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Redazione Economia

L’oro supera i 4.460 dollari l’oncia trainato dalla crescente domanda di beni rifugio. E il rame prosegue la sua corsa e tocca un nuovo record sopra i 13 mila dollari per tonnellata

Tensioni geopolitiche, indebolimento del dollaro, domanda industriale e speculazione: volano le quotazioni dei metalli. Prosegue la corsa dell’oro che raggiunge il massimo settimanale (ne abbiamo scritto qui). A incidere sulle performance del metallo prezioso da un lato i commenti accomodanti da parte dei funzionari della Federal Reserve che rafforzano le scommesse su un taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale americana; dall’altro le tensioni in Venezuela. Così il contratto spot si attesta a 4.469,77 dollari l’oncia (+0,45%) mentre quello future sale dello 0,64% a 4.479,70 dollari. Il metallo prezioso ha toccato un massimo storico di 4.549,71 dollari il 26 dicembre e lo scorso anno ha registrato la migliore performance annuale dal 1979, con un rialzo del 64%.

In rialzo anche gli altri metalli

Le quotazioni dei metalli preziosi beneficiano dell’aumento delle tensioni geopolitiche che spingono gli investitori a fare incetta di beni rifugio in grado di mantenere il loro valore anche in periodi di elevata volatilità e incertezza sui mercati. Questo spiega il boom dell’oro che, sospinto dagli acquisti di banche centrali e risparmiatori. In rialzo anche gli altri metalli preziosi a cominciare dall’argento che viaggia in progresso del 3,07% a 78,87 dollari. 



















































Il boom dell’argento

Dopo aver toccato un massimo storico di 83,62 dollari il 29 dicembre, l’argento ha chiuso il 2025 con un rialzo annuo del 147%. A differenza dell’oro l’argento ha diverse applicazioni industriali, alcune delle quali molto in voga: è impiegato, per esempio, per costruire pannelli solari, data center per l’intelligenza artificiale e apparecchi elettronici. L’aumento della domanda da parte delle imprese attive in questi settori ha innescato il rialzo dei prezzi che è stato poi magnificato dalla speculazione, alimentata anche da un tweet di Elon Musk, secondo cui le restrizioni alle esportazioni di argento da parte della Cina «non sono una buona notizia: serve in molti processi produttivi». Viaggiano di buon passo anche il platino (+2,66% a 2.319 dollari) e il palladio (+2,18% a 1.741,24 dollari). 

Il rally del rame

Anche il rame prosegue la sua corsa e, per la prima volta, tocca i 13 mila dollari a tonnellata, dopo aver chiuso la scorsa settimana a 12.600. Il metallo prosegue così il forte rialzo dello scorso anno in cui ha segnato un +42%: il miglior risultato annuale dal 2009. I future a tre mesi sono aumentati del 3,1%, raggiungendo il record di 13.387 dollari la tonnellata. Le aspettative che gli Stati Uniti decidano di introdurre «una tariffa sui metalli raffinati ha portato ad un incremento dei volumi di magazzino negli Usa».

Lo sciopero in Cile

Uno sciopero nella miniera di Mantoverde in Cile è stata solo l’ultima interruzione sull’approvvigionamento, in un momento di espansione della domanda globale del rame che ha un uso ampio: dai data center fino alle batterie per auto. Allo stesso tempo, la minaccia di dazi statunitensi sulle importazioni ha portato i trader ad aumentare le spedizioni verso le coste americane nelle ultime settimane, riducendo l’offerta altrove.

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6 gennaio 2026 ( modifica il 6 gennaio 2026 | 13:30)