di
Luca Bertelli

Il bresciano ospite da Cattelan: «Io e Francesca siamo tutt’ora amici, ci sentiamo abbastanza frequentemente, ora ognuno fa il suo percorso anche se non c’è più quella complicità. La narrativa era che io fossi stato lasciato o che stessi vivendo un grandissimo dolore: in realtà il distacco è stato ponderato e lento, dopo Sanremo ci siamo confrontati: nozze durate 7 mesi».

Il primo singolo da solista, “A tanto così”, è arrivato da pochi giorni, ma Fausto Lama – nome d’arte, che deriva dai suoi anni come rapper: il vero nome del bresciano è Fausto Zanardelli – non ha paura di parlare con franchezza del suo passato. Né musicale né personale, anche se finisce poi per coincidere: sua moglie Francesca era la partner con cui, dopo essersi conosciuti lavorando come commessi, ha creato i Coma_Cose, sodalizio artistico che si è sciolto pochi mesi fa. La loro storia amorosa era terminata già prima, nell’immediatezza del post Sanremo, a sette mesi dalle nozze, come ha raccontato al podcast “Supernova”, condotto da Alessandro Cattelan.

“«L’estate è stata tosta – ha esordito – Ripercorro le tappe: ci sposiamo a ottobre 2024, facciamo Sanremo dopo il viaggio di nozze, dopo il Festival abbiamo capito però che ci fossero dei problemi. Erano anni che correvamo come pazzi, poi quando ti siedi e parli capisci che ci sono fratture. Abbiamo deciso di separarci a sette mesi dal sì, poco prima che partisse il tour, è stato un po’ angosciante preparare tutto: i collaboratori stretti però lo sapevano. La nostra musica è un diario condiviso, ma c’è stato anche un risvolto piacevole: è stato un bellissimo modo di salutarci, è stato un regalo che ci è successo».



















































«La narrativa era che io fossi stato lasciato: per quanto io soffrissi, è stata tuttavia la cronaca di una morte annunciata»

Come si è consumata la rottura? Fausto non usa giri di parole, va dritto al punto: «Per anni abbiamo lavorato tanto insieme e questo cannibalizza l’intimità: se non fossimo diventati i Coma_Cose saremmo rimasti insieme come coppia? Ogni tanto ce lo chiedevamo, inizialmente volevamo andare avanti come coppia e fare due progetti artistici separati ma poi è andata così. Siamo tutt’ora amici, ci sentiamo abbastanza frequentemente, ora ognuno fa il suo percorso anche se non c’è più quella complicità. La narrativa era che io fossi stato lasciato o che stessi vivendo un grandissimo dolore: per quanto io soffrissi, è stata tuttavia la cronaca di una morte annunciata, il distacco è stato lento e ponderato: il senso di leggerezza che ho provato è stato comunque inebriante».

Vita da single: «Mi sono isolato perché ne avevo voglia, anche provare torpore era bello: un senso di sonno che a me piaceva»

A Cattelan racconta piccoli particolari inediti della sua nuova vita da single. Prima scherza (ma non troppo) sulle spese del divorzio: «Costa tantissimo: ci sono degli onorari minimi, è una spesa inaspettata…», poi entra nel dettaglio: «Mi alzo al mattino e vedo un videoclip dei Beatles, la musica è terapeutica, mi fa partire con il piede giusto. Nei Coma_Cose mi stavo pian piano mettendo un po’ in disparte, in una band ognuno la sera torna alla sua vita ma con noi non era così e a un certo punto non ce la fai più. C’era anche la voglia di provare la solitudine: io mi sono isolato perché ne avevo voglia, avevo questo senso di sonno che però a me piaceva, era un torpore bello. I gatti? Sono rimasti nella casa che avevamo preso, Francesca è uscita».

Insieme al conduttore ha poi ripercorso le tappe principali del loro binomio artistico: «Con Francesca è iniziato come un hobby, facevamo i commessi: io avevo avuto un contratto con una major e non aveva funzionato. Ghali in questo senso è stato un faro nella notte per me, ha fatto capire che si poteva sfondare anche partendo da zero. Noi parlavamo ai milanesi da underdog senza essere milanesi. Questo ha funzionato e poi è arrivato il Sanremo del 2021 in pieno Covid con “Fiamme negli occhi”: fu straniante, eravamo un una bolla, in una stanzetta d’albergo guardavamo in tv gli altri cantanti, mangiavamo la nostra bistecchina e 10 minuti dopo toccava a noi. L’intuizione di guardarci negli occhi fu sua: lei non pensava di fare questo lavoro, cantava solo in macchina, non ci aspettavamo nulla, è stata una cosa folle e inedita. Io ho provato cosa voglia dire essere considerati artisti emergenti dopo aver già passato i 40 anni. Se ti comporti bene e lavori correttamente, nel mondo dello spettacolo, trovi sempre le porte aperte: questo è quello che ho notato nella mia ripartenza, ho trovato grande sensibilità e mi ha dato energia».

«Cuoricini racconta di un mondo che va a rotoli, da qualcuno è stata completamente travisata…» 

C’è la paura che l’etichetta resti anche nella sua nuova carriera da solista? «Penso che mi rimarrà attaccata, ma i Coma_Cose non sono qualcosa che voglio rimuovere: le “coppe” che ho in bacheca me le tengo strette. Spero però che arrivi anche il mio pregresso. Spesso, però, anche le canzoni vengono travisate: Cuoricini per esempio è una canzone di critica sociale anche se poi ha preso una deriva entusiastica. Racconta di un mondo che va a rotoli, qualcuno l’ha male interpretata».


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6 gennaio 2026 ( modifica il 6 gennaio 2026 | 16:22)