di
Mattia Aimola

L’ex manager di Cerence Ai: «È successo anche a me con strumenti di intelligenza artificiale progettati per riprodurre la voce umana». Poi, anche parte delle funzioni vengono trasferite in India e in Cina

«Non è che i brevetti non si facciano più. È che le scoperte a cui anche io ho contribuito a Torino oggi vengono registrate negli Stati Uniti o altrove». Nelle parole di Paolo Coppo, fino a pochi mesi fa manager della sede torinese di Cerence, c’è il riassunto di una parabola industriale che intreccia innovazione, delocalizzazione e perdita di valore per il territorio piemontese. 

Licenziati dall’Ai

La multinazionale americana, ex Nuance, lo scorso novembre ha chiuso lo storico sito di strada del Lionetto. Nello stesso tempo è partita la procedura di licenziamento per 54 addetti: ingegneri, linguisti, matematici. Tra questi c’è anche Paolo Coppo, ingegnere elettronico.



















































Eppure quella sede rappresentava molto più di un semplice centro operativo. L’ex Loquendo, nata a Torino come spin-off del Cselt, il centro di ricerca di Telecom Italia (dove Leonardo Chiariglione contribuì ad inventare l’Mp3), è stata per anni uno dei fiori all’occhiello europei nelle tecnologie vocali e nell’interazione uomo-macchina. Sistemi che, a distanza di tempo, si sono rivelati antesignani dei modelli linguistici oggi alla base dell’intelligenza artificiale. Con l’ingresso di Cerence AI, l’azienda si era specializzata nei software di assistenza e riconoscimento vocale per l’automotive, con clienti che spaziavano da Stellantis a Mercedes.

L’ex «Città dei brevetti»

Il caso Loquendo-Cerence si inserisce in un quadro più ampio che riguarda la capacità innovativa della città. La produzione brevettuale torinese ha registrato un netto ridimensionamento: dalle circa 10.700 domande del 2019 si è passati alle 6.700 del 2025, con una perdita di quattromila richieste. Un dato che, secondo Coppo, va letto con attenzione. «Se si guardano solo i numeri sembra che Torino perda brevetti, che non ci sia più quel tipo di lavoro. In realtà molti vengono pensati e sviluppati qui, ma depositati altrove. È successo anche a me con strumenti di intelligenza artificiale progettati per riprodurre la voce umana».

«L’inventore è a Torino, ma il titolare è la multinazionale»

Il manager, con una carriera iniziata proprio al Cselt e culminata in un ruolo di responsabilità in Cerence, chiarisce il meccanismo: le invenzioni realizzate da team torinesi vengono registrate prima negli Stati Uniti e poi eventualmente estese ai Paesi di maggiore interesse commerciale. «L’inventore è a Torino, ma il titolare è la multinazionale. Il valore viene valorizzato fuori». Una strategia che ha portato Cerence a incassare decine di milioni di dollari da contenziosi sui brevetti, come nel caso della causa vinta contro Samsung. «Se fosse stata ancora Loquendo, quei 50-60 milioni sarebbero rimasti qui». Alla perdita di ritorni economici si aggiunge lo spostamento progressivo delle attività. Parte delle funzioni un tempo svolte a Torino sono state trasferite in India e in Cina, dove i costi sono più bassi o le strutture più grandi. «La sede torinese era diventata troppo piccola per giustificare investimenti», osserva Coppo. Molti ex dipendenti hanno già trovato una nuova collocazione, soprattutto nei settori dell’industria navale e aerospaziale, da Msc a Leonardo. Coppo, invece, ha scelto una pausa: «Mi prendo un anno sabbatico. Sto pensando ad un nuovo business e ho bisogno di tempo per verificarne la fattibilità».


Vai a tutte le notizie di Torino

Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino

6 gennaio 2026 ( modifica il 6 gennaio 2026 | 08:52)