di
Giuseppe Guastella
Paolo Bernasconi, ex magistrato a Lugano e docente universitario: «Con quale serietà sono state fatte le ispezioni se in un sotterraneo privo di finestre sono state messe 100 persone?»
Paolo Bernasconi, 82 anni, è stato pubblico ministero a Lugano (Svizzera) dal 1968 al 1995. Ora insegna Diritto penale dell’economia in diverse università elvetiche.
Professore, dopo il rogo di Crans-Montana, in molti chiedono in Svizzera di cambiare le leggi antincendio.
«Quando penso che nel cantone Vallese la responsabilità delle ispezioni antincendio nei locali pubblici è dei Comuni, mi preoccupo un po’. Mi chiedo come può un piccolo Comune di montagna come Crans-Montana avere strumenti e personale per controlli così specifici. In questa tragedia si apre anche un altro problema».
Quale?
«Chi ha concorso a questo concatenamento di fatti che ha portato a questa disgrazia pazzesca. Per poter operare, un esercizio pubblico deve ottenere una autorizzazione dal Comune dopo la verifica del locale e degli impianti di sicurezza, poi ci sono controlli periodici per verificare se i requisiti sono ancora rispettati. Con quale serietà sono state fatte le ispezioni se in un sotterraneo privo di finestre sono state messe 100 persone? Il paese è piccolo, tutti si conoscono, non vorrei che qualcuno abbia chiuso un occhio».
In Comune?
«Non solo so, ma bisogna verificare anche la polizza assicurativa obbligatoria».
Perché?
«Una compagnia non assicura un ambiente che non è in regola, perché se succede qualcosa deve pagare. Quando è stata stipulata la polizza, immagino che fosse tutto in ordine, bisogna vedere se dopo ci sono stati interventi che hanno trasformato l’immobile. Dai controlli se ne sarebbero dovuti accorgere».
Se sono stati fatti bene.
«Se qualcuno non ha operato correttamente rischia di concorrere nei reati di omicidio, lesioni e incendio dolosi di cui sono accusati i titolari».
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Se fosse ancora pm, lei li avrebbe arrestati, come vorrebbero in molti?
«In questa vicenda la giustizia mi pare si stia muovendo troppo lentamente. È vero che sono reati colposi, ma di fronte a un disastro di proporzioni colossali e a omissioni evidenti, avrei preso provvedimenti straordinari, come l’arresto in carcere o i domiciliari. Mi sembra il minimo nei confronti delle vittime e delle loro famiglie».
Su quali basi?
«C’è un rischio di fuga, perché si tratta di due cittadini francesi che teoricamente potrebbero lasciare la Svizzera, e c’è un rischio di inquinamento probatorio in una cittadina piccola. Sarebbe anche nella prassi giudiziaria svizzera».
Gli inquirenti sono criticati per le poche informazioni.
«In casi come questo, c’è un dovere di trasparenza, non ci si può trincerare dietro il segreto d’ufficio o la privacy. Mi sarei aspettato anche un gesto dalla politica».
Quale?
«Le dimissioni del Consiglio comunale e del responsabile cantonale della sicurezza. E poi che la Confederazione costituisse un fondo per i risarcimenti delle vittime, perché temo che la polizza del bar non potrà mai coprire i danni».
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6 gennaio 2026 ( modifica il 6 gennaio 2026 | 08:55)
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