Fuori dal tribunale, decine di manifestanti sia pro che contro Maduro gridavano gli uni contro gli altri, separati da barricate di metallo predisposte dalla polizia: gli uni felici di vederlo in tribunale dopo anni di regime oppressivo, gli altri la definivano la prova dell’imperialismo americano.

5 gennaio 2026 ( modifica il 5 gennaio 2026 | 23:53)