«Basilica senza la coda…». Il ragazzo lo ripete a chiunque gli passi accanto lungo le Mura vaticane. E di fronte ai pellegrini in attesa dietro le transenne si presenta come il “salta-fila” per attraversare la Porta Santa. Nessuno sa bene come lui riesca ad aggirare i controlli di sicurezza intorno al Colonnato di Bernini e a tagliare i tempi per arrivare fin sul sagrato di San Pietro. Ma tant’è… Soprattutto se le ore finali di apertura del “simbolo” del Giubileo sono caratterizzate da una sorta di corsa dell’ultimo minuto con migliaia di persone dirette verso la Basilica Vaticana. In coda anche sotto la pioggia battente per l’epilogo dell’Anno Santo della speranza. Ombrelli aperti, assedio degli impermeabili, cappucci sulla testa. «E i piedi inzuppati d’acqua», confida un adolescente ai genitori scrutando le scarpe fra i sampietrini che si trasformano in ampie pozzanghere. «Dai, vedrai che ti ricorderai questo giorno. Saremo fra gli ultimi a passare la Porta Santa», lo rincuora la madre.
Scene da un Giubileo ormai agli sgoccioli che neppure i nubifragi rallentano. Anzi, l’ultimo tratto dell’Anno Santo diventa lo specchio di dodici mesi che sono stati tutti un crescendo di fedeli giunti a Roma, come mostra in un grafico l’arcivescovo Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’evangelizzazione e delegato per l’organizzazione degli eventi giubilari. Oltre 90mila i pellegrini giornalieri. «E 33 milioni quelli complessivi, ben oltre le previsioni», spiega nel bilancio stilato ieri nella Sala Stampa vaticana. «Un popolo in cammino fra preghiera e desiderio di conversione», aggiunge.
Il “saluto” conclusivo alla Porta Santa viene dato dai volontari del Giubileo. Ultimo gruppo a varcarla ieri intorno alle 18, poco prima che la Basilica venga svuotata. Riaprirà questa mattina per la Messa dell’Epifania che sarà preceduta dal rito finale dell’Anno Santo: la chiusura dell’ultima Porta Santa, quella della Basilica di San Pietro. Atto che segue le chiusure delle altre Porte: nelle Basiliche papali di Santa Maria Maggiore, di San Giovanni in Laterano e di San Paolo fuori le Mura a cui si era aggiunta quella nel carcere di Rebibbia a Roma voluta da papa Francesco. A presiedere il rito di stamani Leone XIV, con quel passaggio di testimone fra papa Bergoglio e lui che è stato uno degli eventi «straordinari» del Giubileo del 2025, come lo definisce Fisichella: indetto e aperto da un Pontefice, è stato concluso dal suo successore. Non accadeva dal 1700 quando era stato Innocenzo XII a inaugurarlo e Clemente XI a terminarlo. Alle 9.30 papa Leone è davanti alla Porta Santa. Ad accompagnarlo l’inno dell’Anno Santo: “Pellegrini di speranza”. Poi la preghiera: «L’amore di Cristo ci ha spinti alla conversione, alla fraternità, alla ricerca della giustizia e della pace – dirà il Papa –. Con animo grato ci accingiamo a chiudere questa Porta Santa, varcata da una moltitudine di fedeli, sicuri che il buon Pastore tiene sempre aperta la porta del suo cuore per accoglierci tutte le volte che ci sentiamo stanchi e oppressi». Quindi la formula: «Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la tua clemenza». E ancora: «Dio fedele, lascia aperti i tesori della tua grazia e donaci di perseverare nella vita nuova per essere nel mondo testimoni della speranza che non delude». Poi il Pontefice si inginocchia in preghiera sulla soglia e accosta le due ante. Giubileo concluso. E inizio della Messa. Presente anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Epilogo inconsueto della mattinata: la recita dell’Angelus a mezzogiorno dalla loggia centrale della Basilica Vaticana e non dalla consueta finestra del Palazzo Apostolico. Affaccio di Leone XIV che in sette mesi di pontificato è avvenuto solo altre tre volte: il giorno dell’elezione, l’8 maggio, poi l’11 maggio per il primo Regina Coeli e la mattina di Natale per la benedizione Urbi et Orbi.
«Il mondo intero è arrivato a Roma in questi dodici mesi», fa sapere Fisichella. Pellegrini da 185 Paesi. I più numerosi dall’Italia (36%), dagli Stati Uniti (13%), dalla Spagna (6%). E un’escalation di numeri da maggio: per la doppia “coincidenza” dell’arrivo della bella stagione e dell’elezione del nuovo Papa. A vigilare sui fedeli 5mila volontari e 2mila dell’Ordine di Malta che sono la risposta a «un periodo di facile individualismo». Il pro-prefetto parla di «presenze mai riscontrate in precedenza» nei luoghi di preghiera di Roma. Trentacinque i grandi appuntamenti che, sottolinea, «hanno mostrato una Chiesa dinamica che sa guardare alle sfide che ha di fronte» e che sono la riprova di come «il Giubileo abbia permesso uno slancio pastorale che porterà frutti in futuro». Icone dell’Anno Santo restano il milione di «giovani a Tor Vergata con il loro entusiasmo e la loro preghiera», «la processione delle Confraternite di tutto il mondo con le loro statue storiche attraverso il Foro romano», «la canonizzazione di due giovani come emblemi di speranza: Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis». Intanto già si guarda al 2033 quando verranno celebrati «i duemila anni della Redenzione di Cristo», afferma Fisichella. Nuovo Anno Santo e, quindi, Anno Santo della Redenzione? «Sarà il Papa a scegliere la forma e a indirlo», avverte il presule. Ma il Giubileo della speranza «ha orientato il cammino verso la prossima fondamentale ricorrenza per tutti i cristiani», sottolinea citando la bolla di indizione “Spes non confundit” firmata da Francesco. Come a dire che c’è già una continuità fra i due appuntamenti, benché a distanza di otto anni.
Bilancio dell’Anno Santo anche sul versante civile nella Sala Stampa vaticana. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, si dice pronto ad esportare “il metodo Giubileo”, ossia quel «gioco di squadra» fra «istituzioni anche di orientamento politico diverso». Un metodo che verrà utilizzato «a Caivano, nella Terra di fuochi, per l’edilizia penitenziaria, nel lavoro per contrastare le dipendenze», chiarisce Mantovano. E un metodo che non solo «accelera le procedure amministrative ma garantisce sintonia di lavoro» senza cedere alla logica della «competizione», osserva il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. È il sindaco di Roma e commissario straordinario del Giubileo, Roberto Gualtieri, a rassicurare che «su 332 interventi previsti, 204 si sono conclusi». E a ricordare che la città e i suoi abitanti «hanno espresso il loro volto accogliente». Un Anno che «si è svolto non solo in sicurezza, ma anche in serenità», fa sapere il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, evitando la «militarizzazione» della capitale ma con un capillare «lavoro di prevenzione» che ha portato anche alla «chiusura di B&b o luoghi di ricezione abusivi» e che ha consentito di avere «cantieri senza incidenti sul lavoro o infiltrazioni mafiose». Mantovano cita l’ottavo centenario della morte di Francesco di Assisi che cade nel 2026. «Il Comitato è già stato istituto dal governo e la vita del santo è una delle risposte più complete alle domande profonde e laceranti