di
Pietro Tosca

Stroncato da una malattia a 66 anni. Di origini inglesi, viveva a Ciserano da quando era ragazzo. Fu 6 volte campione del mondo e scoprì campioni come Alonso e Montoya. La rivalità con Senna: «Ma poi diventammo amici»

In mezzo alle tante coppe che aveva conquistato in pista, forse il riconoscimento più grande gliel’aveva tributato Ayrton Senna in un’intervista: «Non so se sono il miglior pilota del mondo — aveva spiegato il tre volte campione di Formula 1 —. Di certo ce n’è uno che non ho mai battuto». Quell’uno era Mike Wilson, inglese di nascita ma arrivato a Zingonia quando aveva 18 anni e diventato poi cittadino di Ciserano, dove ha vissuto fino a ieri (5 gennaio 2026), quando è venuto a mancare a 66 anni, in seguito a una lunga malattia.

Una notizia che ha destato vivo cordoglio in tutto il mondo dei motori, dove Mike Wilson era conosciuto come «The King of karting» e come uno dei massimi scopritori di talenti. Gli appassionati di corse sanno, infatti, quanto sia fondamentale la specialità dei kart come fucina di piloti che poi faranno carriera nelle categorie superiori. «Rispetto alla Formula 1 — raccontava Wilson in un’intervista al Corriere Bergamo —, dove il pilota conta ormai per il 25%, i kart non mentono e sanno mostrare le qualità di chi è alla guida».



















































Su quei kart Mike Wilson era salito poco più che bambino per diventarne il campione assoluto: il suo palmares insuperato vanta sei titoli di campione del mondo, tre campionati europei e cinque asiatici. Per lui le corse erano anche una forma di riscatto sociale: nato a Barnsley nel 1959 da una famiglia modesta, aveva nel papà minatore il suo primo meccanico e sostenitore. Il giovane pilota si fa notare e dall’Italia gli arriva una proposta a cui non può dire di no. È il 1978 quando Bruno Grana, fondatore della Iame (ditta di motori di Zingonia), apre una scuderia e lo vuole come primo pilota. Inizia così il suo periodo d’oro e la rivalità con l’altro talento che in quel momento corre sui kart: Ayrton Senna. Una rivalità che parte con il botto nel 1980 a Jesolo, quando il campione britannico, tallonato dal pilota brasiliano, chiude tutte le traiettorie. Finisce che i due kart si toccano e quello di Senna si ribalta; il brasiliano si fa male e non può correre la finale.

«Tra noi non correva buon sangue — aveva raccontato Wilson in un’intervista al magazine TKart —. Le cose sono cambiate anni dopo, quando lui era ormai in Formula 1. Tanto che, quando io vinsi il mio sesto mondiale (1989), Ayrton fece un gesto davvero speciale chiamando la Gazzetta dello Sport per lamentarsi perché avevano dato poco spazio alla notizia».

Wilson chiude la carriera da professionista nel 1989 senza riuscire, invece, a fare quel salto verso la Formula 1. «Nel 1982 provai la Formula 3 — ricordava —. Eravamo cinque piloti per un posto in squadra. Al primo diedi 1,2 secondi, più di due all’ultimo, ma fu questo a essere ingaggiato. La squadra chiedeva 200 milioni di lire per una stagione. Io campavo correndo, non avevo quei soldi. Non ho rimpianti, è un mondo fatto così». Appeso il casco al chiodo, l’inglese di Zingonia — che dal 1987 vanta anche il titolo di «Sir» conferitogli dalla regina Elisabetta II — apre una sua scuderia e un’azienda di telai per kart. È con questa attività che Mike Wilson avvia la sua seconda carriera di scopritore di campioni, a cui si dedica a tempo pieno dal 2008: dalla sua forgia escono Fernando Alonso, Juan Pablo Montoya, Lance Stroll, Kimi Antonelli e Alex Powell.

Campione del mondo, ma altrettanto orgoglioso di essere cittadino di Ciserano, dove aveva aperto il «Bar Centro» e dove si divertiva a preparare i caffè quando non era all’estero. Un affetto ricambiato: il Comune, nel 2010, lo aveva insignito della benemerenza del «Giulianino d’oro». «Era un grande campione dello sport — lo ricorda il sindaco Caterina Vitali — quanto una persona semplice nella vita».


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6 gennaio 2026