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Massimiliano Nerozzi, inviato a Reggio Emilia

Tutto facile per la Juventus in casa del Sassuolo: dopo un primo tempo poco cinico ma viziato dall’autogol di Muharemovic, segnano in due minuti Miretti e il ritrovato David che mette a tacere le critiche dopo il rigore contro il Lecce

La Juve è ancora una (gran) Signora — per mole di gioco e risultato, mai così rotondo (3-0) — e non una vecchia Befana, anche se per le situazioni sciupate e le occasioni sbagliate nel primo tempo avrebbe meritato un quintale di carbone. Ci ha poi pensato la ripresa a distribuire caramelle, in parte gentilmente allungante da una difesa del Sassuolo imbarazzante: dunque, raddoppio di Miretti, lanciato in porta con tre tocchi (McKennie-David) e tris con la redenzione di David, il brutto anatroccolo del rigore sbagliato con il Lecce, che stavolta ha dribblato pure il portiere. 

Prima di essere sommerso, in senso letterale, da tutti i compagni, compresi quelli in panchina e Luciano Spalletti, cui l’improvvisata mischia sul prato ha fatto perdere il berretto. Il la alla vittoria, in una prima metà dominata (nel possesso, al 66 per cento) eppure appiccicosa (nel punteggio), l’aveva dato un beffardo autogol di Muharemovic, ex NextGen, che si conferma ottimo investimento, oltre alla percentuale sulla rivendita che gli emiliani dovranno dare a Madama.



















































Prima dell’inizio, la missione (obbligata) della serata l’aveva riassunta il coro degli ultrà bianconeri: «Devi vincere». Ai bianconeri, appena raggiunti in classica dal Como (che ha una partita in meno) e staccati dalla Roma, non restava che vincere, appunto. Fatto, riportando la Juve al quarto posto. Il guaio — come altre volte — è stato il pallottoliere del primo tempo, fermo all’autorete: nonostante la confisca del pallone e lunghi tratti di dominio, pur se a ritmi non esattamente vertiginosi. 

È mancata non solo la finalizzazione, ma proprio tutta la cassetta degli attrezzi: dalle tragiche scelte in zona 14, l’ingresso dell’area di rigore, ai tiri, per lo più tra i guantoni di Muric, a parte una sassata di Yildiz, centrale pure quella però. Per il resto, o comodi piattoni o Sputnik in orbita: Thuram, Cambiaso, Locatelli, lo stesso numero 10 turco. Per non parlare dei cross, mai attaccati. E David, fin lì da assenteista.

Di fronte, c’era una squadra da roulette: capace di vincere a Bergamo (3-0) e di perdere in casa con il Genoa (1-2). Ieri, per dire, l’uscita di palla del Sassuolo era ben lontana anche solo dalla diligenza del buon padre di famiglia: mica serviva la Delta Force per recuperare palla, il più delle volte il pallone veniva direttamente consegnato al pressing juventino, neppure troppo famelico.

La kermesse delle occasioni sciupate continuava in apertura di ripresa (con Thuram, Muric c’è), per essere poi troncata dall’uno-due che chiudeva la sfida

La Juve, che aveva già sbancato Bologna e Pisa, non vinceva tre partite di fila in trasferta dal gennaio 2024. Dai sette successi su otto gare al pareggio casalingo con il Lecce fino al tris di Reggio Emilia, casa Sassuolo, con Di Gregorio da imbucato spettatore: non proprio e non sempre la stessa musica, ma di certo seguendo uno spartito (di Spalletti) come da tempo, alla Juve, non si vedeva.

6 gennaio 2026 ( modifica il 6 gennaio 2026 | 23:04)