Il costo del recupero dell’ex ospedale Maddalena è “ufficialmente” aumentato da 13,5 a 14,1 milioni di euro. L’aumento di 600mila euro rispetto al quadro economico precedente era già stato ampiamente annunciato a fine novembre, attraverso una relazione dei tecnici del settore lavori pubblici di palazzo Nodari. Ma dallo scorso 30 dicembre la cifra risulta “certificata” da una perizia suppletiva di variante a sua volta recepita da un’apposita delibera di giunta con la quale viene approvato l’aumento delle modifiche al quadro economico. Anche perché poi è stata la stessa giunta a reperire i fondi necessari a coprire la maggiore spesa e lo ha fatto attingendo dalle casse comunali 600mila euro inizialmente stanziati nel capitolo di bilancio destinato alla riqualificazione delle aree urbane per il 2026.

Lo scostamento di 600mila euro è legato ad una serie di situazioni non previste che si sono manifestate in corso d’opera. In altre parole, solo a lavori in corso “sono emerse situazioni non previste in progetto di ristrutturazione del solo fabbricato – si legge nella delibera – tali da richiedere lavorazioni supplementari”. Secondo quanto riportato nella relazione dei tecnici comunali, le criticità incontrate dalla ditta esecutrice, la Costruzioni Iannini srl, sono numerose e vanno dallo “stato di degrado degli elementi strutturali, quali travi, pilastri e orizzontamenti nonché agli elementi verticali portati quali murature perimetrali” allo “stato diffuso di fenomeni di sfondellamento, tipico dei solai”, passando per “infiltrazioni significative di acqua dovute alla copertura, in parte bruciata e con una voragine, che ha lasciato penetrare l’acqua derivante da eventi meteorici”.

E, ancora, sono stati rilevati “numerosi cavedi all’interno delle murature che non sono stati identificati in fase di indagini strutturali eseguite ed estese su tutto l’edificio”, oltre alla situazione gravissima dovuta alla presenza nel seminterrato di “tubazioni a soffitto (completamente a vista) prive di qualunque intercapedine o mascheramento, di materiale di natura amiantifera che percorrevano tutti i corridoi del piano seminterrato (circa 3 chilometri di tubazioni)”. La cosa più grave è che, secondo la relazione, tutto questo non era stato evidenziato “nelle planimetrie del progetto esecutivo e non rilevato in sede di indagini strutturali e di redazione dello stato di fatto”.