di
Federico Fubini
L’Unione europea si è liberata a fatica della dipendenza dalla Russia per il metano ma pochi dei suoi leader avrebbero immaginato che il nuovo fornitore strategico, gli Stati Uniti, si sarebbe dimostrato così scomodo tanto presto
Sabato alla cattura di Nicolas Maduro, Kirill Dmitriev, negoziatore di Vladimir Putin con la Casa Bianca, ha sottolineato ciò che gli interessa: con l’aggiunta del Venezuela, ora gli Stati Uniti controllano il 20% della produzione mondiale di petrolio. «Un potere enorme», ha notato Dmitriev. Non dispiace ai russi, perché hanno una loro idea riguardo alla direzione verso cui gli Stati Uniti potrebbero indirizzare questa capacità di condizionamento: non verso Mosca, che controlla le proprie risorse energetiche, ma verso le capitali europee. E se questo può essere vero in parte per il petrolio, lo è sicuramente di più per il gas naturale.
A fatica, l’Unione europea si è liberata negli ultimi anni della dipendenza dalla Russia per il metano; ma pochi dei suoi leader avrebbero immaginato che il nuovo fornitore strategico, gli Stati Uniti, si sarebbe dimostrato così scomodo tanto presto. Che Trump tenti di annettere la Groenlandia, magari con un’azione simile a quella di Putin in Crimea nel 2014, non è più infatti solo un’ipotesi. Ha annunciato lui stesso le sue intenzioni. Per la prima volta un atto del genere si consumerebbe a danno di una regione dell’Unione europea, per mano di un alleato. Nel caso della Crimea, l’Europa reagì con una prima ondata di sanzioni contro Putin. Ma di fronte a Trump cosa potrebbe fare? Naturalmente le dipendenze europee dagli Stati Uniti hanno molti aspetti: la sicurezza, l’accesso al mercato, le tecnologie.
Ma la dipendenza relativa all’energia, per quanto finora rimasta in secondo piano, nell’immediato sta diventando la più cogente e pericolosa. Oggi l’Unione europea ha bisogno del metano americano più o meno quanto aveva bisogno di quello di Mosca quattro o cinque anni fa. Le quantità di gas liquefatto statunitense in Europa sono inferiori a quelle di gas via tubo dalla Russia nel 2021; ma il potere della Casa Bianca di far salire le bollette del riscaldamento e dell’elettricità nel Vecchio Continente decurtando l’offerta è simile a quella del Cremlino di allora.
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Nel 2022 l’Europa affrontò una crisi energetica quando Putin iniziò ad usare l’arma del metano cercando di forzare l’Europa a interrompere il sostegno all’Ucraina. Il ricatto fallì anche perché subentrarono altri fornitori, primi fra tutti gli americani. Nel gennaio 2022 la Russia era il primo fornitore europeo con circa 2,6 miliardi di metri cubi di metano alla settimana, secondo il centro studi Bruegel. Oggi di fatto Mosca è quasi scomparsa dai mercati europei. Invece il gas naturale liquefatto è cresciuto da uno a 2,9 miliardi di metri cubi al mese venduti all’Unione europea e in questo insieme l’America pesa per il 60% del totale. Fra il 2021 e il 2025, le consegne statunitensi sono esplose da uno a quasi otto miliardi di metri cubi al mese. Ma i fornitori americani possono vendere tutto il loro prodotto alle centrali elettriche negli Stati Uniti o ai clienti asiatici: non dipendono dall’Europa come l’Europa dipende da loro. Ed è un dettaglio che potrebbe anche passare inosservato, se Trump non sembrasse deciso a imporre all’Europa stessa nuove umiliazioni.
6 gennaio 2026 ( modifica il 6 gennaio 2026 | 08:36)
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