di
Enrica Roddolo
La camera ardente della sedicenne morta nella tragedia di Crans Montana è stata allestita nella cappella dell’istituto da lei frequentato. La mamma: «Penso di aver pianto tutte le lacrime che avevo»
«Non volevamo che la nostra Chiara passasse queste ore prima dei funerali, sola… in via Corelli, insomma in una camera mortuaria. Don Mario ci ha aperto le porte del Collegio, è stato lui a offrirci la Cappella della scuola per accogliere Chiara che qui è cresciuta». La voce della mamma di Chiara Costanzo, la sedicenne morta nella tragedia di Crans Montana, è flebile come un soffio, negli occhi le lacrime hanno lasciato spazio alla rassegnazione. «Penso di aver pianto tutte le lacrime che avevo», aggiunge mentre nella cappella del Collegio San Carlo di Milano, dove gli allievi della scuola si ritrovano per le preghiere durante l’anno scolastico, amici di famiglia, ragazzi, tutta la grande famiglia dell’istituto sfila in silenzio per dire una preghiera. Un abbraccio alla mamma. «Ho ricevuto la telefonata che non dovrebbe mai arrivare a un padre. Un dolore sordo, indicibile: la mia amata Chiara non c’è più», aveva detto il padre della ragazza, Andrea.
Chiara, la bara bianca di Chiara, è davanti all’altare, sopra c’è il ritratto sorridente della ragazza che è divenuto familiare. In alto il grande Cristo della cappella, davanti tre composizioni di rose bianche, un cestino di fiori dai colori tenui, delicati come era lei, e singole rose rosse deposte con un pensiero, omaggio al ricordo di una giovane vita che non c’è più. All’ingresso in cappella il ritratto di San Carlo Acutis, giovane anche lui, anche lui studi anche al San Carlo. E c’è il presepe di Natale, aspetta i Re Magi. Martedì 6 gennaio, Epifania, qui ci sarà la recita del rosario e la veglia funebre.
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Chiara sarà vegliata così fra le mura dove è andata a scuola, fino a mercoledì 7, quando i funerali si terranno nella Basilica di Santa Maria delle Grazie alle ore 14.45, presieduti da monsignor Alberto Torriani. Già rettore del Collegio, Chiara Costanzo, l’ex alunna della scuola, monsignor Torriani l’ha vista crescere. Prima di essere ordinato vescovo di Crotone-Santa Severina, un anno fa. Ma è stato don Mario Bonsignori, l’attuale rettore, il 3 gennaio a scrivere alla comunità del Collegio per «affidare al Signore Chiara, nostra ex studentessa e sorella di un nostro alunno, scomparsa prematuramente nella tragedia di Crans-Montana». «Siamo vicini nel dolore a papà Andrea, mamma Giovanna ed ai suoi fratelli e sorelle», dice il rettore e prega «anche per Antonio, fratello di una alunna, e per il suo amico Filippo, affidati alle cure mediche degli ospedali di riferimento».
«Ardens ad sidera» è il motto del Collegio: invito a desiderare occasioni per riconoscere le stelle che cadono. Il Collegio San Carlo, fondato nel 1869, è la scuola cattolica paritaria arcivescovile di Milano (2mila alunni dai 2 ai 19 anni). Nella cappella entra la luce delle sei vetrate moderne realizzate da don Domenico Sguaitamatti. «Porterò sempre nel cuore i bambini del San Carlo che a volte in modo abusivo si infilavano nei miei uffici per un saluto, e le famiglie, e quella che già don Aldo mio predecessore, chiamava la sezione distaccata in Paradiso dei bimbi del San Carlo», aveva detto l’ex Rettore, ora vescovo Alberto Torriani, in Duomo il giorno dell’ordinazione un anno fa. Quella sezione distaccata del Collegio in Paradiso oggi ha un’allieva in più.
Pochi metri più in là, in Sant’Ambrogio, in una cappella laterale, la camera ardente di Achille Barosi, l’altra giovane vita finita nel disastro di Crans Montana. Anche accanto alla sua bara chiara sono state poste delle rose bianche e sopra al feretro una foto del ragazzo. Come per Chiara, anche per Achille, il dolore, il ricordo di tanti giovani, e adulti.
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5 gennaio 2026 ( modifica il 5 gennaio 2026 | 20:50)
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