di
Paolo Guidone e Antonella Gasparini

Morte di Sergiu Tarna nelle campagne del Veneziano: due o più i killer che lo hanno colpito attorno alle 23. Forse una discussione finita male

Un’esecuzione con un solo colpo di pistola alla tempia. Una modalità che nel Veneziano non si vedeva dai tempi della Mala del Brenta di Felice Maniero. È un quadro inquietante quello che sta emergendo dall’esito dell’autopsia eseguita sul corpo di Sergiu Tarna, il 25 enne di origini moldave ucciso la sera del 30 dicembre e ritrovato il giorno seguente nella campagna di Malcontenta di Mira. Ci sono ormai pochi dubbi sul fatto che Tarna sia stato portato vivo sul luogo (o nelle sue immediate vicinanze), fatto salire a bordo di una macchina, magari con un trappola che gli è stata tesa o costringendolo, da almeno due o forse più persone, prima dell’uccisione.

Gli orari dell’omicidio

Un’esecuzione avvenuta dalle 23 in poi e non prima come si era ipotizzato, dopo l’ultimo avvistamento dell’amico in centro a Mestre, con cui aveva bevuto qualcosa ed era andato a presentarsi in via Fratelli Rondina al ristorante per prendere accordi per lavorare a Capodanno. Invece lì non è mai arrivato. Non è ancora chiaro cosa il giovane abbia fatto dalle 20-20.30 fino alle 23: è in quelle ore che si è svolto il dramma e c’è stato l’omicidio per mano di chi ha attirato il barman in quei luoghi appartati, in mezzo ai campi dov’è morto. Solo così sarebbe stato possibile evitare che la vittima potesse difendersi o fuggire per salvarsi. Ma è anche possibile che ci sia stata una lite, una discussione, che qualcuno volesse dargli una lezione, seppur preventivamente armato, e poi tutto sia degenerato, sconfinando nella violenza estrema dopo una sfuriata, una ribellione, un gesto che ha scatenato la furia incontrollabile di chi ha premuto il grilletto.



















































L’autopsia

È però ormai certo dagli esami autoptici che è stato uno sparo di pistola ad ammazzare Tarna. L’alto profilo criminale in questa vicenda non sembra trovare spazio, seppure l’ambito sia quello dello spaccio di sostanze che ruota attorno a Mestre e nell’hinterland. Un affare andato male, un ordine non eseguito, un accordo non rispettato. Ed ecco che il faccia a faccia è diventato una vera e propria esecuzione. Un’altra certezza emersa dall’autopsia è che all’interno della ferita sulla tempia del giovane moldavo non è stata trovata l’ogiva (la parte anteriore del proiettile sparato), né è stato recuperato il bossolo del proiettile, ma sono in corso ovunque le ricerche e non solo sul Naviglio a Mira, ma pare certo si sia trattato di una pistola di grosso calibro. Pochi dubbi restano sulla circostanza che l’omicida non avrebbe fatto sparire i documenti e i due telefoni rinvenuti sui vestiti di Tarna per scarsa «professionalità»: chi ha ammazzato voleva forse lasciare un segno, un chiaro messaggio di ferocia e violenza estrema nell’ambiente della droga, in un giro nel quale il giovane moldavo era entrato senza riuscire a sottrarsi con disinvoltura. 

I due telefonini e le indagini

Proprio dall’esplorazione dettagliata di quei due telefoni in uso a Tarna però, i carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dal comandante Giuseppe Battaglia, hanno ricavato delle informazioni utili: contatti, telefonate, chat, ultime chiamate. Non è detto che il barman si fosse sentito con tante persone quella notte, martedì 30 dicembre, l’ultima della sua vita. Può anche essere che dovesse incontrarne una sola e che si sia invece trovato di fronte a più uomini, sia entrato in macchina e abbia iniziato a discutere fino a quando, l’auto si è fermata in quei campi e lì è stato esploso il colpo contro la tempia del giovane, ritrovato steso su un fianco, a terra in mezzo al fango, con gli abiti intatti e nessun segno di aggressione o colluttazione.
Tutto il resto è sparito: arma e bossolo, tranne le impronte a sostegno della presenza di più persone, due o tre. Gli investigatori, impegnati su reperti, abiti, risultati autoptici, impronte e immagini di tutti i video dell’ampia area da Mestre a Mira, in una corsa contro il tempo cercano di arrivare prima possibile ai responsabili del delitto.


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6 gennaio 2026 ( modifica il 6 gennaio 2026 | 10:06)