Il 2026 è appena iniziato e già in queste prime settimane del nuovo anno sono previste diverse uscite. Una di queste è il progetto di quel visionario di Suda51, che prende il nome di Romeo is a Dead Man, un gioco che è riuscito ad attirare su di sé l’attenzione sin dalla pubblicazione del folle trailer d’annuncio. A circa un mese dalla release della versione finale, abbiamo potuto mettere le mani sul gioco e provare la prima porzione dell’avventura, durante la quale abbiamo maciullato zombi, viaggiato nel tempo e cucinato cotolette di maiale.
Follia autoriale allo stato puro
Negli anni, il buon Goichi Suda ci ha abituato alla sua follia, ma vi diciamo sin da subito che con Romeo is a Dead Man si è superato. Questo nuovo gioco del celebre game designer è davvero fuori dagli schermi e sin dalle primissime battute si percepisce l’autorialità, elemento che nelle produzioni odierne è sempre meno evidente.
La narrazione è volutamente confusionaria, soprattutto all’inizio, dove si alternano filmati veri e propri che mostrano il modellino di una città ripresa dall’alto e altri in cui gli eventi vengono mostrati sulle pagine animate di un fumetto. Si passa da uno stile all’altro in continuazione, quasi a voler creare ancor più caos nella mente del giocatore, che si trova proiettato in un mondo tanto pazzo quanto affascinante. Il titolo che dà il nome al gioco descrive in maniera impeccabile lo stato del protagonista, che è effettivamente un morto che cammina. Il nostro Romeo Stargazer lavora per il dipartimento di polizia di Deadford, città della Pennsylvania che non è nuova ad invasioni aliene. Durante una pattuglia notturna, il ragazzo ed il suo partner vengono travolti da una creatura misteriosa: mentre Romeo giace a terra col volto in brandelli, suo nonno giunge in suo aiuto ed installa nel suo cranio un dispositivo che, tramite l’ausilio di un casco speciale, riesce a tenerlo in vita. Scopriamo quindi dal nonno, scienziato e viaggiatore spazio-temporale, che alcuni eventi legati alla vita di Romeo hanno a che fare con alcuni criminali che si aggirano tra le epoche con l’obiettivo di seminare il caos.
In questo turbinio di eventi folli, il nostro parente si trasforma in una toppa animata sulla nostra giacca e noi entriamo a far parte della Polizia dello Spazio-Tempo dell’FBI in qualità di agente speciale, così da poter individuare e stanare tutti coloro i quali stanno creando scompigli tra le epoche. Non vogliamo rivelarvi ulteriori dettagli sulla storia, ma vi assicuriamo che è follia allo stato puro, sebbene abbia tutto perfettamente senso e venga spiegato a tempo debito.
Un action senza troppi fronzoli
Dopo una filza di filmati introduttivi, Romeo is a Dead Man ci fa scegliere il livello di difficoltà in un modo tanto unico quanto bizzarro: ci ritroviamo di fronte ad una scatola di cioccolatini e ciascuno di essi corrisponde ad un livello di sfida. Immediatamente dopo questa fantasiosa parentesi, iniziamo finalmente a menare le mani.
Il gioco di Suda51, dietro questa scorza fatta di citazioni e scene sopra le righe, è un action in terza persona con visuale sulla spalla del protagonista, quindi con la telecamera piuttosto vicina al personaggio. Il nostro Romeo Stargazer, anzi Deadman, si ritrova a combattere i Putridoni (sì, si chiamano proprio così), che sono a tutti gli effetti zombi classici ai quali si alternano anche creature ancora più mostruose. Il combat system è estremamente semplice e si basa sull’alternanza dell’attacco leggero e di quello pesante per eseguire combo non troppo articolate con l’arma corpo a corpo.
Abbiamo anche un’arma a distanza che si può usare semplicemente agganciando il nemico oppure, come in un tradizionale shooter in terza persona, prendendo la mira: in questo caso, è molto importante riuscire ad essere precisi, visto che i nemici più potenti vantano punti deboli che, se colpiti ripetutamente, permettono di farli fuori assai più rapidamente.
Abbiamo anche l’Estate Sanguinaria, una sorta di mossa speciale che si può eseguire dopo aver caricato un’apposita barra col sangue dei nemici e che permette a Romeo di esibirsi in uno spettacolare attacco che colpisce duramente i nemici e gli ripristina una piccola quantità di HP.
Non abbiamo invece alcun tipo di meccanica difensiva come parata o parry, quindi l’unico e solo modo utile per poter evitare gli attacchi nemici è quello di eseguire schivate e capriole a tempo debito. Dobbiamo però sottolineare che il gioco ha un’impostazione molto arcade e ogni boss sblocca nuove abilità, quindi non escludiamo che con l’avanzare della storia si possa accedere a qualche sistema di difesa più importante. Sembra quasi banale dire che ci troviamo di fronte ad un titolo dal gameplay piuttosto basilare che, per ovvie ragioni, non è nemmeno lontanamente paragonabile ai mostri sacri del genere. Dobbiamo però ammettere che, dopo una prima missione in cui il combat system non ci aveva particolarmente convinto, abbiamo iniziato a scatenarci nella seconda missione, ambientata in un centro commerciale e meno lineare rispetto alla precedente. In questo frangente, infatti, abbiamo potuto sbloccare quattro armi melee e altrettante bocche da fuoco e, grazie alla possibilità di passare da una all’altra con una semplicissima combinazione di tasti, abbiamo iniziato a prenderci la mano.
Alcune armi sono davvero divertenti da usare, come Arcadia, che è un doppio pugnale tecnologico che alla fine di alcune combo si unisce per diventare una sorta di lancia con una lama su entrambe le estremità. Anche le armi a distanza sono profondamente diverse tra loro e ha perfettamente senso passare da una all’altra in base alla situazione.
Il lanciarazzi è utile per far fuori i gruppi di nemici con armi da fuoco, invece il fucile a pompa è ideale per quei mid-boss con un punto debole da colpire poche volte, ma con tanta potenza. Adottare una strategia basata sullo switch delle armi è utilissimo anche contro i boss, che sembrano essere tutti parecchio grossi, mostruosi e dotati di diversi punti deboli, che per forza di cose non possono sempre essere colpiti dalla stessa distanza e richiedono quindi un approccio diverso in base alla circostanza.
Un hub sorprendente
Non si può certo dire che Romeo is a Dead Man sia un gioco poco originale e, in perfetta linea con tutto il resto, troviamo l’hub centrale. La nave spaziale dell’FBI è infatti la nostra base operativa e non è affatto come ve la state immaginando: quando si fa ritorno in questo luogo, cambia sia la grafica che la visuale, visto che si gioca con la telecamera dall’alto e in pixel art.
Si tratta di una scelta stravagante ma azzeccata, alla quale ci si abitua davvero in fretta. All’interno della nave troviamo una serie di NPC legati alla progressione, tutti dalle personalità bislacche e con funzioni uniche. Per fare due esempi, nostra madre ci permette di impiegare gli ingredienti raccolti in giro per cucinare del Katsu (che funge da power-up a tempo) e nostra sorella ha un orto in cui seminare Bastardi, ossia zombi speciali da usare poi come abilità attive in combattimento, come se fossero evocazioni. Non possiamo dirvi troppo su questa componente del gioco, ma credeteci, è ben più profonda di quanto possiate immaginare ed è assai divertente. Troviamo anche diversi mini-giochi legati ai potenziamenti classici delle statistiche e quello delle armi.
Accumulare risorse per i potenziamenti non è poi così difficile, anche perché il gioco è sì lineare, ma permette anche il farming grazie a checkpoint che funzionano in maniera pressoché identica ai falò di Dark Souls: quando si interagisce con questi schermi a forma di croce verde, i nemici riappaiono e si ha la possibilità di salvare i progressi, tornare alla base o accedere ai potenziamenti.
A proposito di migliorie, gli sviluppatori hanno pensato anche ad un meccanismo per rendere leggermente più semplice la vita di chi si imbatte in un game over. Ad ogni sconfitta, infatti, si assiste ad una breve sequenza che non esitiamo a definire cruenta e poi si partecipa ad una sorta di ruota della fortuna in cui, in modo casuale, si attiva un bonus che resterà attivo solo fino alla successiva morte, come un aumento dell’attacco o della difesa. Non parliamo di un sistema troppo incisivo, visto che serve più a rendere visivamente accattivante la sequenza di morte e rinascita che ad avere un effettivo vantaggio.
Grafica e ottimizzazione
Pur trattandosi di un progetto in Unreal Engine 5, Romeo is a Dead Man non è un gioco con un comparto tecnico tale da far cadere la mascella a terra, ma che riesce comunque a difendersi piuttosto bene sul fronte della qualità grafica, almeno per quel che riguarda i modelli dei personaggi principali. A fare la differenza è però la direzione artistica, che in questo caso riesce a distinguersi con tutta una serie di scelte stilistiche che difficilmente si trovano in altre produzioni e che tendono continuamente a stupire il giocatore.

Segnaliamo anche che la violenza è, come da tradizione Suda51, abbondante e senza compromessi: ogni scontro con i Putridoni si trasforma in una carneficina sanguinolenta, enfatizzata da effetti visivi volutamente esagerati. Ci saremmo invece aspettati di più sul fronte dell’ottimizzazione. In alcuni frangenti, come le sequenze ambientate nel Subspazio, si nota un’evidente flessione del framerate. Considerando la vicinanza al lancio, ci auguriamo che il team riesca a intervenire con le dovute correzioni.





